
Il 20 settembre 2004 sarà ricordato come la prima seduta di borsa senza l’indice Mib30. Il paniere dei 30 titoli a maggiore capitalizzazione è stato infatti sostituito dall’indice Standard & Poor’s/MIB (più brevemente S&P/MIB) nato dalla collaborazione tra Standard & Poor’s e Borsa Italiana. Quest’ultimo è dunque divenuto il nuovo benchmark per i mercati di Borsa Italiana, poiché indice operativo e sottostante dei prodotti derivati. Non si tratta di un indice creato ex novo, esso infatti è operativo già dal 2 giugno 2003 e raggruppa l’80% del valore di tutte le azioni italiane.
Le differenze tra l’S&P/MIB e il Mib30 sono evidenti.
Lo S&P/MIB non ha un numero fisso di componenti come il Mib30. L’indice nasce piuttosto come misura della performance dei principali 40 titoli quotati sui mercati gestiti da Borsa Italiana. Tuttavia, ogni anno un’apposita commissione è stata incaricata di decidere se la composizione dell’indice è adatta a rappresentare fedelmente il mercato finanziario. Nel caso in cui non dovessero sussistere i requisiti di idoneità, la commissione potrebbe anche modificare il numero dei titoli presenti. La revisione del paniere avviene due volte l’anno (a marzo e a settembre). Inoltre, per l’inclusione delle società nel paniere (e per il peso che le stesse hanno nell’indice) viene considerata la capitalizzazione del flottante (vale a dire il valore del titolo moltiplicato per le azioni della società effettivamente negoziabili). Al contrario, il Mib30 considerava la capitalizzazione complessiva dell’azienda (cioè il valore del titolo moltiplicato per il numero totale di azioni emesse dalla società). Questa modifica nella modalità di calcolo dell’indice nasce dal desiderio di premiare le aziende che mostrano un maggiore flottante.
Il paniere S&P/MIB prende in considerazione anche la liquidità delle società. Nel listino sono infatte comprese aziende che mostrano un elevato controvalore degli scambi.
Infine, ogni società presente nel listino dovrà rappresentare una parte importante dei principali settori industriali italiani. Secondo i fautori dell’indice, questa caratteristica permetterà una rappresentazione più fedele del tessuto economico del mercato italiano

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