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Bibliotheca, edizioni Sylvestre Bonnard.

È nata "Bibliotheca", una nuova rivista semestrale di studi bibliografici pubblicata dalle Edizioni Sylvestre Bonnard. I due illustri direttori, Alfredo Serrai e Attilio Mauro Caproni, ne svelano ai lettori di Alice.it genesi e progetti

Per quanto mi riguarda, l’idea di dare origine a “Bibliotheca” è la stessa che mi aveva fatto ispirare la genesi di “Biblioteche Oggi” (anche se pochissimi lo sanno), e divenire l’unico genitore de “Il Bibliotecario”, la rivista pubblicata per 15 anni dal 1984 al 1998.
Poco dopo la cessazione de “Il Bibliotecario” - rivista che non avrei potuto continuare con le mie sole forze - Mauro Caproni espresse più volte sia il rammarico per la scomparsa del periodico, sia l’auspicio, anzi il desiderio, di rinnovare quella esperienza e di lanciare una nuova testata.
Dietro a questa semplice cronaca editoriale c’era, in entrambi, la consapevolezza che le scienze bibliografiche mancavano in Italia non solo di un mezzo di comunicazione fra i docenti del relativo settore accademico, ma di uno spazio editoriale destinato ad affrontare, informare, elaborare, e discutere quei problemi teorici, critici, tecnici, e pratici che costituiscono la materia di un gruppo di discipline non soltanto neglette quanto sostanzialmente incomprese.
“Bibliotheca” nasceva con una esplicita apertura programmatica verso il mondo disciplinare della bibliografia intesa come sfera della comunicazione registrata. Non si trattava solamente di mettere alla luce un periodico destinato alle antiche discipline bibliografiche, ma di stimolare la loro rinascita e la loro rivalutazione.
Lo scopo di “Bibliotheca” è, quindi, essenzialmente, scientifico: corrispondentemente l’invito ai suoi collaboratori come ai suoi fruitori è anzitutto quello di impegnarsi a partecipare a un’impresa di rinnovamento, vuoi sul piano creativo come su quello interpretativo, su quello storico come su quello didattico e su quello informativo.
La collocazione delle materie trattate sarà, di conseguenza, meno importante della qualità e dei metodi impiegati. Si spera che il rigore, o almeno i tentativi di raggiungerlo, possa averla vinta sulla pubblicistica sconnessa, retorica, o episodica che finora ha generalmente inquinato e danneggiato le discipline bibliografiche.
La rivista sarà diffusa secondo i canali tradizionali: librerie e abbonamenti ma si pensa anche a una divulgazione capillare nelle biblioteche e nelle università straniere per meglio far conoscere le ricerche italiane del settore. Poi mi piacerebbe una versione on-line, con accesso mirato e a pagamento, ma forse bisogna aspettare che la rivista si “rafforzi” con i lettori!.
Il proposito e i compiti di “Bibliotheca” non si possono limitare all’area e alla lingua italiana; purtroppo le scienze bibliografiche non soffrono in Italia più che altrove: né in Francia, né in Germania, né in Gran Bretagna, Stati Uniti, o Spagna si assiste - con poche eccezioni - a una presa di coscienza nei termini su accennati. Pertanto, ogniqualvolta si incontrino o si presentino occasioni straniere che facciano percepire un fertile, o almeno stimolante, movimento di idee è il caso di non farselo sfuggire.
Si vorrebbe che le recensioni facessero sentire direttamente e immediatamente il polso e il nervo di un autentico programma scientifico; così si spera almeno che accada.
La rivista, come scrive Serrai nell’editoriale, si occuperà di tutti gli ambiti di competenza che sono propri della bibliografia, compresi anche gli studi storici, sebbene per essi il metodo di ricerca è proprio quello della storia (i documenti, gli archivi ecc.), mentre la bibliografia analizza tutti i suoi filoni con un approccio differente che ora sarebbe lungo spiegare. Certamente si darà spazio anche alle discussioni professionali, perché è molto importante non separare il settore della ricerca pura dal mondo bibliotecario, ove si esercita, come dire, la ricerca applicata. La separazione di questi due entità non giova, certamente, agli studi, ai bibliotecari… e a nessuno in particolare!
La definizione da me data sulla trasmissione bibliografica, sottintende il concetto relativo alle intenzioni tra chi scrive un testo e chi si preoccupa di tramandare un testo. Oggi la società dell’informazione è spesso propensa, anche per l’uso della tecnologia elettronica, a comunicare ciò che è rispondente a chi esercita il potere. Invero è molto diffuso l’orientamento a creare una società, come dire, senza pensiero critico, basata sul conformismo e sulla massificazione delle persone… e poi, con determinazione, si avvale dello strumento della poca lettura che i cittadini, e i giovani in particolare (non solo italiani), esercitano. Una società in cui si guarda molto e si legge poco è la massima aspirazione delle classi dominanti, ma porta inevitabilmente alla catastrofe.