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Il parco del Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino, situato nel meridione d'Italia, tra il sud della Basilicata e il nord della Calabria è il Parco più grande d'Italia.

Bagnato dal mar Jonio e dal mar Tirreno, il Parco del Mediterrano testimonia, con i massicci montuosi del Pollino e dell’Orsomarso, l’interccio millenario tra Natura e Uomo.

Il Parco Nazionale del Pollino è stato istituito il 31 dicembre 1990. L’emblema del Parco è il Pino loricato

Il Pino loricato (Pinus leucodermis Ant.) è un albero a corteccia fessurata in placche a scaglie lucenti; ha rami bianco grigiastri ed aghi verdi e cupi, larghi fino a 2 mm e lunghi fino a 6 - 7 cm. É un relitto dell’ultima glaciazione. Vegeta ormai nelle zone rocciose più impervie, modellato dal vento, dal gelo, dai fulmini.

Il territorio si compone di diversi massicci montuosi che, tra il Mar Ionio e il Mar Tirreno, si levano fino alle quote più alte dell’Appennino meridionale: il Massiccio del Pollino, i monti dell’Orsomarso e il monte Alpi.

Monte Pollino Il Massiccio del Pollino con le vette più alte del Parco: Serra Dolcedorme (2267 m), Monte Pollino (2248 m), Serra del Prete (2181 m), Serra delle Ciavole (2127 m) e Serra di Crispo (2053 m). Tra questi ultimi due rilievi, a quasi 2000 metri, si apre la Grande Porta che introduce ai Piani di Pollino, il più famoso e suggestivo pianoro di alta quota delimitato dai crinali da cui svettano gli esemplari più vetusti di Pino loricato che, dall’alto, dominano un territorio ricco di fiumi e di torrenti - Raganello, Frido, Peschiera, Sarmento - le cui acque scorrono precipitando in gole strettissime tra gigantesche pareti di roccia o inoltrandosi, tra mulinelli e cascate, in boschi di alberi secolari o, ancora, allargandosi in ampie, bianche pietraie.

Il Piano di Campotenese, ad una quota più bassa, separa il Massiccio del Pollino dai Monti di Orsomarso che si levano, fitti di vegetazione, nella parte sud occidentale del Parco, in direzione del Tirreno: il Cozzo del Pellegrino (1987 m), La Mula (1935 m), la Montea (1825 m), il Monte La Caccia (1744), il Monte Palanuda (1632 m), individuano un territorio di assoluta integrità e bellezza. Qui si aprono vallate incise da corsi d’acqua incontaminati - Argentino, Abatemarco, Lao, Rosa - che, tra balzi e cascate, danno luogo a scorci paesaggistici di notevole fascino. La presenza, ancora, di spettacolari monoliti o di particolari forme rocciose, come Pietra Campanara, Pietra Pertusata e Tavola dei Briganti, accrescono la forza suggestiva di uno scenario naturale tra i più incantevoli del meridione.

Nella parte settentrionale del Parco si leva, isolato, il Monte Alpi (1900 m) che si distingue dal Massiccio del Pollino e dai Monti dell’Orsomarso per la particolarità della sua origine geologica. Più ad ovest, si erge il Monte La Spina

Le rocce che formano il territorio sono di natura calcarea-dolomitica di origine sedimentaria che, 200 milioni di anni fa nel Triassico, costituivano il fondo della Tetide, il mare che divideva i due grandi continenti primordiali che sarebbero successivamente divenuti la placca africana e la placca europea.

Importanti testimonianze paleontologiche interessano il territorio del Parco: nelle rocce calcaree sono osservabili fossili di Rudiste, molluschi vissuti nei fondali della Tetide e scomparsi 65 milioni di anni fa.