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Una scia di 500 candele ha illuminato la notte

In tanti per esprimere solidarietà ai lavoratori delle aziende in difficoltà del Feltrino.

Una scia di oltre cinquecento candele ha illuminato venerdì 17 la notte di Feltre. Adulti, anziani e bambini, insieme per esprimere solidarietà ed affetto ai lavoratori delle aziende in difficoltà del feltrino.
Partito alle 20 dal Monumento ai caduti il lungo corteo ha attraversato il centro cittadino in silenzio. Un’assenza di suoni per affermare il diritto di ciascun uomo ad avere un lavoro e per testimoniare con l’improvvisa immobilità della città la sua solidarietà ai tanti lavoratori dal futuro incerto. A loro, assiepati in Duomo durante la veglia seguita alla fiaccolata, si è rivolto il vescovo: “vogliamo che in questa terra ci sia un futuro per noi e le prossime generazioni. Che Gesù possa ricordare a chi guida l’economia e la politica che al centro di ogni decisione vi può essere solo l’uomo”. E ha continuato: “Io e tutta la Chiesa vi siamo vicini. Che le luci accese questa sera siano il simbolo del nostro camminare insieme”.
Ma è un percorso fatto di inquietudini e paure quello che i lavoratori feltrino stanno vivendo.

“Non avrei voluto essere qui questa sera Signore - prega una lavoratrice del settore occhialeria magari a casa, dopo una giornata passata ad azionare macchinari. Con le narici ancora intrise di quell’odore di nuovo che sanno gli occhiali appena fatti. Ce l’ho nell’anima quell’odore Signore, e non se ne vuole andare. Anche adesso che i portoni del mio laboratorio sono chiusi. Anche adesso che ho il tempo per annusare il resto del mondo”.
“Signore, non ho altro da offrirti che le mie mani - le fa eco Bruno, dipendente della Birreria Pedavena - mani che sanno dell’aroma di luppolo e malto. Fa o Signore che possano continuare ad essere utili agli altri. Che i nostri figli abbiano ancora la possibilità di conoscere e scegliere questo nostro lavoro di birraio e che ovunque arrivi questa nostra supplica possa ricordare agli uomini la laboriosità e la passione che anima nel lavoro le genti di questa nostra bella terra”.
“Tu che sei capace di giungere al cuore di chi nel mondo della politica e dell’economia ha il potere e la responsabilità di decidere - prega Licia, disoccupata dell’Orlandi - fa loro tessere la trama di un nuovo futuro”. Il domani di Licia è anche quello di Michele, suo figlio di dodici anni. Anche lui ha qualcosa da raccontare ed al microfono legge la sua lettera a Gesù bambino. “Perché tu possa ridare un lavoro alla mia mamma - dice - così che lei e il papà potranno tornare a ridere”. Ed aggiunge - “Ti faccio spedire questa lettera dal Vescovo, così magari arriva prima in paradiso”.
Scrosciano gli applausi nella chiesa gremita, mentre il Vescovo abbraccia commosso Michele. Nella certezza che in paradiso quella lettera c’è già arrivata.
Laura Pontin