Tutti i documenti sono scritti in francese, sono leggermente «mangiati» sui bordi e presentano una grafia regolare e serrata. «La storia della mia vita» è certamente l’opera più famosa di Casanova. In essa racconta con la massima franchezza le sue avventure galanti, le peripezie in Europa e i lunghi viaggi di cui fu protagonista e durante i quali incontrò i grandi personaggi della sua epoca tra i quali gli scrittori Voltaire e Rousseau, il compositore Mozart e famosi capi di stato come Federico II di Prussia e Caterina II di Russia. E’, insomma, uno “spaccato” della vita nelle corti dell’epoca, molto importante dal punto di vista culturale e storico. Naturalmente grande spazio è dedicato alle conquiste del libertino: alla fine sono 122 le donne sedotte da Casanova, tra le quali anche tre ragazze molto giovani e addirittura una suora.
In un primo momento Casanova pensò di distruggere la sua opera più celebre, ma poi, poco prima di morire, la donò al nipote Carlo Angiolini. Gli eredi dello scrittore veneziano nel gennaio del 1821 vendettero all’editore tedesco Brockhaus il manoscritto originale e altri documenti dell’illustre antenato. L’editore tedesco presentò alle stampe una prima edizione della biografia censurando le parti più licenziose. Negli ultimi 140 anni sono state stampate ben 500 edizioni rivedute dell’opera di Casanova, molte delle quali presentano grandi differenze dall’originale. Custoditi a Lipsia fino alla Seconda Guerra Mondiale, i documenti rischiarono di essere perduti durante i terribili bombardamenti alleati della Seconda Guerra Mondiale.
Nell’autunno del 2007 vi furono i primi contatti tra Bruno Racine, il direttore della Biblioteca nazionale francese e l’ambasciata tedesca: «Mi fecero sapere che un misterioso messaggero era pronto a discutere della vendita delle memorie di Casanova» ha dichiarato Racine al quotidiano francese Le Figaro. Dopo vari incontri e lunghe trattative l’accordo è stato concluso. Non si sa quale sia il prezzo esatto pagato per ottenere i manoscritti. L’intera opera è stimata tra i 5 e i 20 milioni di euro e la Biblioteca nazionale di Francia sarebbe riuscita a concludere l’affare anche grazie al contributo di un’impresa finanziaria, che - secondo quanto dichiara Le Figaro - per adesso preferisce rimanere anonima e che avrebbe sborsato circa 7 milioni di euro.
Fonte: Corriere.it

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