
ROMA (Reuters) - I più recenti sono quelli dell’ex numero uno della Cgil Sergio Cofferati e del patron di Tiscali Renato Soru, ma anche il sindaco di Roma Walter Veltroni sta per lanciarne uno.
Il blog — neologismo internettiano che sta per “diario web” — è il nuovo strumento elettorale reso celebre da Howard Dean, il candidato democratico alle presidenziali 2004 Usa che, anche grazie a un gruppo di blog-supporter, ha condotto un’aggressiva campagna che è andata oltre la Rete.
Ma a differenza di Dean, che ieri ha annunciato il suo ritiro, la “NetPolitcs” sembra destinata ad avere un futuro internazionale, tanto che lo stesso premier britannico Tony Blair è in procinto di lanciare un proprio blog mentre il quotidiano The Guardian ha istituito un premio per il miglior “weblog” politico.
E anche in Italia, dove la campagna elettorale è spesso ininterrotta, qualcosa in Rete comincia a muoversi, almeno nel centrosinistra, mentre dal centrodestra non arrivano segnali. Pur se un esperto della comunicazione come Alberto Abruzzese avverte: “la politica in Italia è ancora troppo legata al linguaggio della tv… e poi, occorre investire una palata di soldi per creare un movimento partendo dalla Rete”.
Il primo blogger-deputato
Il primo blog di un politico italiano in ordine di tempo è quello del 40enne deputato diessino Piero Ruzzante, che ha aperto il suo diario (pieroruzzante.splinder.it) nel gennaio 2003 su una delle numerose piattaforme che consentono di dare vita gratis e con poco sforzo a pagine personali, che possono ospitare anche commenti dei visitatori e immagini.
In poco più di un anno, Ruzzante ha registrato quasi 11.000 contatti. Non moltissimi, anche perché l’onorevole non scrive molto spesso i suoi “post”, tutti comunque su argomenti politici o sociali. L’ultimo, però, è di oggi e racconta la maratona oratoria dei deputati del centrosinistra alla Camera contro il cosiddetto decreto salva-reti.
L’obiettivo del sito è quello di discutere direttamente di politica coi cittadini-elettori, raccogliendo anche segnalazioni. Non è un caso. Secondo uno studio reso noto nel gennaio scorso dallo statunitense Centro per la democrazia e la cittadinanza, i blog — 3 milioni nel mondo, decine di migliaia in Italia — e i gruppi di discussione o forum sono il futuro della comunicazione politica, e uno strumento per favorire l’impegno dei giovani.
Invece sms, banner e messaggi email circolari hanno un effetto negativo presso i giovani elettori, che la considerano spazzatura.
Un altro caso, nel blog-firmamento, è quello di Mario Adinolfi (marioadinolfi.ilcannocchiale.it), leader indiscusso di un partitino pro-Internet, “Democrazia Diretta”, che alle ultime provinciali romane ha racimolato qualche migliaio di voti e che oggi è entrato ufficialmente in Alleanza Popolare, la nuova formazione di Clemente Mastella e Mino Martinazzoli.
Adinolfi, di professione giornalista ed editore, vanta oltre 50.000 contatti in un anno circa e parla di tutto: di politica, ovviamente, ma anche di film, di sport, di amici e di poker.
Diario online per Cofferati, mentre Veltroni si prepara
Ma i due nomi più famosi nel mondo blog sono sicuramente quelli di Sergio Cofferati, candidato sindaco del centrosinistra a Bologna, e di Renato Soru, che vuole conquistare la presidenza della Regione Sardegna e che ha dato vita a un proprio movimento.
Dal 29 gennaio, l’ex capo della Cgil oltre a un sito — www.sergiocofferati.it, che raccoglie 2.000 contatti al giorno secondo il suo coordinatore, Cristian Vaccari — ha aperto un blog in cui scrive di vari argomenti, non solo bolognesi. L’ultimo post è del 17 febbraio, sul delitto Matteotti.
Del blog Cofferati ha una “impressione molto positiva”, come ha spiegato a Reuters per telefono. Lo considera “una delle modalità che usiamo per parlare coi cittadini” e anche se dice che la fascia dei blogger è ristretta, “è una fascia importante, in gran parte sono giovani”.
Ma cosa ha di più il blog rispetto alla campagna tradizionale classica, fatta per strada? “La rapidità e la sintesi”, risponde l’ex leader sindacale. In meno, invece, ha il fatto che “non puoi guardare negli occhi i cittadini”.
E Cofferati assicura che se vincesse le elezioni di giugno contro il primo cittadino uscente Giorgio Guazzaloca continuerebbe a tenere aperto il blog, perché un sindaco “deve avere un rapporto molto forte” con i cittadini, anche via web.
Sembra pensarla così anche Walter Veltroni, dal 2001 sindaco della Capitale. Dal suo staff infatti fanno sapere che Veltroni — sotto la cui direzione l’Unità fu il primo quotidiano nazionale ad andare su Internet, a metà degli anni 90 — lancerà un proprio sito web per “dialogare con i cittadini”. Il progetto non è ancora completamente definito, ma la pagina dovrebbe portare “entro alcune settimane o al massimo mesi”, ha detto una fonte del Campidoglio a Reuters.
Il sociologo Abruzzese: ma la politica italiana non ha cultura della Rete
E’ online invece dal novembre scorso il blog ufficiale di Renato Soru e del “Progetto Sardegna” con cui il fondatore dell’Internet Service Provider europeo Tiscali ha lanciato la propria candidatura alla presidenza della Regione, chiedendo l’appoggio del centrosinistra.
Quello di Soru sembra però un blog collettivo, poco personale. Gli articoli vengono “postati” dalla redazione (l’ultimo è una lettera ai partiti del centrosinistra, del 17 febbraio scorso). Spesso si tratta di comunicati o interventi, e i commenti dei lettori scarseggiano.
Ma la possibilità che i blog e la NetPolitics sfondino anche in Italia non sembra convincere molto Alberto Abruzzese, docente di sociologia delle comunicazioni a Roma e autore di numerose pubblicazioni.
“Se la politica in Italia avesse un minimo di cultura della Rete non sarebbe la merda che è”, dice caustico in una conversazione con Reuters.
“Per come conosco il ceto politico italiano, temo che lo liquidino come un medium come gli altri — spiega Abruzzese — mentre invece bisogna abbandonare il terreno della politica tradizionale”. Per il sociologo bisogna superare soprattutto il linguaggio e le abitudini della tv, adottare strumenti diversi avere “la sensibilità di individuare temi che non sono nell’agenda dei media: un leader intelligente dovrebbe fare un’operazione di questo genere”
E Abruzzese dà anche un consiglio ai “giovani aspiranti politici”: “Se fossi in loro, comincerei a cercare 50-60 giovani esperti disposti a lavorare per me e pagarli”. Perché comunque, online o no, la politica costa “una palata di soldi”.

Simone Casadei








