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Pitagora

Pitagora Vissuto tra il 580 e il 500 a.C.

Conoscere il luogo di nascita per quanto apparentemente non essenziale, è sicuramente motivo di vanto per la storia e la discendenza. Avvalorare l’ipotesi o meglio provare che i suoi natali erano italiani non è nostro compito; citare testi e testimonianze si!

Per alcuni studiosi è nato a Samo in Grecia, ma altri affermano che possa essere nato in Italia; tra i più autorevoli, S. Tommaso d’ Aquino, che narra: …vi furono altri filosofi italici in quella parte dell’Italia; una volta chiamata Magna Grecia ed oggi detta Puglia e Calabria, dei quali filosofi il più eminente fu Pitagora, Samio di patria, così detto da una certa città della Calabria”.

Samo è una cittadina posta in piena Magna Grecia. A 40 anni si trasferì a Kroton dove fondò una scuola di pensiero, che era anche una associazione politica e religiosa di uomini e di donne, famosa per la cultura e le doti atletiche dei suoi membri. Ebbe una grande influenza nella vita politica della città e fu circondato da rispetto e da fiducia illimitati. Pitagora giunse a Kroton quando la città aveva subito una grave sconfitta da parte dei Locresi nella battaglia della Sagra, presso il fiume Torbido, a Marina di Gioiosa Jonica, al confine tra le città di Locri e Kaulon. Con la sua eloquenza riuscì a sollevare il morale della popolazione, è il periodo in cui grande era il suo potere politico, lo si evince anche alcuni anni dopo, nel 510 a.C. quando scoppiò la guerra tra Sybaris, oggi Sibari, e Kroton. Il tiranno di Sybaris intendeva ottenere la restituzione di 500 ricchi cittadini fuggiti della Sibaritide rifugiatosi a Kroton, intimò la guerra poichè le autorità con Pitagora in testa, erano per il sostegno del dovere religioso, del rispetto dell’asilo. La guerra si concluse con la sconfitta e la distruzione di Sybaris.

I pitagorici favorivano gli interessi aristocratici, ed il loro ribadire, come base della politica l’origine autoritaria della verità, l’organizzazione gerarchica della comunità, l’obbligo del silenzio sugli insegnamenti della setta e, non ultimo, la pratica del vegetarianismo accompagnata da crociate contro macellai e cacciatori, finì col creare malcontenti, che esplosero in una violenta sommossa popolare. Essi furono cacciati dalla città e Pitagora fuggì verso Locri facendo tappa a Kaulon, dove la sua scuola, che contava molti adepti, si era prodigata per far accogliere da Locri il suo maestro, ma i Locresi gli rifiutarono asilo, lo trovò successivamente a Metaponto, dove pochi anni dopo,alla età di novanta anni morì. Per i pitagorici, i numeri sono il principio di tutte le cose.

L’eredità che essi hanno lasciato è grande: il teorema del quadrato e dell’ipotenusa, ilcalcolo decimale, la tavola pitagorica, ecc. Altro aspetto rilevante era la cura dell’anima e del corpo. La musica libera l’anima dalle passioni irrazionali e il corpo dalle malattie: la purificazione dell’anima è anche purificazione del corpo, e viceversa. Essi si dedicavano alla corsa e alla lotta e seguivano rigorose prescrizioni dietetiche.