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Libro: Soglie - Medicina e Fine della Vita

Sono una studentessa di Filosofia, nonostante la mia età, e l’indirizzo che ho dato ai miei studi è proprio quello morale, in particolare bioetico!

Ho avuto il piacere di conoscere il Prof. De Fanti proprio in un seminario che parlava di Eutanasia, ho subito capito l’importanza delle sue affermazioni, che coinvolgevano anche il discorso sui trapianti d’organo, e quanto noi italiani siamo poco informati su tutte le tematiche bioetiche.

Vi consiglio di legger questo libro per poter decidere con la vostra testa ed il vostro cuore la vostra linea di pensiero.
Ci tengo a ricordare che il Prof. De Fanti era il medico di Eluana Englaro

Contenuto del libro

Secondo quali parametri è diagnosticabile la morte? I protocolli di accertamento sono ovunque gli stessi, o può accadere che un individuo dichiarato morto in un paese sia ancora vivo per le leggi vigenti altrove? Dove si colloca il punto esatto di non-ritorno in un evento così medicalizzato da essersi trasformato in un processo assistito?
Rispetto a un passato da cui ci distanziano solo pochi decenni, la soglia estrema degli umani ha perso la sua residua inquestionabilità ed è diventata sempre più oggetto di definizione stipulativa.

Adottare l’uno o l’altro dei tre criteri tuttora controversi – morte cardiaca, morte cerebrale, morte corticale – sortisce evidenti conseguenze di rilevanza sociale, oltre a sollevare dilemmi di natura bioetica, dalla liceità delle misure di sostegno vitale agli usi del cadavere. Se per secoli ci si è attenuti al principio del cor ultimum moriens, gli sviluppi recenti della ricerca scientifica hanno portato a ritenere segno di vita non il battito cardiaco, bensì la persistenza delle funzioni cerebrali o la conservazione dell’identità personale. Tecniche rianimative e trapiantologia sembrano alimentare oggi un paradosso: si protrae artificialmente la vita dei pazienti e, al contempo, si ha la necessità di anticipare la dichiarazione di morte, per espiantare organi non deteriorati. L’antica paura della morte apparente, ossessione della medicina e incubo dei morenti, si è capovolta nel timore che corpi morti vengano considerati in vita.

Ed è proprio la morte cerebrale, presente nella maggior parte delle attuali legislazioni occidentali, compresa la nostra, a destare perplessità anche in chi, come il neurologo e bioeticista Carlo Alberto Defanti, ne era sostenitore e continua a giudicare irrinunciabile la pratica del trapianto che nel criterio cerebrale – in quanto prognosi di morte imminente del donatore, futuro cadavere a cuore battente – ha trovato sinora fondamento.

Gli aspetti che rendono problematica questa «morte prima della morte» e coinvolgono le condizioni liminari di non-vita, prima fra tutte lo stato vegetativo permanente, sono affrontati da Defanti in un saggio illuminante, che recepisce le istanze più avanzate del dibattito internazionale in bioetica, indica i rischi della soggezione medica all’imperativo tecnologico e si sofferma sui casi più recenti di negazione della dignità del morire.

L’ Autore

Carlo Alberto Defanti ha diretto i reparti neurologici degli Ospedali Riuniti di Bergamo e dell’Ospedale Niguarda di Milano. Attualmente insegna Bioetica presso la Scuola di specializzazione in neurologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Insieme con Renato Boeri e Maurizio Mori è stato tra i fondatori della Consulta di bioetica, che ha presieduto fra il 1994 e il 1998. Ha fondato il Gruppo di studio di bioetica della Società italiana di neurologia ed è membro del Comitato di direzione della rivista «Bioetica». Autore di oltre un centinaio di articoli scientifici e di una quarantina di argomento bioetico, ha pubblicato Vivo o morto? Storia della morte nella medicina moderna (Zadig, 1999).

Se lo desiderate potete ascoltare la presentazione del libro Soglie fatta a Radio Radicale

In un Articolo del Corriere della Sera, che vi consiglio di leggere per intero, De Fanti risponde così: E la decisione della Cassazione fa sorgere immediatamente l’interrogativo di chi si prenderebbe la responsabilità di applicare un’eventuale sentenza di interruzione dell’alimentazione forzata. «Si, certo, e senza dubbi» risponde senza esitazioni, il neurologo Carlo Alberto Defanti che ha avuto in cura Eluana Englaro, alla domanda se sarebbe pronto a dare l’ordine di sospendere l’alimentazione assisitita. Defanti, ai microfoni di Radio24, racconta: «Io la ricoverai nel mio reparto a Bergamo 11 anni fa, la studiai in modo esauriente e già allora non si trovò alcun segno di coscienza. Poi, nel lungo iter giudiziario, nel 2001 la ricoverai di nuovo, questa volta a Niguarda. Altri esami diedero lo stesso risultato». «Di fatto quella condizione di irreversibilità è già soddisfatta e mai messa in dubbio nelle precedenti sentenze.

Buona lettura, e ricordatevi che c’è il momento di sorridere e quello di pensare, ambedue sono importanti per la nostra vita!

Dr. Laura Annarella