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Contro la chiusura di Heineken/Pedavena

Chiudere la Pedavena significa anche condannare la montagna: se la logica di Heineken si affermasse, ha dichiarato il segretario Cisl Bellumat, tre quarti delle aziende bellunesi trasferirebbero i propri stabilimenti in pianura decretando così la morte della provincia.

PEDAVENA - Dal Consiglio comunale tenutosi lunedì 27 settembre
Tante voci contro la chiusura di Heineken
La decisione risulta incomprensibile, ma c’è poco tempo per intervenire

Con o senza Heineken la Birreria Pedavena deve restare aperta. Questo l’imperativo ribadito con forza dal Consiglio comunale di Pedavena che lunedì scorso ha avuto come unico punto all’ordine del giorno proprio la prospettata chiusura della storica fabbrica.

Una decisione giunta inaspettata dopo le ripetute rassicurazione avute dall’azienda nei mesi scorsi - ha ricordato il sindaco Zaetta - e che risulta incomprensibile a fronte della qualità e della professionalità rappresentate dallo stabilimento.

Da Pedavena escono ogni anno 650.000 ettolitri di Birra premiata più volte da Heineken negli anni scorsi come la migliore del gruppo. Un dato che perde di consistenza a fronte della logica produttiva dall’azienda: Pedavena costa troppo. Da qui la decisione di chiudere comunicata solo all’ultimo a lavoratori ed amministratori, ai quali ora resta poco tempo per tentare di intervenire.

“Ho sudato freddo - ha dichiarato il presidente della Comunità Montana Scopel - per il modo cinico con cui l’azienda ha annunciato la propria volontà. Una scelta che coinvolge uno stabilimento in attivo ma non abbastanza secondo i parametri dell ’Heineken”.

“Se questa logica si affermasse ha dichiarato il segretario Cisl Bellumat - tre quarti delle aziende bellunesi trasferirebbero i propri stabilimenti in pianura decretando così la morte della provincia”.

La battaglia per il mantenimento della Birreria aperta è dunque lotta per la montagna. Per questa ragione il sindaco ha annunciato di aver richiesto la partecipazione di Provincia e Regione al tavolo di concertazione con l’Heineken. Il presidente Galan e l’assessore Pra, ha aggiunto, proprio questa mattina sono venuti a Pedavena per unire la loro firma alle 1500 di protesta già raccolte dai dipendenti dello stabilimento”.

Ma Provincia e Regione non bastano quando si ha di fronte un “interlocutore virtuale” come una multinazionale: è necessario perciò il coinvolgimento di forze anche a livello nazionale.

“Cio che serve realmente ha affermato il segretario provinciale Cigl Bressan - è l’attivazione di un tavolo ministeriale”.

La vera sfida a questo punto è però il tempo. L’11 ottobre a Milano i vertici dell’azienda incontreranno infatti i rappresentanti del territorio. Se per quella data non si saranno trovati strategie ed alleati validi la partita rischia di essere persa: e gli sconfitti non saranno allora solo il centinaio di dipendenti dell’azienda costretti al licenziamento o al trasferimento, ma la montagna e le sue specificità.

Laura Pontin


FELTRE - Le considerazioni del Consiglio comunale
Un rischio per tutta la provincia
Senza Heineken non si perdono solo 100 posti di lavoro

Di fronte alla decisione della proprietà Heineken di chiudere lo stabilimento di birra di Pedavena, non basta la solidarietà agli operai che perdono il posto di lavoro. Occorre un impegno comune alla ricerca di soluzioni adeguate che offrano prospettive di lavoro e di sviluppo.

Sono considerazioni espresse con forza dal Consiglio comunale di Feltre nel corso della seduta dello scorso 27 settembre.

Era scontato che la chiusura dello stabilimento di Pedavena sarebbe stata oggetto di un doveroso dibattito. Così è stato. E con lo sforzo da parte di tutti i consiglieri di lasciare da parte i motivi di divisione e di polemiche ricorrenti, difficili da capire in un momento così drammatico.

È prevalso, per fortuna, un grande senso di responsabilità, la volontà di essere uniti per vincere una sfida che coinvolge tutto il Feltrino e la provincia di Belluno. In gioco circa 100 posti di lavoro, il rischio di perdere grandi professionalità e radicate tradizioni, con la prospettiva di un impoverimento del tessuto economico e sociale della comunità civile.

Pericoli concreti, più che semplici ipotesi, che hanno indotto i consiglieri a ricercare le vie più idonee per giungere a soluzioni che rispondano all’interesse di tutti. E tutti hanno trovato un punto di convergenza: la necessità di essere uniti, di uscire dal proprio piccolo ambito, di coinvolgere le istituzioni al più alto livello. Saranno chiamati in causa i cinque parlamentari bellunesi, consiglieri ed assessori regionali e le autorità di Governo.

Di fronte ad una multinazionale, che non guarda in faccia a nessuno per perseguire solo la logica del profitto, c’è bisogno di una controparte che sappia farsi ascoltare. Questo l’impegno ribadito in un documento presentato dalla amministrazione comunale di Feltre, approvato all’unanimità dal Consiglio.

In esso appare chiara la condanna della Heineken per la sua decisione di chiudere la fabbrica, che costituisce per “l’intero territorio feltrino una grave perdita in termini di posti lavoro e di depauperamento del territorio”. Non meno grave viene giudicato l’atteggiamento della proprietà “che non ha proposto soluzioni alternative e non ha dato la disponibilità ad eventuali subentri in grado di garantire la continuità produttiva”.

Di qui l’obbligo che impegna in primo luogo l’amministrazione, di “mettere in atto ogni azione… al fine di trovare una soluzione positiva che salvaguardi la realtà dello stabilimento di Pedavena e ciò che esso rappresenta in termini di posti di lavoro, di storia e di sviluppo del nostro territorio”.

Un documento, quello della Giunta Brambilla, che ha fatto proprie alcune indicazioni avanzate dal consigliere Dario Bond. Scontato l’esito della votazione: una unanimità che è segno di responsabilità di fronte ad una crisi che non può lasciare indifferente nessuno.

Contro la chiusura di Heineken
Due gli obiettivi del sindaco Zaetta

Nella foto (digitalefotografia.it) il presidente della Provincia Sergio Reolon (a sinistra) e il sindaco di Pedavena Franco Zaetta nel corso dell’incontro del 22 settembre in cui i dirigenti dell’Heineken hanno comunicato anche ai rappresentanti degli enti locali l’intenzione di chiudere lo stabilimento di Pedavena. Dopo i primi giorni di colloqui e riflessioni, a giudizio di Zaetta sono due gli obiettivi principali su cui lavorare: l’apertura di un tavolo di concertazione e il coinvolgimento di tutta la provincia (e non solo) in un problema che non può essere considerato solo del Comune sede dello stabilimento.

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
Reolon: per prima cosa ritardare la chiusura

Sulla vicenda Heineken il presidente della Provincia punta innanzitutto a uno slittamento in avanti della data di cessazione dell’attività, prevista per il 31 dicembre 2004. «Abbiamo bisogno di più tempo - afferma Sergio Reolon - per poter lavorare alle ipotesi di riconversione dello stabilimento».

Il Presidente ha anche convocato un tavolo istituzionale per l’8 ottobre (alle 8.15 a Palazzo Piloni), perché la chiusura dello stabilimento di Pedavena ha una serie di implicazioni generali che richiedono di essere affrontate tutte insieme. Reolon si chiede se davvero non ci sono più margini per mantenere aperto l’impianto: il Presidente si aspetta di poter esaminare delle cifre precise, di capire le reali esigenze di espansione produttiva dell’azienda, di conoscere quali sono le oggettive difficoltà. «So bene che cos’è la Heineken ed è ovvio che non possiamo pensare di muovere a compassione una multinazionale spiega Reolon - ma si deve poter discutere».

Per quanto riguarda i circa 100 dipendenti che perderebbero il lavoro, Reolon non cerca giri di parole: in questo momento non ci sono possibilità di riassorbimento, in zona. Ma il Presidente è convinto che la birreria Pedavena possa “restare in piedi” comunque, con o senza Heineken, continuando a operare nello stesso settore produttivo. Per questo il Presidente spera di poter aprire un discorso a tutto campo, innanzitutto con il coinvolgimento dell’imprenditoria bellunese.

IL PRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI
Bortoluzzi: serve più responsabilità sociale

Le decisioni che diverse aziende bellunesi stanno prendendo in questi giorni e i conseguenti scossoni che l’economia e l’occupazione della provincia subiscono sono un fatto molto serio”, ha sottolineato nei giorni scorsi il presidente degli Industriali bellunesi Celeste Bortoluzzi. “Imprenditori e lavoratori, organizzazioni come la nostra e sindacati, istituzioni devono acquisire, io credo, ancor più responsabilità sociale di quella con la quale stanno agendo. È in crisi il futuro della nostra provincia, il presidio della montagna, la qualità della vita e del lavoro, il benessere guadagnato in tanti anni. Dobbiamo agire con responsabilità e determinazione per creare le condizioni idonee a mantenere l’industria e l’occupazione sul nostro territorio”.