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Vertice sulla Birra Castello, fumata grigia

Muro contro muro nel confronto in Assindustria. Nuovo appuntamento il 14 novembre

San Giorgio di Nogaro

«Nessuna apertura, purtroppo, in merito alla questione mobilità. A questo punto c’è il rischio di andare ad un mancato accordo e, in tale occasione, ognuno farà quello che deve».
Glauco Pittilino (Cgil) ha così riassunto gli esiti fondamentalmente negativi scaturiti dal vertice di ieri a Udi ne, negli spazi di Palazzo Torriani, tra Assindustria (rappresentata da Colaussi), di rezione della Birra Castello (il direttore di stabilimento Barnaba e i consulenti Stefanini e Bettoni) e i sindacati (Sacilotto della Cisl, Guerra della Uil e Pittilino oltre ai componenti delle Rsu Benedetti, Casotto, Scaini e Maran).

«La proprietà non è intenzionata a fare retromarcia sui 18 di pendenti messi in mobilità - spiega ancora Pittilino - Sono convinti di poter far funzionare lo stabilimento con 70 persone per 650mila ettolitri annui di prodotto.
Le posizioni, dunque, continuano a essere opposte e non abbiamo avuto alcuna risposta: vorremmo un documento articolato sul piano di sviluppo. Ne riparleremo il 14 novembre in occasione di un’ulteriore verifica».

Intanto, al sindaco Pietro Del Frate è stata presentata una mozione trasversale firmata da tre consiglieri comunali per ribadire solidarietà alle maestranze e chiede l’impegno dell’amministrazione comunale per risolvere l’impasse.

Ieri, inoltre, una nota di ramata da Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil delle Rsu Castello sottolineava che «i lavoratori sono fortemente preoccupati per le sorti del sito di San Giorgio .
Si chiedono come pensa la proprietà di incrementare i volumi del prodotto in regione quando a importanti manifestazioni locali non è ancora stata attivata, nonostante le assicurazioni, una strategia promozionale e commerciale per far conoscere la bontà del prodotto unico vero erede della Birra Moretti.
E, conseguentemente, cercare il rilancio del prodotto dei maestri birrai friulani con il marchio Castello di Udi ne».

Quindi , le Rsu proseguivano. «È indi spensabile non adattarsi su un possibile recupero di mercato del marchio Pedavena ma su quello del proprio marchio nella sua realtà regionale. Un’adeguata campagna pubblicitaria, magari in friulano, potrebbe avere il sostegno anche delle istituzioni».

Daniele Benvenuti - il gazzettino online