
La liquidità di un titolo, e più in generale, di un valore mobiliare, rappresenta l’attitudine dello stesso ad essere economicamente e rapidamente convertito in moneta legale.
La mancanza di tale qualità può essere un serio ostacolo alla diffusione di un titolo presso gli investitori ed il pubblico, con cattive ripercussioni sul corso del titolo stesso. Infatti, ai fini della scelta di qualsiasi investimento, la liquidità è un elemento di fondamentale importanza: se un titolo è poco liquido, al momento di acquistare si crea facilmente un eccesso di domanda e dunque il prezzo aumenterà in modo anomalo, determinando così condizioni di acquisto meno vantaggiose; al contrario, al momento di vendere, si formerà un eccesso di offerta che condurrà ad una riduzione anomala nel prezzo.
Si può ritenere che, quando un titolo è poco liquido, si compra ad un prezzo più alto e si vende ad un prezzo più basso, in ogni caso gli operatori lavorano peggio. Dunque, più un mercato è liquido, minori saranno le distorsioni operative.
Si parla di liquidità artificiale del titolo, in funzione della possibilità di smobilizzo nel mercato secondario. La liquidità artificiale dipende soprattutto dal grado di negoziabilità nel mercato secondario e dal livello di efficienza del mercato stesso
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Bibliografia di riferimento:
Berti A. (1997), “Capitalizzazione e sviluppo delle PMI. Il compito dei mercati mobiliari locali e degli intermediari finanziari”, in Quaderni di economia e finanza, n. 3
Brogi M. (2002), “Il segmento Star: caratteristiche attuali e prospettive di sviluppo”, in Banche e banchieri, n. 2

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