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Heineken chiude in Veneto. Ed è rivolta.

Petizioni, striscioni, parlamentari, il vescovo, i sindacalisti, il sito web: tutti contro la chiusura della Birreria Pedavena.

Heineken chiude in Veneto. Ed è rivolta.

Che cosa è successo di tanto importante in un paesino vicino a Feltre (Belluno) da aver messo d’accordo una sessantina di parlamentari di tutti gli schieramenti, da aver convinto il vescovo, il presidente della Regione, Savino Pezzotta e altri 40 mila a firmare una petizione, da aver dato origine a un sito Internet visitato da oltre 300 mila navigatori, provocato interrogazioni parlamentari in Italia e in Europa, striscioni agli stadi di rugby e una sollevazione popolare per la difesa delle radici culturali?

E’ successo che la Heineken, la multinazionale della birra, ha deciso di chiudere la Birreria Pedavena. Il motivo? Le classiche e legittime logiche economiche e produttive di un grande gruppo. Solo che quella non è una birreria qualsiasi, è il cuore e il simbolo di un territorio.

A Pedavena si fa birra speciale (premiata a livello mondiale) da 107 anni, c’è una tradizione di grandi maestri birrai, lo stabilimento produce birre di nicchia, tra cui l’unica birra per celiaci, l’immenso ristorante ha 600 mila clienti all’anno ed è la più grande birreria italiana (360 mila litri annui venduti) e una delle prima in Europa. Un paese è nato e cresciuto intorno ad essa.

Dopo l’annuncio di settembre (stop produttivo entro l’anno), Heineken ha concesso una proroga a luglio e un mese fa è stato raggiunto un accordo sui circa 100 dipendenti. Ma nel frattempo la macchina della protesta è cresciuta a dismisura. Contro la chiusura del sito sono state raccolte 17 mila firme su carta, tra cui quelle di decine di parlamentari (tutti i veneti compreso il presidente della Regione Galan), del vescovo di Belluno, industriali e sindacalisti (Pezzotta, leader Cisl). E poi 23 mila sottoscrizioni su Internet.

Tutti vogliono che a Pedavena si continui a produrre birra, molti temono che Heineken giochi a carte coperte per poi vendere a pezzi (ristorante, immobili e il grande parco). Dice Celeste Bortoluzzi, presidente degli industriali di Belluno: “Vendono? E allora ci dicano una volta per tutte quali sono le condizioni perché questo non si è ancora capito. Gli interessati ci sono”. Italo Sandi, parlamentare DS: “Spero che Heineken colga l’importanza di questo grande movimento trasversale”. Il sindaco di Pedavena, Franco Zaetta: “Giocano una partita ambigua, dissuadono con pretesti i potenziali interessati, ma sappia Heineken che qui si faceva birra prima di loro e si farà anche dopo”. Sul sito della protesta (www.birreriapedavena.info) c’è già chi arriva a proporre il boicottaggio dei prodotti Heineken.

E loro, i “cattivi”, cosa dicono? “La nostra volontà - spiega il portavoce della multinazionale - è vendere, anche a un concorrente, non ci sono preclusioni, ma finora non abbiamo ricevuto offerte concrete”.

Mario Gerevini