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Fabbriche storiche: Il Bellunese si ribella alla multinazionale

Da una parte quarantamila firme raccolte in poche settimane, dall’altra la volontà della multinazionale Heineken di non cedere e di far rispettare i termini di una proroga faticosamente concessa.

Guerra della birra a Pedavena. Contro Heineken 40mila firme

Il sindaco agli olandesi: rinunciate alla chiusura

Belluno – Da una parte quarantamila firme raccolte in poche settimane, dall’altra la volontà della multinazionale Heineken di non cedere e di far rispettare i termini di una proroga faticosamente concessa. Il 31 luglio prossimo la più antica fabbrica tradizionale italiana di birra, quella di Pedavena, piccolo centro nelle Prealpi bellunesi, chiuderà i battenti. Un fermo che doveva avvenire a fine dicembre e che è stato procrastinato dopo un’autentica sollevazione popolare testimoniata dalla marea di firme raccolte per strada e su Internet. A guidare la protesta il sindaco di Pedavena Franco Zaetta. Dietro non c’è solo l’attenzione per un centinaio di posti di lavoro ad altissimo rischio e per un pezzo di storia che sembra destinato a essere cancellato, secondo un copione già visto mille volte. A far arrabbiare Zaetta e il gruppo di sostenitori della birreria è il fatto che l’azienda gode buona salute, è profittevole. Heineken non lo ha mai negato: la scelta è dettata solo da strategie aziendali che chiedono la concentrazione della produzione in grandi poli dove sono realizzabili maggiori economie di scala.

A Pedavena, che ha una potenzialità di 800mila ettolitri l’anno, era stata concentrata la preparazione delle birre speciali, una nicchia che sembra non interessare più Heineken. “Prima hanno venduto la centrale idroelettrica ignorando l’offerta dell’amministrazione comunale -dice il sindaco Zaetta - poi hanno tagliato gli investimenti già ridotti al lumicino, infine hanno annunciato la chiusura. Abbiamo trattato e ottenuto la proroga al 31 luglio prossimo ma abbiamo anche chiesto che nella procedura di vendita siano rispettati l’unitarietà di un sito che comprende anche un ristorante con 600mila presenze l’anno e un parco di 40mila metri quadrati, la continuità della produzione di birra e la salvaguardia dello storico marchio Pedavena. A parole -aggiunge- ci sono state date ampie assicurazioni, nei fatti Heineken sembra volere solo la chiusura senza condizioni. Non ha avviato alcuna reale procedura di vendita, non ha dato disponibilità a una due diligence, si è detta interessata solo a offerte qualificate che ovviamente non possono essere fatte al buio”.

La multinazionale replica di avere aperto uno specifico ufficio per trattare la vendita, di essere ampiamente disponibile ma di avere ricevuto finora un’unica richiesta generica di informazioni. A Pedavena il comitato pro-birreria ha fatto un po’ di conti e ha concluso che, sebbene la produzione sia stata ridotta nel 2004 a 600mila ettolitri, il fatturato è stimabile in 59 milioni per una produzione ad altissimo valore aggiunto visto che i costi del personale non andrebbero oltre il 6%. Il tutto con un Ebit valutato al 10% e un risultato netto di almeno il 5,5%. “Siamo in contatto con importanti potenziali compratori -dice il sindaco- e abbiamo parlato anche con Sviluppo Italia ed il ministero per le Attività produttive”. La battaglia - assicurano a Pedavena – non è solo romantica per questo stabilimento che ha cominciato a fabbricare birra nel 1897 ed è diventato sinonimo di un prodotto di alta qualità a livello europeo. “Il marchio Pedavena, anche se bistrattato da Heineken dopo trent’anni di gestione della fabbrica -garantisce Zaetta- ha ancora un suo appeal commerciale e abbiamo più che un sospetto sulla sincera volontà della multinazionale di voler garantire la continuità della produzione nel territorio nonostante gli impegni proclamati anche nella loro carta etica”.

Il braccio di ferro continua ma Pedavena potrebbe giocare una carta a sorpresa: la mobilitazione dei mastri birrai. I più qualificati che lavorano oggi in Europa, infatti, sono usciti dall’unica scuola professionale italiana per birrai maltatori che ha operato solo per 25 anni, fra il 1953 ed il 1978. ovviamente a Pedavena.

CLAUDIO PASQUALETTO