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Buoni investitori si nasce?

Breve decalogo del buon investitore in borsa: i 10 errori più frequenti in cui non cadere.

Premesso che prima di qualunque investimento ci
si dovrebbe domandare:

quali sono
le finalità del nostro risparmio (quali desideri andremo a soddisfare);
per quanto tempo si potrà rinunciare alla
liquidità che si desidera investire;
quale rischio si è disposti ad assumere

e premesso che
investire il proprio denaro richiede tempo, attenzione e dieci regole ovviamente
non bastano, ecco alcuni suggerimenti per evitare gli errori più frequenti.

Non concentrare
Concentrare
gli investimenti in pochi titoli è il più classico degli errori. Certo
può andare bene… molto bene, o molto male.

In
realtà solo la diversificazione consente di minimizzare i rischi. Distribuire
il proprio denaro su più strumenti (o titoli) permette di compensare un
eventuale andamento negativo di alcuni con quello positivo di altri.

Tuttavia
non bisogna esagerare. Per un piccolo risparmiatore può diventare
complicato seguire una ventina di titoli. Sarebbe meglio optare per un
numero di società adeguato alle proprie capacità e al tempo a
disposizione.

Non essere avidi
Generalmente
quando il titolo sale e si assiste ad un continuo crescendo il
professionista vende, mentre il risparmiatore avido resta a guardare.

Il
dato fondamentale da tenere sotto controllo è invece il rapporto tra
rischio e rendimento atteso. Se il titolo ha già realizzato un rialzo del
30% sarà meglio cercare un’altra azione su cui puntare, un titolo cioè che goda
ancora di un margine di miglioramento. Così facendo, appena il titolo al
galoppo darà segnali di cedimento se ne disporrà la vendita e la
liquidità ottenuta sarà riversata sul titolo che ancora può crescere.

Gli
investitori esperti sono attenti al rischio, gli inesperti al rendimento.

Non prendere tempo
Spesso
non è facile capire quando è meglio vendere o acquistare. Quando il titolo
perde quota, spesso il piccolo investitore prende tempo sperando in un
recupero, mentre il professionista cambia subito rotta. Per proteggere il
portafoglio è bene limitare le perdite al 5% in modo da non depauperare
consistentemente il capitale.

Quando
è tempo di agire, non esitare.

Non insistere nell’acquistare azioni in
caduta
Avventarsi
su titoli che vivono brusche discese nella quotazione può rappresentare un
enorme passo falso.

Il
rischio è quello che i prezzi scendano ancora. Sono dunque necessari
pazienza e sangue freddo per prendere posizione sul titolo solo quando si è
tornato a delineare un trend rialzista che consenta performance migliori ed
una minimizzazione dei rischi.

Bisogna
attendere che la curva cambi direzione

Non puntare su aziende in crisi
Comportamento
apparentemente scontato eppure insidioso.

In
seguito ad un brusco calo della quotazione di un titolo ci si dovrebbe
domandare se si tratta di un ribasso transitorio o se tale caduta è legata
ad un problema di ordine strutturale e pertanto non così rapidamente
superabile.

Appurato
che si tratti di una defaillance momentanea si valuterà se può essere
conveniente acquistare in un’ottica di riconoscimento da parte del mercato
del carattere passeggero della una crisi. Di fronte ad un problema strutturale invece, per il
piccolo trader non è il caso di avventurarsi.

Il
punto è capire se il titolo è momentaneamente in difficoltà, ma l’azienda
è sana, in quanto il ribasso è in realtà innescato da fattori non correlati alla
società (per esempio la caduta di un competitor che trascina al ribasso
l’intero settore) oppure se ad attraversare un periodo burrascoso è
l’azienda e non il titolo.

Un
trend al rialzo tende a “spingere” tutti i titoli, buoni e meno buoni.
Il contrario fa un trend al ribasso.

Non addentrarsi in sentieri ignoti
È
importante evitare business che non si comprendono, società di cui non si
conoscono dinamiche, piani d’azione, evoluzione, capacità del management,
posizionamento sul mercato e nei confronti dei concorrenti.

Lo
stesso Warren
Buffett
ha affermato di non aver scommesso sui titoli hi-tech nemmeno
prima dello scoppio della “bolla internet”.

Non idealizzare
Accade
sovente che il piccolo trader si focalizzi su di un unico titolo, seguendone
quotidianamente gli andamenti, riponendovi grandi aspettative di guadagno.

La
razionalità deve avere il sopravvento, dunque è necessario diversificare,
non partire prevenuti verso una società, né serbare troppe certezze.

Non
innamorarti delle tue azioni

Non improvvisarsi analisti
Questa
è forse la regola più elementare che spesso, per grande stima di sé, si
tende a sottovalutare. Quando non ci si rivolge a professionisti ma si opta
per il “fai da te” è bene raccogliere il maggior numero possibile
di informazioni e dati riguardo al titolo prescelto (ovviamente è anche necessario saper interpretare ed
utilizzare quanto abbiamo a disposizione). Ecco qualche linea guida.

Prima
di tutto una strategia non può valere per un intero portafoglio, dunque è
necessario dedicare tempo e conoscenze ad ogni singola azione, effettuando
almeno un’analisi che tenga conto dei dati di bilancio e di alcuni ratios
(rapporto prezzo/utili,
prezzo/vendite, prezzo/cash flow, etc.)

Sarà
inoltre necessario valutare il posizionamento della società in relazione ai
competitors e all’andamento generale del settore in cui opera. Insomma ci si
deve informare.

Dedica
ai tuoi investimenti lo stesso tempo che dedicheresti alla scelta di
un’auto o di una casa. Cerca tutte le informazioni che ti occorrono per
decidere, confronta i diversi strumenti e, soprattutto, segui i tuoi
investimenti nel tempo.

Compra
azioni di business che comprendi

Non lasciarsi trascinare dagli entusiasmi
passati
Il fatto che l’anno scorso un investimento
abbia reso x% non significa matematicamente che anche quest’anno ripeterà
la stessa incoraggiante performance.

Non mediare al ribasso
Spesso capita che i piccoli investitori, a
fronte di un ribasso nella quotazione di un titolo in portafoglio, decidano
di acquistarne una ulteriore quantità, in modo da abbassare il prezzo medio
di acquisto. In questo modo però si attuano la concentrazione definita
nella regola n.1 ed il rischio già presentato nella regola n. 4.