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Biblioteche pubbliche: la sfida multiculturale

La presenza di stranieri nelle carceri italiane che risulta dalle statistiche, indica che gli stessi sono in aumento, se non per le attività criminali forse perché la Legge Simeoni ha permesso con più facilità ai detenuti italiani di poter uscire in affidamento alle comunità terapeutiche, religiose o alle famiglie. Questo dato, da anni, mi ha stimolata ad attivare biblioteche con scaffali multiculturali, suggerendo agli Educatori, acquisti di testi e periodici in lingua originale, la costituzione di centri di documentazione per italiani e stranieri con collegamenti Internet per interrogare basi dati e quotidiani online, nella lingua del Paese di origine, fornendo loro indirizzi di distributori, elenchi di testi utili e favorendo la formazione di detenuti e di operatori, con l’organizzazione di corsi che hanno visto come docenti insegnanti di origine straniera. Sempre a Bibliocom: giovedì 17 ottobre alle ore 9,30.

Gestendo per molto tempo, in modo diretto, l’attività delle biblioteche, che ora è stata assunta da enti locali entrati in convenzione; dagli Insegnanti che il Ministero della P.I. assegna ogni anno alle carceri per la scolarizzazione elementare e media inferiore; da enti esterni che si interessano della vita in carcere dei detenuti (Sert, CRI, Associazioni di Volontariato, ecc.), ho verificato che si può parlare di multicultura/intercultura in biblioteca se si fanno attività di informazione coinvolgendo tutti quelli che operano e che vivono il carcere: detenuti, educatori, agenti di polizia penitenziaria, insegnanti, cappellani, magistrati, allo scopo di far loro condividere le opportunità e i problemi che ne derivano.
L’attivazione di laboratori di lettura e scrittura multiculturali ha agevolato la presenza in biblioteca, di detenuti di varie nazionalità e focalizzato l’interesse dei detenuti italiani su testi di autori di Paesi non anglosassoni ai quali sono abituati fin dalla frequenza scolastica.
La formazione di detenuti italiani e stranieri come operatori di biblioteca, ha permesso la catalogazione dei testi in lingua straniera presenti negli scaffali e la conseguente richiesta di prestito dei medesimi, agevolando l’accesso anche a coloro che non conoscono la lingua italiana.
La pubblicizzazione delle attività dei detenuti in biblioteca, fatta attraverso l’utilizzo di internet o con comunicati stampa a quotidiani e riviste, e la catalogazione dei testi che interessano stranieri, ha permesso una maggiore identità della biblioteca a scaffale multiculturale anche in carcere.

Le tre biblioteche romagnole di Ravenna, Rimini e Forlì hanno, negli anni, implementato i loro scaffali dei testi richiesti dai detenuti stranieri, in modo particolare con dizionari, grammatiche, testi di genere religioso, storico, narrativo e di periodici.

La situazione è oggi la seguente:
La Biblioteca di Rimini, avendo assegnato al servizio biblioteca detenuti stranieri e italiani formati all’uso di Sebina e alla conoscenza delle regole standard di catalogazione, con l’aiuto di un tutor esterno , ha traslitterato i testi in lingua araba, catalogati con l’ausilio di Sebina, permettendo agli ospiti, attraverso una regolare circolazione nelle celle dell’elenco delle nuove accessioni, una maggiore informazione e possibilità di lettura in lingua originale dei nuovi acquisti. I prestiti sono notevolmente aumentati e anche le notizie immesse in catalogo. L’intera struttura carceraria è stata catturata dal successo dell’iniziativa e collabora attivamente.

La Biblioteca di Forlì ha acquistato i testi e sta catalogando con l’uso del software Sebina, per ora, quelli in lingua italiana o inglese.

La Biblioteca di Ravenna, ospita incontri multiculturali con studiosi, mentre in catalogo ha pochi testi in lingua originale.
La Cooperativa “Il Mappamondo” provvedeva attraverso i Mediatori culturali che operavano fino a qualche tempo fa , alla fornitura dei testi necessari ai detenuti stranieri.

Per il futuro, se la convenzione in atto e i partner convenzionati (Regione E/R, Ministero di Giustizia, Provincia di Ravenna e di Forlì) lo consentiranno, mi piacerebbe attivare il servizio di BIBLIOBUS (progetto del Comune e Provincia di Ravenna, per collegare le biblioteche decentrate del Comune) ad effettuare una fermata presso il carcere, per la consegna di testi provenienti da altre biblioteche, ai detenuti italiani e stranieri, aumentando la possibilità delle richieste di documenti, anziché dal solo catalogo in carcere a quello ben più fornito della Rete Bibliotecaria Ravennate e, perché no, anche Romagnola, attivando il prestito interbibliotecario fra le Biblioteche in carcere: P-ILL (Prison Inter Library Loan) e fra le biblioteche esterne e quella del carcere: ILL; raccogliendo i desiderata dei detenuti italiani e stranieri, come utenti a tutti gli effetti, delle biblioteche pubbliche.

Il progetto è legato anche alle attività scolastiche che si svolgono all’interno degli Istituti e che vedono la presenza di detenuti soprattutto di origine straniera, e che hanno bisogno come tutte le Scuole di Formazione, del supporto di una Biblioteca didattica con scaffale multiculturale.

Occorre pensare anche ad un collegamento del Servizio Biblioteca o Centro Documentazione del carcere con sportelli, Associazioni di e per stranieri esistenti sul territorio , che garantiscono informazioni che possono servire anche ai detenuti stranieri e alle loro famiglie eventualmente residenti in Italia. Sempre di più infatti gli utenti stranieri come quelli italiani, in Biblioteca fuori e dentro il carcere, chiedono oltre a testi, informazioni e documenti e molti utilizzano la posta elettronica per ottenerli.