La biblioteca di Chinguetti

Chinguetti, nel momento del suo maggior splendore, era attraversata da carovane che sfidavano il deserto del Sahara trasportando merci di ogni genere, libri compresi. E grazie a questi e alle 24 biblioteche che poteva vantare, quella che sarebbe poi diventata una città santa dell’Islam, divenne famosa come la biblioteca del deserto. Gran parte di quel patrimonio di conoscenze è andato perduto, ma qualcosa si sta tentando di recuperare, anche grazie all’aiuto dell’UNESCO che ha inserito il Ksar di Chinguetti tra le cose che vale la pena conservare per le future generazioni. Oggi quel che resta di questa grande città è diventata meta per gli amanti dell’Africa, dei grandi spazi e delle condizioni estreme.

Cinguetti o Chinguetti è una città santa dell’Islam nel deserto della Mauritania. Dal 1600 al 1800 è stata la capitale culturale di tutta l’Africa del Sahel: negli anni del suo massimo splendore aveva 24 biblioteche, che custodivano migliaia di manoscritti in arabo, opera di teologi, letterati, giuristi, filosofi, poeti, matematici e scienziati che vanno dall’epoca d’oro degli almoravidi in Andalusia, l’XI secolo all’inizio del Novecento. Chinguetti ospitava i sapienti dell’Islam che arrivavano dalle grandi università musulmane del Sahel, come Sankorè a Timbuktù, o di Agades. La città aveva palazzi e moschee. Era al centro di importanti vie carovaniere. Poi all’inizio del Novecento il declino per la spostamento delle rotte di traffico, ma anche per l’inesorabile avanzata del deserto. Attualmente la città è divisa in due (vecchia e nuova) da un fiume di sabbia. Si raggiunge in fuoristrada partendo da Atar, nell’Adrar la regione meno abitata di tutta la Mauritania, seguendo le piste nel deserto.

Da qualche tempo si sono avviate iniziative, soprattutto su impulso dell’antropologo italiano Attilio Gaudio, per salvare il ricco patrimonio delle “biblioteche del deserto”, tra cui quelle di Chinguetti, minacciate dall’avanzata delle sabbie. La stima ed il recupero delle opere di Chinguetti è iniziato nel 1949 dopo una visita e un inventario pubblicato dal mauritano Mokhtar Ould Hamidoun. Descrisse le opere in mano ai privati custodite in maniera pessima, lacerate e rose dalle termiti. In mezzo a questa desolante situazione trovò testi antichi e preziosi e manoscritti rari, di teologia islamica, scienze matematiche e astronomia, . Il testo più antico custodito nella città è di Ebi Hilal el-Askeri, un testo di teologia autografo del 480 dell’Egira. Descrisse due grandi gruppi fra i testi, quelli di genere mauro e di genere egiziano. La provenienza è da Egitto, Siria, forse Turchia e dal Maghreb, identificabili per un genere di scrittura comune dell’attuale Marocco, Algeria e Tunisia. Fra i pezzi importanti ci sono due Corani, il primo detto di Buaïn çafra (Colui che ha l’occhio giallo) è un manoscritto orientale miniato da Mohammed Ben Abou’l Qayym el-Qawwal e Tebrizi. Su questo testo il cadì di Chinguetti faceva giurare i testimoni. È conservata anche una produzione di eruditi locali, circa 240 volumi, di Ouadane, Oualata, Tichitt, Atar, Trarza e del Tagant con opere a volte in più volumi. Sono conservate anche una cinquantina di opere di Maa el Ainin stampate a Fez.

Qui è situata la principale biblioteca privata del mondo mauro, la Fondation Habott, nella casa di Sid’Ahmed Habott, esponente di un’antica famiglia di eruditi e mercanti che ebbero un ruolo di rilievo nella diffusione del pensiero islamico nel Sahara e nel Sahel. Purtroppo alla fine dell’Ottocento, con il crollo dell’edificio in cui erano conservati, molti testi sono andati perduti. Le circa 1400 opere prevalentemente manoscritte spaziano su vari campi del sapere. Ci sono studi coranici, trattati scientifici, religiosi, storici, letterari e linguistici e numerosi testi unici, scritti fra l’XI e il XVIII secolo.

Negli ultimi anni in Italia e in Europa vari progetti si sono occupati della salvaguardia degli antichi manoscritti del Sahara e del Sahel, dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Convegni, mostre, iniziative promosse da università e associazioni hanno posto all’ordine del giorno la conservazione dei testi e la loro valorizzazione, tramite un’opera di restauro che impieghi la manodopera locale. Il Comitato Biblioteche del Deserto, presieduto dall’Università di Siena e composto dalla Ong Terre Solidali, dalla Fondazione Nahda (che riunisce i proprietari dei manoscritti), e dalle università di Milano, Venezia, Napoli e Trieste, ha già realizzato una sala di lettura per bambini nella scuola elementare di Chinguetti e pubblicato i cataloghi in arabo e in francese dei manoscritti della Biblioteca Habott.

Se volete approfondire:
“The Treasures in Mauritania’s Dunes” in The Courier, December, 2000
Dal sito Mauritania Today - Chinguetti
Un articolo del “Saudi Aramco World” sui manoscritti di Chinguetti

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