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Il Circuito di Monza

Breve storia di uno tracciati automobilistici più vecchi (e più veloci!) del mondo.

Foto d'Epoca_MonzaIl Circuito di Monza sorse nell’attuale sede dell’omonimo parco nel 1922, solo 1 anno dopo la nascita di quel Gran Premio d’Italia, a cui, tutt’ora, esso lega principalmente la sua fama a livello mondiale.
L’autodromo fu realizzato su iniziativa dell’ ”Automobile Club di Milano”, che decise di festeggiare i suoi primi 25 anni con un circuito su cui si poteva provare le auto ed organizzare competizioni agonistiche, ad imitazione di quelli di Brookland ed Indianapolis, gli unici allora esistenti nel nascente panorama dell’automobilismo sportivo; il tracciato del primo Gran Premio d’Italia, infatti, che si era svolto nel 1921 a Montichiari, era stato semplicemente ottenuto usando le strade cittadine - un’usanza, oggi, limitata a rari casi.
Il progetto dell’Architetto Alfredo Rosselli, anche dopo le numerose modifiche intervenute nei decenni successivi, si è mantenuto nelle linee generali fino ad oggi: un tracciato stradale con 4 rettilinei e 7 curve, più un anello per l’alta velocità, di cui si intuì la spettacolarità quanto, presto, anche la sua pericolosità.
Un primo, grande, incidente mortale, con 30 vittime fra il pubblico fu causato dall’auto di Emilio Materassi nel 1928, e ciò spinse i responsabili ad introdurre delle chicanes nei due tratti per rallentare la velocità delle autovetture. Nel 1939, durante importanti lavori di ricostruzione integrale della pista, l’anello venne completamente demolito, per fare di nuovo la sua comparsa nel 1955, con curve su sopraelevate che, nonostante finirono in disuso già dagli anni ‘60, sono ancora oggi esistenti e percorribili a piedi dal visitatore del parco come un curioso reperto.
Sempre nel 1955, la vecchia Curva Sud con due angoli a 90° fu sostituita da una Parabolica, così chiamata per il suo raggio crescente, dove le macchine, dimezzando la velocità dopo l’ultimo rettilineo fino agli (attuali) 180 Km/h circa, costringe loro a rallentare, e si allarga successivamente, consentendo, così, di uscire di nuovo in piena accelerazione nel rettilineo d’arrivo, immediatamente seguente.
Dagli anni ‘70 fino ai primi del 2000, furono introdotte nuove modifiche nella pista per far fronte alla velocità, sempre crescente, delle autovetture, ed, insieme, all’esigenza di aumentarne la sicurezza: tre nuove varianti (la Goodyear dopo il rettilineo iniziale, la Roggia prima di Lesmo e l’Ascari dopo la Curva del Serraglio), l’ingrandimento degli spazi di fuga alle curve di Biassono e di Lesmo (era il 1994 ed erano appena avvenuti gli incidenti mortali di Ayrton Senna e Roland Ratzemrerger a Imola) ed il restringimento della seconda curva di Lesmo.
Nonostante queste misure di sicurezza, il tracciato rimane oggi uno dei più veloci della Formula 1, con una media record (realizzata nel 2004 da Barichello) di 260 Km/h - una sfida, per i piloti che la percorrono e che devono saper anche interpretare al meglio le mille variabili, che si presentano durante la gara: la velocità di punta, l’assetto, il consumo di freni e dei pneumatici, e persino il cambio di visibilità dalle zone d’ombra a quelle assolate (per effetto degli alberi del parco), senza lasciare nulla al caso.
Una nota dolente finale: è dal 1966, con Ludovico Scarfiotti su Ferrari, che il Gran Premio non è vinto da un italiano.

Piantina del Circuito di Monza