
Il “periodo orso” (bear in inglese) contrapposto al “periodo toro” (bull), è infatti una delle espressioni più famose del poco colorito mondo della finanza. Nel primo caso il mercato è caratterizzato da un ribasso, mentre nel secondo da un rialzo delle quotazioni.
Questo modo di dire troverebbe origine nell’area linguistica anglosassone. Nel dopoguerra, quando gli inglesi e soprattutto gli americani iniziarono a dominare anche le borse europee, vennero importati nel vecchio continente i simboli del toro e dell’orso. Le spiegazioni sono molteplici e in alcuni casi davvero originali. Verosimilmente però la simbologia trae origine dal comportamento degli animali che la rappresentano: il toro solleva il suo avversario verso l’alto con le corna. In un mercato toro dunque le quotazioni ed i prezzi si muovono al rialzo, grazie all’euforia d’acquisto degli operatori di borsa. Al contrario, l’orso atterra l’avversario con una zampata, proprio come accade in un mercato orso: gli operatori, prevedendo un declino dei prezzi e con i loro ordini di vendita fanno scendere le quotazioni. Pertanto, Toro e Orso sono espressioni utilizzate per descrivere visivamente quanto accade nelle Borse mondiali.
Non solo parole. Il mondo borsistico internazionale ha tradotto in materia tangibile i modi di dire curiosi utilizzati nel gergo degli investitori.
Così a Wall Street, ci si imbatte nella scultura di un toro scalpitante e a Francoforte, nel cuore finanziario dell’Unione Europea, un orso e un toro si fronteggiano minacciosi a ricordare quanto grandi siano il rischio e la posta in gioco.
Per quantificare scientificamente la questione, si è definito “mercato orso” quello in cui i titoli azionari subiscono un declino di almeno il 20% del valore di uno dei maggiori indici azionari (ad esempio, per il mercato americano il Dow Jones o lo Standard & Poor 500). Il mercato orso avrebbe persino (e il condizionale è d’obbligo!) una sua ciclicità calcolata in circa cinque anni (si tratta ovviamente di un calcolo empirico, perciò non certo). La stima deriverebbe dalla considerazione che dal 1956, un mercato orso si è verificato in media una volta ogni 5 anni. Negli ultimi cinquanta anni si sono verificati circa dieci “mercati orso”.
Attualmente, siamo nel pieno - o forse nella coda, ma questo non è dato saperlo in anticipo - di un lungo periodo orso uno dei più lunghi registrati, dura infatti da alcuni anni, contro una media di alcuni mesi. Durante un periodo orso l’economia è in difficoltà per il deprezzamento dei valori delle aziende che le azioni rappresentano. Saper fiutare però quando sta per finire il periodo orso è invece un grande talento di alcuni investitori: comprare alla fine di un periodo orso significa comprare azioni al minimo del loro prezzo e avere forti probabilità di una rivalutazione in breve tempo. Ma non è così facile come potrebbe sembrare…

guidainborsa









Anteprima del commento