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Le persephoni di Bova (Pasqua 2009)

Ogni anno la Domenica delle Palme (ingresso di Cristo in Gerusalemme) a Bova-Chora (RC), i bovesi celebrano un rito unico e spettacolare, sconosciuto nel resto della Regione.

L’usanza si manifesta come un momento di collettiva sacralità popolare, e consiste nel portare in processione, fino al santuario di San Leo, principale chiesa di Bova, delle grandi “statue” femminili “scolpite” con foglie di ulivo, (varietà Chianota-Sinopolese).
I contadini, intrecciando con maestria e pazienza, foglie di ulivo intorno ad un asse di canna, costruiscono delle figure femminili, le cosìddette “pupazze”.

Al termine di un laborioso procedimento di assemblaggio, le “figure”, differenziabili per dimensioni in madri e figlie, sono “vestite” cioè, abbellite ed adornate con fantasia con fiori freschi di campo, arricchite ed ingioiellate con frutta fresca e primizie.
Lo spettacolo offerto dalla processione delle “statue” vegetali, nell’attraversare le strette e tortuose vie di Bova, è una elegante e gioiosa sfilata di forme e colori.

Dopo la loro benedizione, le sculture, portate fuori dalla chiesa, sono avvicinate dalla gente ed in parte smembrate delle loro componenti, le “steddhi”, che vengono distribuite tra gli astanti.
Alcuni collocano almeno una “steddha” benedetta su un albero di ogni singolo podere, dove vi rimarrà per tutto l’anno a testimoniare l’intimo rapporto sacro che unisce uomo e creato.
Altri fissano le trecce di ulivo sulla parete della camera da letto, altri sull’anta della cristalliera assieme ad immagini sante e alle foto dei propri familiari.

Infine, c’è chi utilizza le foglie benedette per “sfumicari” (togliere il malocchio) alla casa, compresi i suoi abitanti.
Questa parte del rito si celebra ponendo su una brace, ardente, tre grani di sale più quattro foglioline consacrate disposte a croce.
Incensa gli ambienti il fumo che si innalza dalla brace, accompagnato dalla recita della seguente preghiera: “A menza a quattru cantuneri nci fu l’Arcangelu Gabrieli, dui occhi ti docchiaru, tri ti sanaru, lu Patri, lu Figghiu, lu Spiritu Santu. Tutti li mali mi vannu a mari e lu beni mi veni ccani. Lu nomu di San Petru e lu nomu di San Pascali, lu mali mi vai a mari lu beni mi veni ccani.
I ramoscelli benedetti, anche se vecchi di un anno, conservano intatta la loro sacralità, pertanto per disfarsene la gente non li butta nella spazzatura ma li incenerisce col fuoco.

L’origine greca del rito

Non conosciamo l’origine del rito che probabilmente risale al culto delle popolazioni preistoriche che usavano evocare la “Madre Terra” - “Mana Ji” nel greco di Bova con riti propiziatori delle messi e della fertilità: in tutta la cultura contadina del Sud Italia, ancora affiorano tracce di simili culti ancestrali.

Ma il rito che si ripete ciclicamente a Bova è speciale perchè le figure femminili, spesso giunoniche, ci ricordano il mito greco di Persephone e di sua madre Demetra, dee che presiedevano all’agricoltura.
La leggenda racconta che Ades, signore dell’oltretomba, invaghitosi della fanciulla Persephone, la rapì mentre raccoglieva fiori nel campo Niseo, portandola nel suo regno sotterraneo.

Ciò causò la scomparsa della vegetazione ma, dopo giorni di disperazione, le suppliche di Demetra a Zeus ottennero che la figlia, per metà dell’anno, tornasse con la madre sulla terra a far rifiorire e rinverdire campi e messi.
L’interpretazione mitica del ciclo delle stagioni e della fertilità della natura stabilisce un nesso inscindibile fra l’agricoltura e il destino dei mortali.
Nesso evocato anche dai culti misterici e orfici diffusi in Magna Grecia. Per avvalorare l’ipotesi del nesso e continuità nel tempo tra la processione del giorno delle Palme ed il mito di Persephone, consideriamo che:
- Bova vanta ascendenze magno-greche, tangibili nella sua “glossa greca”, ricca di vocaboli dorici;
- nella letteratura bovese sopravvivono figure mitologiche quali le “anaràde” (Nereidi) e le”làmie”.
- a Bova è viva la bella usanza di offrire al santo protettore San Leo i germogli di grano votivo, cioè piatti colmi di grano germinato al buio…;
- In una lettera indirizzata ai bovesi, San Luca, vescovo di Bova nel XIIsecolo, fa riferimento a dei riti che forse si possono leggere come simili a quello tutt’ora praticato;
- Un’altra ipotesi che viene avanzata sulla origine di questo culto ci è data dalla possibilità di mettere in relazione le sculture vegetali di Bova con la rappresentazione della Quaresima in area di influenza bizantina.

- In tutta l’attuale Grecia, infatti la quaresima è raffigurata come una figura femminile spesso come una piccola bambola, simile a quelle elementari intagliate dai pastori dell’area greca di Calabria.
Si può supporre pertanto una stratificazione della tradizione greco bizantina sul preesistente mito.
Tutto ciò ovviamente necessita di ulteriori e più approfondite indagini, ma quello che conta è che questo affascinante rito vada tutelato come patrimonio di Bova e di tutto l’Aspromonte, preservato per le sue implicazioni storico-culturali e, per la sua simbologia, proposto quale emblema del nostro rispetto e legame con la natura.