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Psicologia dell’assistenza ai malati terminali e ai loro familia

Il fenomeno morte è un fatto ineliminabile dalle nostre vite. Esso viene abitualmente vissuto come fine di tutto, dissoluzione, scomparsa, con tonalità che vanno dal rassegnato al drammatico, fino al tragico. Eppure la morte non esiste come entità, ma solo come concetto.

Essa è in
verità un’astrazione. Solo la vita è reale, eterna
e immutabile.
Attraverso un percorso di consapevolezza profonda, la persona prossima a questa
tappa della vita potrà affrontarla percependo che la propria identità è diversa
da quella del corpo e scoprendo di fronte a sé una nuova fase della
propria eterna esistenza, tutta da progettare costruttivamente.

Estratto dal CD:
[…] Anche se la paura dell’ignoto è al primo posto e se la complicanza
del dolore è al secondo voglio almeno accennarvi ad
un grande protagonista che è al terzo posto:
il lasciare fili sciolti, problemi irrisolti,
trascurare ciò che il malato terminale lascia dietro di sé. Ciò è causa
di profonda angoscia. Parleremo quindi anche di un aiuto pratico da fornire
al malato per sistemare le cose che si lascia indietro entrando in ospedale,
in una casa di cura, in un ambiente del tutto poco umano con una forte dicotomia
tra lo staff sanitario da una parte e il morente dall’altro. Un ambiente
poco familiare nel quale il morente si muove a fatica, privo dei propri spazi
e perfino distaccato, distante dagli oggetti, dalle persone e dai rapporti
affettivi più cari. Quindi al terzo posto metteteci
tutto ciò che
non è stato compiuto e che il malato lascia in disordine nella sua vita,
dal testamento dei beni materiali al testamento fisiologico, dei propri organi,
al testamento psicologico e a quello spirituale. Raramente si può completare
e rifinire proprio tutto nella vita prima di entrare nella fase terminale,
dove la lucidità mentale, il vigore fisico, il desiderio di aggiustare
cedono progressivamente ad una malinconia acuta fino all’angoscia e alla
disperazione. Comunque posizioniamola al terzo posto perché voi come
operatori sanitari o come amici e parenti di morenti potete fare molto per
alleviare questo terzo dolore che io definisco da caoticità. Molti
pazienti sviluppano un complesso di colpa per il fatto di mettere nei guai
la famiglia, mettere in difficoltà economiche, psicologiche e affettive,
questi sono tutti aspetti che debbono essere presi in seria considerazione.

Pensate ad un reparto come quello di ematologia dove spesso sono persone giovani
o giovanissime che vengono meno, bambini leucemici, la disperazione di genitori
che non capiscono e che vivono quell’esperienza in termini di ingiustizia […]

Note sull’autore: Marco Ferrini, Ph.D. Psychology. Da oltre trent’anni
si dedica allo studio e all’insegnamento della cultura vedica, che ha
approfondito con viaggi in India e soggiorni di studio nei luoghi sacri dell’Induismo.
Ha ideato programmi radio ed è intervenuto in trasmissioni televisive
su tematiche inerenti la cultura Vedica. E’ autore di saggi e libri sulla
Filosofia, la Scienza, l’Arte e la Religione dell’ India antica.
Tiene Lezioni, Corsi, Conferenze e Seminari presso Facoltà universitarie
e Istituzioni culturali. Collabora con studiosi e centri di ricerca in Italia,
negli Stati Uniti e in India. (altre informazioni)

Seminario tenuto a Udine, 02/12/2005 Durata: 4 ore e 17 minuti

Desidero aggiungere uno speciale ringraziamento personale al Professore Ferrini
per tutti i suoi preziosissimi insegnamenti che mi accompagnano nella vita.

Laura Annarella