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La storia del Bowling.......

La storia del Bowling dal sito della Federazione

Provate a gironzolare per un centro bowling ai giorni nostri - magari con un paio
di borse di nylon per due palle sulle vostre spalle - guardate l’equipaggiamento
lucido e moderno, le piste con la loro liscia simmetria, ascoltate lo sbattere
smorzato della macchina che raccoglie i birilli, guardate il meccanismo computerizzato
per i punteggi e potrete indovinare come il primo sport registrato nella storia
dell’umanità, un gioco apparentemente rozzo, sia evoluto fino a come lo conosciamo
ai giorni nostri. Che differenza possono fare 7000 anni. Dopotutto, alcune tracce di
egizi che praticavano un gioco simile al bowling, risalgono al 5200 a.C.
La storia del bowling è affascinante, associata com’è a tradizioni religiose, alla
nascita e alla caduta degli imperi e alle abitudini nel tempo libero della nobiltà
e della plebe. Per esempio prima del V secolo, i tedeschi tenevano annualmente una
cerimonia spirituale nella quale un bastone, dalla forma di un birillo - noto come
kegel - era posto in piedi, e ognuno cercava di buttarlo giù facendogli rotolare
contro una pietra rotonda. Chi riusciva a farlo cadere era purificato dai suoi peccati,
dal sacerdote che teneva la cerimonia. Col tempo la pietra diventò una sfera, aumentò
di misura e fu fatta di legno. Ci fu anche una grande variazione nel numero e nel tipo
di birilli usati, sebbene Martin Lutero, nel XVI secolo, arrivò alla conclusione che 9
era il numero ideale. Da scritti e biografie è evidente che Lutero era attratto dal
gioco, e costruì persino una pista da bowling per sé e la sua famiglia. In Inghilterra,
il bowling rimase popolare nonostante un editto del 1511 emanato dal re Enrico VIII
il quale recitava che “…il bowling ha cessato di essere uno sport, ed è piuttosto
una forma di gioco d’azzardo vizioso”. Il bando, sebbene non rescisso fino al 1845,
ebbe poco effetto; la maggior parte dei successori di Enrico continuarono a giocare.
Sir Francis Drake era un altro entusiasta che, come vuole la leggenda, rimandò un
attacco contro la Grande Armada spagnola finché non terminò di giocare a bowling.
Il gioco inglese del bowling e la versione olandese dei birilli furono portati in
America con la colonizzazione. Ogni gioco venne aggiornato al suo ingresso nel
Nuovo Mondo. L’esploratore William Penn, per esempio, era un giocatore non proprio
eccelso che propose un cambio nelle regole dei punteggi. Nel 1673 scrisse in merito
al buttar giù “…più birilli col primo colpo… tuttavia il mio punteggio era minore
(del mio avversario)”. Per meglio compensare il suo talento propose questa revisione
del punteggio: “Un test sicuro sarebbe di sommare i birilli abbattuti e dividerli per
il lancio delle bocce”.

Forse Washington Irving dovrebbe essere riconosciuto come il primo “press-agent”
del bowling. Il suo libro Rip Van Winkle, scritto nei primi dell’Ottocento racconta
del suo eroe che dormiva da molto tempo e fu svegliato dal rumore delle palle da
bowling e dai birilli abbattuti, che echeggiavano per le colline.
A metà degli anni Trenta del secolo scorso il gioco dei birilli era fiorente.
Lo scommettere divenne pratica così diffusa che nel 1841 lo stato del Connecticut
promulgò una legge che bandiva il gioco dei 9 birilli.
A prescindere da come fu introdotto il decimo birillo, questa versione divenne popolare
dopo la guerra civile americana. Le piste al chiuso vennero introdotte in club privati
e nelle case dei benestanti di New York e all’Ovest; ma il gioco raggiunse anche un
pubblico più ampio, per la sua popolarità tra tedeschi immigrati di recente. Tuttavia
la mancanza di regole standardizzate e di equipaggiamento soffocarono la crescita
potenziale del gioco.
Nel 1875, alcuni rappresentanti di club di bowling si riunirono a New York per formare
l’Associazione Nazionale Bowling, il primo tentativo di creare un po’ di uniformità.
Sebbene parte della loro legislazione sia ancora in uso in forma modificata, il gruppo
non poté estendere la sua influenza ed ebbe problemi a rafforzare le sue regole entro
i suoi ranghi. Così, la sua esistenza ebbe vita breve.
L’Unione Americana Amatori Bowling fu creata nel 1892, ma si basava sul tentativo di
eliminare premi in denaro dai tornei, ed era condannata sul nascere.
Comunque, l’organizzazione contribuì in maniera importante allo sviluppo del bowling
moderno, riconoscendo un lancio di due bocce per ogni sistema di tiro invece dei tre
colpi precedentemente accettati. Il “gioco di 20 bocce” dopo questo, divenne la forma
prevalente.
Erano maturate le condizioni per una solida organizzazione. A questo scopo si tennero
incontri preliminari tra i responsabili del gioco del bowling dell’area di New York,
dai quali nasce, il 9 settembre 1895 alla Beethoven Hall, l’American Bowling Congress.
Uno dei primi problemi da risolvere era la natura del sistema di punteggio. Il sistema
a due bocce era stato stabilito, ma alcuni sostenevano una procedura di punteggio che
assegnava 20 punti per uno strike, rendendo così 200 il punteggio massimo basato su un
gioco di 10 strike. Un sistema cumulativo di punteggio addizionale che rendeva 300 il
punteggio basato su 12 strike consecutivi, fu poi prevalente e adottato dalla nuova
organizzazione. È lo standard accettato fino a oggi.

La terminologia originaria proponeva la parola “points” per identificare il punteggio.
Questa divenne presto obsoleta poiché i giocatori insistevano a riferirsi ai punteggi
in termini di “birilli” iniziando così una tradizione che rimane fino ai giorni nostri.
Ci fu un altro problema da risolvere durante il primo anno dell’A.B.C., riguardante la
spaziatura tra i birilli. Un gruppo sosteneva una spaziatura di 11 pollici e mezzo,
altri di 12. Il nuovo organismo stabilì un piano di 12 pollici, concludendo che in tal
modo si sarebbe reso il gioco più difficile. Questa decisione si è imposta con il tempo.
La nuova organizzazione si stava allargando ad altri centri, ma nel 1899 un gruppo di
leghe di Chicago si riunirono per formare un proprio gruppo, l’Associazione Bowling
dell’Illinois. Sembrava dovesse scatenarsi una lotta tra Est e Ovest. Ma questo non
avvenne perché l’A.B.I. adottò le regole del congresso di N.Y. e cercò di governare
solo la propria regione entro la cornice dell’A.B.C. Questo fu l’inizio della struttura
ad associazioni locali dell’A.B.C. Il primo torneo dell’A.B.C. si tenne a Chicago nel
1901 con 41 squadre partecipanti e della durata di 4 giorni. Ci furono singoli e doppi,
e fasi che li comprendevano entrambi. È significativo notare che la formula
squadra/doppi/singoli è il formato inerente e intrinseco per competizioni e tornei.
Permette al più naturale tipo di incontro di bowling - il gioco di squadra - di dividere
e coesistere con il concetto di competizione individuale. Questa commistione ha contribuito
all’unicità e alla prosperità dello sport in questo secolo. Con l’A.B.C. che ha posto le
fondamenta, il bowling si è mosso verso una crescita apparentemente illimitata. I produttori
di macchinari ed equipaggiamento entrarono nel settore, contribuendo con miglioramenti
tecnologici, e promovendo sempre più la crescita dello sport.

Alla svolta del secolo il bowling era più che altro un passatempo maschile, sebbene gli
scritti e le fotografie degli anni 1880 narrano di un breve periodo, quando i club di
bowling divennero molto in voga tra le donne di elevato livello sociale. Ma il successo
dell’A.B.C. inaugurò il diffondersi della popolarità del bowling, aprendo le porte alla
partecipazione del sesso debole, sebbene dapprima in maniera minima. La formazione del
Women International Bowling Congress trae le sue radici dal pensiero lungimirante di
Dennis J. Sweeney, proprietario di bowling a St. Louis e giornalista sportivo. Sweeney
organizzò la prima lega delle donne nel 1907 e nel 1916 un gruppo di 40 donne giocatrici
di bowling di 11 città si incontrarono a formare il W.I.B.C. Molto tempo prima Sweeney
aveva sostenuto che “il bowling non prospererà mai finché le donne non ne faranno parte”.
Al suo primo torneo nazionale, il W.I.B.C. vantava una competizione a 8 squadre (i 40
pionieri dell’organizzazione). Da quegli inizi il W.I.B.C. è cresciuto fino a diventare
la più grande organizzazione sportiva di donne nel mondo. Il suo torneo nazionale di
Las Vegas nel 1983 ha avuto più di 72.000 partecipanti. I membri dell’A.B.C. e del W.I.B.C.
crebbero fino a 4.600.000 e 4.000.000 rispettivamente nei primi anni Ottanta, periodo in
cui la popolazione totale organizzata del bowling toccò la cifra di circa 10 milioni.
Il bowling giovanile tesserato, che era precedentemente promosso sotto gli auspici di
tre gruppi - il Congresso Americano di Bowling Giovanile, l’Associazione Bowling Giovanile
e la Divisione Collegiata A.B.C./W.I.B.C. - furono riuniti in una sola organizzazione
nel 1982. La nuova Federazione Giovanile (C.A.J.B.A.), fornisce un gioco organizzato per
più di un milione di tesserati. Alcune ricerche mostrano che in quegli anni almeno 20 milioni
di persone giocavano a bowling almeno una volta al mese, un dato impressionante della
sua popolarità. Inoltre, uno studio del 1983, rivelò che più di 70 milioni di persone
negli USA, ha giocato a bowling almeno una volta all’anno (un terzo dell’intera popolazione).

Fino alla fondazione dell’A.B.C., che ha portato un’uniformità di base allo sport
in termini di equipaggiamento, regolamenti, regole, pratiche ecc., era impossibile
comparare le condizioni. Dopo che fu stabilito un certo livello di standardizzazione,
il bowling si è mosso attraverso una serie di livelli - o ere - tutti correlati alla
natura e al modo in cui le piste venivano trattate.
La rifinitura delle piste era sconosciuta, ma anche allora era ovvio che tutte le
condizioni non erano uguali. Dopo un’usura estesa della pista si sarebbe sviluppato un
canale che sarebbe servito al giocatore per guidare il suo tiro verso lo strike.
Riconoscendo questa disuguaglianza, l’A.B.C. nel 1908 stabilì la regola che, per essere
omologata, una pista avrebbe dovuto essere laccata o rispianata almeno ogni 12 mesi.
Comunque, “l’effetto uso” continuò a giocare un ruolo decisivo sulle condizioni della
pista per generazioni e può propriamente essere identificato come un influsso negativo
sulla maggior parte degli alti punteggi e dei totali registrati prima degli anni Sessanta.

Alcuni tipi di rivestimento delle piste furono adottati per aiutare a proteggere la
superficie di legno. Il tipo che ottenne una popolarità quasi universale durante gli
anni Venti e Trenta era chiamata gommalacca. La gommalacca ha origine nell’Asia
Orientale come un prodotto dell’insetto della gommalacca, che lascia la sostanza lacca
negli alberi per proteggere le larve. Questa lacca viene raccolta dagli alberi,
schiacciata, lavata, fusa e torta in un panno. La sostanza pura e gialla veniva
applicata alla pista creando una superficie relativamente soffice, dall’alta frizione.
In termini attuali potrebbe essere chiamata una finitura per la pista Shore-D, in
riferimento alla palla di plastica dal guscio tenero diffusa da Colombia 300 prima che
la regola della durezza di 72 punti dell’A.B.C. venisse introdotta.

Ere dei rifinimenti delle piste
1943 - Gommalacca
1944-1960 - Nitrocellulosa (lacca)
1961-1991 - Uretano
1992 - Acqua

Sebbene le palle da bowling di allora fossero di gomma dura e la presa in voga era
una foratura convenzionale da 2 fori, i giocatori di bowling avevano difficoltà ad
afferrarla. La tecnica popolare - e di maggior successo - era il farla girare “spinner”,
adottata da Hank Marino, o farla rotolare a “full-roller”, adottata da Ned Day e molti
altri di quell’era. Dall’inizio della seconda guerra mondiale, la gommalacca divenne
un prodotto difficile da reperire. I proprietari, avendo bisogno di qualcosa con cui
proteggere le piste, si rivolsero alla lacca. Il tipo particolare di lacca fu chiamato
nitrocellulosa e regnò con popolarità dalla metà degli anni Quaranta fino agli anni
Settanta. Ebbe un effetto importante sul modo di giocare: il tiro “semi-roller” entrò
in voga e i giocatori lavorarono duramente per inserire nel loro gioco una palla dal
rotolio più potente. La nitrocellulosa era una rifinitura molto dura, più dura della
maggioranza delle lacche designate più tardi. Sebbene dura, la rifinitura era anche
piuttosto porosa; ciò significa che quando l’olio veniva applicato, veniva assorbito
facilmente dalla finitura della pista. L’uso del trattamento della pista (con olio) non
divenne prevalente fino al tramonto dell’era della lacca. Da allora, comunque, la sua
applicazione sulla pista è cambiata, da una semplice distribuzione uniforme a quello
delle infinite e varie procedure, e sono queste le pratiche caotiche che dimostrano di
essere nel pieno della crisi per la condizione corrente di punteggio. Quando l’olio
veniva assorbito facilmente dalla vernice, come accadeva con la nitrocellulosa, c’erano
pochi problemi. La sostanza veniva eventualmente applicata per l’intera lunghezza e
ampiezza della pista. La condizione teneva bene, completata dallo stoppinaggio (simile
allo stoppino di una lampada a cherosene) poiché l’olio in superficie veniva lentamente
ripristinato. Due squadre da 5 persone potevano giocare senza registrare molti cambiamenti
nel modo in cui reagivano le piste. Questa era è parallela al periodo dello sviluppo
della macchina automatica per raccogliere i birilli, introdotta dapprima dall’A.M.F. nei
tardi anni Quaranta e poco tempo dopo dalla Brunswick. Nel 1951 la nuova macchina fu
adottata dall’A.B.C. eliminando così ciò che era sempre stato considerato un inconveniente
per lo sport, il bisogno di “pin boys”, i raccattabirilli.

Nei successivi 15 anni, i membri dell’A.B.C. sono quasi quadruplicati: è comunemente
considerato il periodo del massimo sviluppo del bowling, un periodo che si vorrebbe
rivivere. La lacca base-nitro iniziò a essere meno impiegata nei primi anni Sessanta,
e fu sostituita da rifiniture più soffici e meno porose, conducendo agli uretani di oggi,
molto difficilmente assorbenti. Alcune delle ragioni di questo erano: una domanda continua
per un rivestimento non infiammabile della pista; il desiderio per un rifinimento forte
ed elastico per ovviare ai costosi rifacimenti della superficie e di rivestimento; e la
guerra del Vietnam, che diede priorità militare ai prodotti a base di nitro. I problemi
iniziarono quando i rivestimenti meno porosi furono impiegati sulle piste. Fu un processo
graduale. L’olio, che precedentemente penetrava nel rivestimento e che veniva normalmente
steso per il gioco, adesso scivolava sui nuovi e impenetrabili uretani, dove poteva venire
raccolto e mosso dal rotolare della palla. Da quando la palla inizia il suo percorso dalla
linea di fallo e viaggia verso i birilli, l’olio seguiva un simile percorso. Ma poiché la
maggior parte dei tiri sono verso il centro della pista (più precisamente la traiettoria
dei “destri”), quella era la direzione in cui l’olio era spinto in modo significativo.
Dopo un periodo di tempo dipendente dal livello e dalla disposizione dell’olio che si muove,
la pista avrebbe dovuto sviluppare caratteristiche aggancianti. La palla agganciava prima,
su un’area a forte attrito, a causa del gioco pesante. Viceversa non agganciava molto fuori
dal percorso abituale, dove avrebbe potuto essere più vantaggioso giocare. Inoltre, l’olio
scivolava fino ai birilli facendo agganciare meno la palla. A volte, comunque, l’olio poteva
muoversi in fondo fino alla buca, sporcando la palla e facendola rotolare in modo non
appropriato. Comprensibilmente ciò non andava bene né ai giocatori né ai proprietari.
La soluzione: utilizzare la “migrazione” dell’olio, cioè non mettere olio sulla parte
verso i birilli poiché avrebbe scivolato giù in ogni modo. Questa è oggi la pratica in uso.
Nessuno olierebbe la pista in tutta la sua lunghezza con i prodotti correnti a disposizione.
Per ovviare l’interruzione dell’itinerario della palla - o la tendenza nel mezzo della pista
di agganciare più che all’esterno - fu tentata la pratica di aumentare o accumulare l’olio
applicato nel mezzo. Sebbene dapprima illegale, questa strategia di miscela divenne popolare
e quindi una procedura A.B.C. Sulla carta tutto questo suona abbastanza logico e non ci si
aspetterebbe che avrebbe prodotto un grande impatto sulla natura del gioco.
In realtà il condizionamento della pista era passato da un approccio semplice e progressivo,
a uno stato di estrema confusione. Una volta che i proprietari stabilirono che non era più
una buona idea ricoprire una pista per la sua intera lunghezza e ampiezza, si aprì il vaso
di Pandora. Quale divenne poi il metodo migliore? E dove? Ci sono molte risposte a queste domande,
tante quante le piste. Inoltre, poiché una ragionevole quantità in più di olio nel centro della
pista è solitamente permessa, a questo punto, se questo incremento di olio diventa eccessivo,
diventa una condizione bloccata. Come detto, non c’erano metodi scientifici per determinare e
misurare quanto l’olio incontri o ecceda i criteri dell’A.B.C. Perciò determinare una condizione
regolare è una decisione altamente giudizievole.

Non si può avere una piena comprensione della storia del bowling del XX secolo senza un
“background” delle condizioni delle piste e dei punteggi. E’ significativo capire perché il
bowling è spesso detto uno sport ambientale nonostante sia giocato al chiuso con un set
apparentemente completo di costanti (lunghezza della pista, palla da bowling e misura del
birillo ecc.). Il modo in cui una palla interagisce con una pista identifica il tipo di ambiente,
nel senso più ampio del termine, che è il fattore più importante nel determinare la qualità e
il tipo di sfida. Nel 1990 l’Associazione Proprietari stabilì, d’accordo con l’A.B.C., che il
condizionamento della pista deve prevedere olio da canale a canale e dalla linea di fallo alla
distanza che il responsabile di centro stabilisce. Questo sistema si chiama S.O.B.: “System of Bowling”.