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Libro: Madri Cattive - Una Riflessione su Bioetica e Gravidanza

«Cos’è una “buona madre” e cosa una “cattiva”? Chi le definisce? “Buone madri” sono quelle che si comportano come viene loro richiesto dai padri o dalla società, o sono quelle che si comportano secondo una morale che tenga conto anche delle loro esperienze e del loro particolare e singolare vissuto?»

Con la diffusione delle nuove tecniche riproduttive, il dibattito pubblico ha insistito molto sul tema della responsabilità nella riproduzione, e ha rimesso al centro, non a caso, la questione dell’aborto.

Curiosamente però la riflessione non si è estesa al periodo della gravidanza. Come se, una volta che si sia concepito un figlio e si sia deciso di non abortire, le problematiche si esauriscano. Eppure, la gravidanza e il momento del parto presentano scelte rilevanti, soprattutto alla luce di quanto oggi si sa e si può fare. Madri cattive illumina proprio la scena più trascurata, quella della gravidanza, colmando una lacuna evidente sia in ambito specialistico, morale e bioetico, sia nell’opinione comune, cui non resta che inorridire, se mai, di fronte a episodi di bambini abbandonati o di infanticidio.

A partire da una serie di casi eclatanti, il libro si interroga sul motivo di questo silenzio e sulle difficoltà di colmarlo con le categorie della riflessione filosofica tradizionale. Sulla base di alcuni sviluppi del pensiero femminista, Caterina Botti propone una rivisitazione dei concetti chiave della morale e della bioetica – soggetto, autonomia, responsabilità – e offre soluzioni costruttive ai problemi che si possono porre durante la gravidanza, dando alle donne incinte la possibilità di riconoscersi come soggetti e agenti morali a pieno titolo, senza sentirsi per questo «cattive madri».

Tra i casi considerati ci sono: l’accompagnamento del parto, la medicalizzazione della gravidanza e l’imposizione di stili di vita specifici alle donne incinte; l’imposizione forzata del parto cesareo; il caso delle donne incinte tossicodipendenti sulle quali, negli Stati Uniti, si interviene con provvedimenti legali di varia natura; o delle donne in stato di morte cerebrale che vengono tenute in vita per far nascere il feto.

Interrogarsi su questi casi, criticando la cancellazione della soggettività e della competenza morale delle donne, è anche un modo per sostenere una riflessione più ampia sulla morale e contribuire alla presa di coscienza e di parola delle donne su di sé e sul mondo.

Caterina Botti insegna Etica delle donne all’Università di Roma La Sapienza e Bioetica filosofica all’Università di Siena. È autrice di diversi saggi e del volume Bioetica ed etica delle donne (Zadig 2000). Ha curato, con Fabrizio Ruffo, il volume Bioetica. Discipline a confronto (Ediesse 2002) e ha collaborato alla stesura del Dizionario di Bioetica, curato da Eugenio Lecaldano (Laterza 2002).

Consiglio vivamente di leggere con attenzione questo libro ” Madri Cattive”, lo consiglio sia a uomini che donne. Ho il piacere di conoscere personalmente Caterina Botti in quanto ho già sostenuto con lei un esame di Etica delle Donne, ed anche quest’anno sto seguendo il suo corso, è una docente molto attenta a questo tipo di problematiche, soprattutto molto sensibile a far sì che la morale possa entrare nella vita di tutti i giorni rispettando le varie individualità di cui il patrimonio umano è composto.

Dr. Laura Annarella