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Il Lentisco dai mille usi

Il Lentisco, o Pistacia lentiscus, è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae che può raggiungere un’altezza massima di 3-4 metri. La pianta si sviluppa con un[...]

Lentisco
Il Lentisco, o Pistacia lentiscus, è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae che può raggiungere un’altezza massima di 3-4 metri. La pianta si sviluppa con un portamento cespuglioso con fitta ramificazione a forma globosa. La corteccia del Lentisco è colorata di grigio cinerino, mentre all’interno è di colore rosa. Avvicinandosi al Lentisco, si avverte subito un particolare odore resinoso molto intenso. Le foglie si presentano alterne e paripennate, composte da altrettante 6-10 piccole foglioline ovali.

Il Lentisco ha fiori femminili o maschili, a seconda della pianta. I fiori sono rossastri, formano una infiorescenza con forma cilindrica e crescono sui rami vecchi in primavera. Il frutto del Letisco matura in inverno e si presenta con un nucleo sferico.

Troviamo la pianta di Lentisco in tutto il bacino del Mediterraneo, prevalentemente lungo le fasce costiere al di sotto dei 600 metri di quota. In Italia lo troviamo numeroso in Liguria e sulle Isole maggiori. Resiste a periodi di prolungata siccità ed è piuttosto resistente agli incendi. Sembra che il Lentisco migliori il substrato del terreno sottostante ed è quindi considerata un importante aiuto nella conservazione e recupero delle zone degradate da un punto di vista ecologico.

Dalla pianta di Lentisco viene utilizzato il legno. Tempo addietro il legname era usato per la produzione del carbone vegetale ed è ancora oggi apprezzato come ottimo combustibile nei forni a legna. Il legname, grazie alla sua particolare colorazione, viene anche usato per alcuni lavori di intarsio. Le foglie, invece, sono ricche di tannini che vengono usati per conciare il pellame. La resina del Lentisco, di colore giallo, era masticata per una rapida disinfezione del cavo orale. Le qualità del Lentisco non finiscono qui: viene usato sovente in odontotecnica come componente di paste per le otturazione.

Il frutto trovava impiego, una volta bollito e spremuto, come combustibile per l’illuminazione e come alternativa all’olio d’oliva nei periodi di particolare carestia alimentare.

Fonte fotografica: www.flickr.com

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