La nuova sala, edificata nel 1523, rispondeva alle rinnovate esigenze in materia di organizzazione degli studi, cui il Monastero di San Giovanni doveva far fronte. La Congregazione di Santa Giustina, nata a Padova agli inizi del ‘400 per opera di Ludovico Barbo e diffusa in pochi decenni in tutta Italia, nei primi anni del ‘500 aveva disposto grazie ai suoi capitoli generali che nove monasteri fungessero da scuole per quei monaci che, nelle loro case di appartenenza, avessero mostrato una particolare attitudine alla cultura. Le costituzioni della Congregazione stampate nel 1520, infatti, riportano: Monasteria vero, in quibus hoc studium erigitur, haec sunt. Casinense. Neapolitanum. Perusinum. Florentinum. Parmense. Mantuanum. Patavinum. Sancti Georgii. Et Sancti Salvatoris. Ad quae quidem monasteria fratres idonei, cum in monasteriis suis in grammatica prius instructi fuerint, per patres diffinitiores in aliis scientiis erudiendi, traducentur. Tra queste sedi, quindi, figurava anche Parma: le costituzioni stampate nel 1580 specificano come nel cenobio parmense si dovessero insegnare in modo particolare la logica e la filosofia naturale. II Monastero di San Giovanni, così, oltre a provvedere all’istruzione di base che ogni monaco riceveva, doveva fungere, per così dire, da scuola di secondo livello: le esigenze di studio si fecero allora sicuramente più articolate e complesse, tanto da richiedere, come di fatto avverrà, un ampliamento della biblioteca non solo per quanto riguarda il suo spazio, ma anche per il numero di codici e volumi a stampa.
L’ideatore del ciclo iconografico della Biblioteca di S. Giovanni fu l’Abate Stefano Cattaneo da Novara (Stephanus Cataneus a Novaria), aiutato nella sua opera da Vitale da Verona, anch’egli monaco benedettino. Durante il suo secondo periodo di abbaziato nel cenobio parmense promosse, come già accennato, la decorazione della Biblioteca, quasi un testamento spirituale e insieme una testimonianza della sua grande cultura, e l’acquisto di numerosi codici e volumi. Gli artisti che materialmente eseguirono gli affreschi furono i bolognesi Giovanni Antonio Paganino e Ercole Pio. Il primo soggiornò a Parma per lungo tempo al servizio di Ottavio Farnese, lavorando, oltre che nella biblioteca e nell’abside della chiesa di San Giovanni, anche nel Palazzo del Giardino di Parma e in diversi castelli del Parmense (Torrechiara, Soragna, San Secondo). Del secondo sappiamo solo dei suoi affreschi nella Biblioteca e di quelli ancor oggi visibili dal primo chiostro, sotto il tetto della parete a nord.
I lavori nella Biblioteca iniziarono probabilmente prima della data del primo rogito: in un cartiglio appare chiaramente scritto “luglio 1574″ (Campata XIII), ed in altre campate compaiono iscrizioni di date risalenti addirittura all’anno 1573. È possibile che gli autori eseguissero, prima di un lavoro così lungo e impegnativo, alcune prove e che, a lavoro iniziato, si siano accordati definitivamente con l’Abate, stipulando rogito nell’anno successivo. In un altro cartiglio, posto sotto la cronologia dei Re d’Israele, leggiamo Anno Domini 1575 Parmae: è la data di termine dei lavori.
La sala fu successivamente arricchita nel 1656 di scaffali e plutei eseguiti dal cremonese Francesco Pescaroli, poi scomparsi a seguito delle confische subite dal Monastero a partire dagli inizi dell’800.
I nuovi “banchi” sui quali venivano riposti i libri, il cui numero doveva essere considerevolmente aumentato dal secolo precedente, erano tanto più alti di quelli originari, la cui altezza coincideva col limite inferiore delle pitture (circa 110 cm. da terra), da coprire per intero gli affreschi delle pareti.
Per questo motivo dalla seconda metà del ‘600 in poi di tali affreschi si perde memoria: le guide della città di Parma a partire dalla più antica, infatti, parlano esclusivamente degli emblemi delle volte, proprio perché le raffigurazioni dei muri perimetrali della sala erano completamente nascoste da libri e scaffali.
Il programma pittorico fatto eseguire da Stefano e dai suoi collaboratori all’interno dello spazio della Biblioteca comprende: 5 carte geografiche (Terra Santa prima e dopo l’avvento delle tribù israelitiche, Italia, Grecia, Ducato di Parma e Piacenza), la genealogia di Cristo e 3 cronologie (Israele, i Papi, gli Imperatori), 4 spazi comprendenti illustrazioni delle costruzioni archetipiche dell’Antico Testamento (Gerusalemme, il tempio di Gerusalemme, il sommo sacerdote Aronne, l’arca di Noè e il tabernacolo), la celebrazione della vittoria di Lepanto, la decorazione delle volte a grottesche, la decorazione delle lunette sopra le due porte.
La fonte principale utilizzata per gli affreschi è la Biblia Sacra Hebraice, Chaldaice, Graece et Latine curata da Benito Arias Montano per Filippo II (e per questo anche detta Biblia Regia) stampata ad Anversa dal Plantin nel 1572. Dal Libro VII degli Apparati di tale Bibbia sono letteralmente copiate le raffigurazioni del sommo sacerdote, le due carte della terra di Canaan, le vedute di Gerusalemme e le fabbriche bibliche. La Bibbia del Montano offrì al Cattaneo uno strumento modernissimo (gli affreschi furono iniziati non più di due anni dopo la pubblicazione) e il suo apparato, riprodotto nella Biblioteca, volle sicuramente unire all’aspetto didattico, ovvero la possibilità per chi studiava le Scritture di meglio apprendere grazie all’illustrazione visiva di testi biblici spesso contorti e difficilmente immaginabili, quello simbolico, ovvero rendere presenti nello spazio privilegiato della biblioteca quelle forme fondamentali della sapienza divina rivelatesi all’uomo nelle loro strutture sacre. L’opera del Montano, oltretutto, vide la luce in un clima culturale molto particolare in cui forte è la presenza di influenze del pensiero umanistico e rinascimentale, presenza che volutamente si riflette anche nei dipinti di San Giovanni.
Patrimonio: circa 60.000 voll.; 115 iscritti al prestito; ca 250 prestiti annui (media annua dall’anno 2000 a oggi)
Prestito: prestito esterno (30 gg), prenotazione con avviso di rientro, rinnovo telefonico o via E-mail, prestito automatizzato.
Cataloghi: catalogazione automatizzata, catalogo su video-terminale, consultazione guidata.
Servizio informazioni: informazioni di 1° livello, consulenza per ricerche e bibliografie, ricerca su altri cataloghi on line, informazioni telefoniche con ricerca a catalogo.
Spazi disponibili disponibilità: 3 sale di consultazione (tot. 30 posti a sedere), assenza di barriere architettoniche. La collocazione dei volumi è a scaffale CHIUSO, salvo per enciclopedie e dizionari.
Attività culturali: visite guidate, collaborazioni con scuole, stages di formazione in biblioteconomia.
Purtroppo online non si può accedere alla biblioteca e al suo patrimonio.

Matita








