Un archivio per i segreti del Vajont

I segreti del più grande dramma dal dopoguerra ad oggi, sono finalmente pubblici. Il silenzio, che per decenni è calato sul disastro, lascia ora il posto alle parole.

Archivio digitale della tragedia del Vajont La documentazione, di inestimabile valore e in copia unica, scampata alla notte del 6 aprile, in cui andò distrutto l’Archivio di Stato a L’Aquila, che la custodiva e dove si svolse il processo per legittima suspicione. In tutto 240 faldoni e 44 metri di scaffali ora custoditi nell’Archivio di Stato di Belluno. Tra pochi giorni partirà l’imponente operazione di catalogazione e poi di conversione digitale delle carte che ricostruiscono i fatti e le responsabilità che portarono a quel tragico 9 ottobre 1963.

Le operazioni di inventariazione e riproduzione dovranno essere completate entro il 31 dicembre 2012 sotto la supervisione della Cetes, la Commissione esecutiva tecnica scientifica di cui fa parte il professor Maurizio Reberschak, l’insigne storico della tragedia del Vajont. Fino a quella data è prevista la permanenza a Belluno delle carte processuali, dopo dovran­no essere restituite all’Archivio di Stato de L’Aquila, anche se la speranza è di poterle tenere a Belluno. Parte della documentazione sarà sottoposta a un delicato intervento di restauro: il materiale è stato, infatti, conservato in uno scantinato e una dozzina di faldoni sono stati, in piccola parte, intaccati dalle muffe, anche se complessivamente lo stato di conservazione è buono.

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