L’idea, nata da un gruppo di studiosi variamente legati per formazione all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, coinvolge oggi personale docente attivo in diversi atenei italiani e stranieri (Università degli Studi di Cassino, Università degli Studi di Lecce, Università degli Studi di Bologna, Università degli Studi di Padova, Universität Zürich, etc.). Il titolo SPOLIA prende spunto dalla duplice suggestione che la parola ha nel suo significato primo e in quello assunto, quasi termine tecnico, negli studi di archeologia. Letteralmente spolia sono i beni strappati in guerra agli avversari. Ad essi assimiliamo le testimonianze artistiche, letterarie e storiche del passato medioevale considerandole come una preda sottratta allo scorrere del tempo, nemico della memoria. Queste testimonianze sono quindi prima di tutto per noi documenti di un’epoca, da presentare con rigore oggettivo e attenzione scientifica all’interno del periodo storico in cui sono stati prodotti.
In archeologia il termine spolia si carica invece di un significato aggiuntivo ed è di frequente adoperato per indicare gli “oggetti di riutilizzo”. Con questa denominazione si intende definire quei frammenti di monumenti antichi che, inseriti in ambienti architettonici diversi da quello originale, vengono così impeghiati per realizzare nuove costruzioni. A questa operazione di “reimpiego”, tipica della tecnica di edificazione medioevale, si accompagna spesso una rilettura dello spolium che, nel nuovo contesto, assume anche un nuovo significato. Analoga ci pare la dialettica di tradizione/innovazione all’origine della composizione delle opere artistiche e letterarie. La citazione, l’allusione e le altre forme dell’intertestualità misurano infatti il legame con i contemporanei e con i predecessori reinterpretando le testimonianze attraverso la loro collocazione in un nuovo spazio semantico, letterario o artistico, e quindi visivo, che sia. Simile è pure l’operazione della critica, che ha costruito e continua a sviluppare letture ed interpretazioni diverse, contestualizzando i documenti del passato all’interno di ipotesi critiche differenti. Il termine spolia racchiude dunque i tre aspetti che intendiamo sottolineare nella presentazione dei materiali: quello di documenti storici, innanzitutto, quello di opere artistiche nate dal processo tradizione/innovazione e quello di oggetti di riflessione critica.
La rivista si propone di fornire un’informazione sugli studi medioevali, ma rinuncia come premessa ad ambizioni di completezza e esaustività, difficili da raggiungere anche per un bollettino unicamente dedicato all’aggiornamento bibliografico. I contributi si caratterizzano invece per la loro particolarità, come riflessioni a margine dell’attività di ricerca dei singoli collaboratori e hanno un carattere strettamente specialistico. Speriamo in questo modo di dare risalto anche all’informazione normalmente meno valorizzata presentando soprattutto
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