Il primo passo è stato il potenziamento degli scaffali in lingua: polacco, cinese, romeno, spagnolo e albanese. Poi, si è pensato alla biblioteca come luogo laico di incontro e sviluppo: di qui i corsi di italiano, alcuni dedicati alle donne, poi progetti legati alla scuola per portare in classe i classici della letteratura africana, indiana e sudamericana. Una iniziativa è dedicata alle tate e alle badanti, con mostre, letture e film per comprendere i bisogni e per illustrare il valore sociale del lavoro che svolgono. Un’altra è dedicata agli immigrati di seconda generazione, con un laboratorio di sceneggiatura e uno di scrittura.
Da non dimenticare poi il supporto del portale Romamultietica.it e il progetto “Biblioteche dal mondo” che opera a livello provinciale per aprire in 8 comuni a forte presenza straniera scaffali multietnici prima assenti o insufficienti. Ogni scaffale ospiterà circa 200 volumi con riviste e giornali, nonché manuali mutilingue.

Matita








