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Cosa fare in caso di spiaggia

Un altro luogo che mette a dura prova il bon ton è la spiaggia. Ecco come arrivare preparati e impeccabili e difendersi dai vicini maleducati

Con i tacchi sulla sabbia l'effetto ridicolo è assicurato!Siete lì, che vi godete il sole sulla pelle, la brezza che viene dal mare. E poi, all’improvviso: musica, voci, rumori, schizzi d’acqua e nuvole di sabbia, un pungente odore di olio solare al cocco. E’ finita la pace. Sono arrivati gli Altri. Non è una puntata di Lost, ma l’ambientazione e la lotta per la sopravvivenza si assomigliano, anche se qui, più che la vostra vita, è in gioco la tranquillità diuna giornata in spiaggia. Vediamo un po’ di regole di bon ton da mettere in atto in riva al mare, dove la tolleranza regna sovrana ma c’è un limite a tutto.

(S)coprirsi. Si parte, come sempre, dall’abbigliamento. Nonostante i pochi centimetri quadrati di stoffa necessari, la spiaggia iresce lo stesso a produrre notevoli mostri di cattivo gusto. La regola d’oro è: non mostrare agli altri quello che tu per primo non vorresti vedere. E qui ci sta anche una bella seduta di autocoscienza davanti allo specchio. Ma senza essere bacchettoni: il topless va bene, ma solo da sdraiate, a prendere il sole. Quando ci si alza, il pezzo di sopra del costume deve tornare al suo posto. E per andare al bar, copricostume per le donne e maglietta per gli uomini sono d’obbligo.

Gli occhiali da sole si tolgono quando ci si presenta, e di norma non è carino sostenere un’intera conversazione senza mai guardarsi negli occhi, anche se in spiaggia è accettabile. Vietati invece i gioielli vistosi, abbigliamento sgargiante e tacchi alti. Così come, per gli uomini, costumi aderenti che poco lasciano all’immaginazione - e che bagnati, se possibile, peggiorano anche.

Rumori. Cellulare con vibrazione o suoneria bassa, musica solo in cuffia, conversazioni confidenziali: l’intimità forzata della spiaggia spesso porta a sapere più di quanto si vorrebbe sui vicini d’ombrellone. Anche i bambini dovrebbero seguire qualche semplice regola, il mare non è il luogo dell’anarchia ma quello dove si testa la buona educazione..dei genitori. Non si urla, non ci si tira la sabbia, niente gavettoni o secchiate d’acqua se non si è fuori portata da chi prende tranquillamente il sole. E per i capricci inconsolabili, invece di alzare la voce, sgridare e sculacciare sotto l’ombrellone, per la gioia dei vicini, meglio una passeggiata sulla riva portando avanti la propria linea educativa senza comunicarla a tutta la spiaggia.

Giochi da spiaggia. E’ divertente giocare a palla, a racchettoni e simili sulla battigia, ma non è detto che gli altri bagnanti apprezzino. Prima di tutto, meglio scegliere una zona isolata, senza il continuo passaggio di altre persone: non tutti amano finire nel mezzo di una partita animata. Secondo: no alle palline da tennis che, intrise d’acqua, diventano armi improprie, e no anche ai palloni di cuoio. Esistono attrezzi apposta per la spiaggia, che riducono i danni in caso di impatto.
In acqua, poi, si entra con discrezione: niente corse, tuffi e schizzi, il luogo per le evoluzioni è a largo.

Va bene, direte, ma se a non rispettare l’educazione sono gli altri? Fuggite se potete, cambiando ombrellone e anche stabilimento. Ma se questo non basta, fatevi valere. Certo, suona un po’ talebano chiedere alla vicina in topless e perizoma di coprirsi almeno un po’, ma pretendere musica e suonerie a basso volume è il minimo sindacale.