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L’archivio di Vasari

Il 23 ottobre è arrivata la noti­zia che l’ultimo proprietario dei beni della casa, Giovanni Festari, appena deceduto, ha venduto l’archivio del pittore e scrittore custodito in un arma­dio chiuso a chiave dell’abitazio­ne a una ignota società russa per l’astronomica cifra di 150 milio­ni di euro. Il passaggio di proprie­tà è stato notificato al Comune di Arezzo dalla Soprintendenza ar­chivistica della Toscana, alla qua­le, per legge, è stato reso noto. L’archivio contiene 31 filze di do­cumenti, con autografi di Vasari, lettere (tra le quali 17 di Miche­langelo) e corrispondenze con i papi (Paolo III, Giulio III, Paolo IV, Pio IV, Pio V). Ma è bene sotto­lineare che l’archivio, almeno le­galmente, non potrà spostarsi da Arezzo: gli organi dello Stato han­no da tempo disposto quanto in loro potere per salvaguardarne l’italianità.

Come è finita la storia dell'archivio? Giorgio Vasari, il padre della Storia dell’arte ita­liana, comprò casa in Borgo San Lorentino ad Arezzo nel 1540. E vi attese a dipingerla per una de­cina d’anni, nel periodo in cui co­nobbe colui che celebrò nelle «Vi­te » (1555) come miglior dono del cielo: Michelangelo. Alla sua morte (27 giugno 1574), questa ca­sa passò agli ere­di ed è arrivata si­no a noi negli af­freschi, nelle car­te e in alcuni arre­di.

Vasari lasciò la casa agli eredi. Estinti questi la dimora passò al­la Fraternità dei laici di Arezzo e da questi all’esecutore testamen­tario Spinelli, che la tenne per la famiglia. Nel 1911 lo Stato riuscì ad acquistarne i muri, ma non i beni all’interno, che gli eredi Spi­nelli cedettero ai Festari. Si aprì una controversia, ma i Festari si videro riconosciuta in appello la proprietà delle carte. Come rispo­sta, la Sovrintendenza ha posto due vincoli: il primo consente al­le istituzioni italiane di avere di­ritto di prelazione in caso di ces­sione (da qui la cifra astronomi­ca dichiarata, e inaccessibile per Stato); il secondo, di pertinenza, rende i beni inamovibili dal luo­go dove si trovano.

La notizia ha comunque susci­tato reazioni. Il sindaco aretino, Giuseppe Fanfani, ha chiesto che sia lo Stato a comprarlo «evitan­do che i documenti finiscano in mani straniere». E ha scritto una lettera a Berlusconi, nelle ore in cui il premier era ospite di Putin. «Se la vendita verrà confermata, il Comune chiederà una verifica degli atti alla Procura. Tutto que­sto accade — ha concluso — mentre stiamo preparando il cin­quecentenario della nascita di Va­sari ». La sovrintendente ai Beni ar­chivistici, Diana Toccafondi, sot­tolinea le perplessità sulla cifra: «Noi abbiamo prima respinto la cessione, poi posto un doppio vincolo; gli enti pubblici hanno ora 180 giorni di tempo per ac­quistarla: ma la cifra fa sospetta­re qualcosa. Comunque credo si possa rivedere la vendita, ora che Festari è deceduto». Anche il ministero esprime «perplessità, non solo per l’enormità della somma, ma soprattutto perché l’archivio Vasari, chiunque ne sia il proprietario, è soggetto ad un vincolo pertinenziale e pertanto non può essere spostato da Arez­zo. A ciò si aggiunge il fatto che il proprietario dell’archivio è de­ceduto alcuni giorni fa. Per que­sta ragione — conclude la nota — verrà informata l’Autorità giu­diziaria ».

Vasilij Stepanov si innervosisce quando sente che un giornalista italiano vuole parla­re con lui dell’archivio Vasari che sta per pas­sare di mano — ma a questo punto forse sa­rebbe meglio dire stava — per l’astronomi­ca cifra di 150 milioni di euro. È lui il presi­dente del consiglio di amministrazione della holding industriale Ross Group che doveva tirare fuori i quattrini. O meglio, ha precisa­to dopo essersi calmato, che aveva messo in piedi l’affare per conto di un suo carissimo amico, «un oligarca per il quale 150 milioni sono nulla». Parliamo al pas­sato perché subito dopo le prime mezze ammissioni al telefono, Ste­panov ci ha comunicato una notizia sorprendente. «Il mio amico — ha detto — quello che doveva acquista­re l’archivio Vasari, è morto in un in­cidente stradale il 9 settembre e quindi l’intera operazione è ferma. È saltata; non si fa più. L’archivio non lo acquistiamo». Così il 28 ottobre.

L’ultima notizia è del 12 novembre scorso. L’Archivio Vasari è stato pignorato da Equitalia, la società di riscossione del fisco, per debiti degli eredi del proprietario della collezione nei confronti dell’erario.
La Soprintenza archivistica della Toscana è stata nominata nel frattempo custode del bene.
Vertice straordinario dunque a Roma sul caso dell’Archivio Vasari tra il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, e il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi.
L’incontro nella capitale si rende necessario in seguito alle notizie del pignoramento dell’Archivio Vasari e della volontà della società Ross Group di portare a Mosca le carte conservate oggi a Casa Vasari ad Arezzo. Intanto, in attesa del vertice a Roma, convocato per i prossimi giorni, Fanfani sta esaminando la documentazione legale sulla legittima proprietà dei manoscritti appartenuti al grande artista rinascimentale Giorgio Vasari.

“Non posso non essere preoccupato – afferma il sindaco Fanfani – Le ultime notizie rafforzano, purtroppo, gli orientamenti negativi. E’ evidente che occorre un forte pronunciamento politico da parte del Governo.”
Proprio stamani Giuseppe Fanfani aveva ancora una volta preso carta e penna per chiedere a Bondi di venire ad Arezzo a dare garanzie.
E proprio di questa mattina è la notizia, apparsa sul Corriere della Sera, che la società russa “Ross Group” ha non solo confermato l’acquisizione dell’Archivio Vasari ma anche la decisione di trasferirlo in Russia, convinti di riuscire in tempi brevi a superare i vincoli posti sull’Archivio.

Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, rende noto comunque che sta seguendo con grande attenzione gli sviluppi della vicenda della presunta vendita dell’Archivio Vasari, i cui risvolti non sempre hanno la necessaria trasparenza nei confronti di un patrimonio culturale di indiscusso rilievo, legato da un indissolubile vincolo alla città di Arezzo.
In una nota stampa inoltre il Ministro conferma che la Procura della Repubblica di Roma e il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale stanno procedendo nelle proprie indagini, mentre sta per essere conclusa l’ispezione all’archivio per verificare l’aggiornamento e la congruità dell’inventario, lo stato di conservazione dei beni e delle carte facenti parte del fondo e il rispetto effettivo del vincolo pertinenziale che ne determina l’inamovibilità dal luogo in cui sono attualmente depositate.