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Il carbonaio

Il mestiere del carbonaio si tramanda da secoli, da generazione in generazione, ancora oggi in Calabria sono attivi i Carbonari delle Serre Calabre

La Donazione di Ruggiero il Normanno a Brunone di Colonia, fondatore dell’Ordine dei Certosini, sul finire del secolo XI, includeva, oltre alle terre intorno all’attuale cittadina di Serra San Bruno, lo sfruttamento delle miniere presenti nel territorio.

Ma la presenza in Calabria di fonderie, alimentate da carbone prodotto a legna, risale ad epoche più remote: i Fenici erano già a conoscenza di questa tecnica di fusione. La produzione del carbone vegetale seguì, nel corso della storia, quello delle alterne vicende delle miniere concentrate, quasi esclusivamente, nei territori di Stilo e Pazzano. Nel 1771 viene fondata la Ferriera di Mongiana.

Essa divenne, nel corso degli anni, la più importante fabbrica di armi del regno Borbonico e nelle sue officine vennero realizzati, oltre che il famoso fucile “Mongiana”, anche componenti per ferrovie, ponti sospesi, travi metalliche, monete e numerosi altri importanti prodotti. Tra il 1850 e il 1860 gli operai specializzati che vi lavoravano giunsero a oltre 1500 unità di cui circa duecento erano “carbonieri”.

Con l’avvento dell’Unità d’Italia, la difficoltà dei trasporti, ma soprattutto le scelte poco oculate del nuovo Governo, portarono alla fine delle attività industriali delle Ferriere e delle Officine di Mongiana e, fatto conseguente, ma ancora più grave, alla disoccupazione e alla fame di migliaia di famiglie. L’esodo dell’imigrazione verso le Americhe della fine dell’800 e degli inizi del ‘900 li coinvolse e la maggior parte di loro s’imbarco alla ricerca di “pane” e di una nuova, umana dignità.

Rimasero nelle Serre poche famiglie in grado di produrre il carbone, utilizzato da allora e, a volte, ancora oggi, come combustibile per il riscaldamento nelle case. Il mestiere di carbonaio si tramanda da secoli, da generazione in generazione; ed oggi sono attivi nelle Serre Calabresi diversi cantieri.
S i inizia preparando la legna in circolo per un diametro di otto - dieci metri. Su tale circolo si costruisce la “fossa ” cioe’ il cumulo di legna da bruciare. A partire dal centro della fossa si costruisce un vero e proprio camino la cui altezza arriva anche fino a quattro metri.
Finita di costruire, la fossa viene ricoperta con felci e terra alla scopo di permettere la combustione in assenza di ossigeno.

Ultimata tale operazione viene acceso il fuoco versando braci attraverso il camino. E’ importante non far spegnere il fuoco ed occorre quindi una continua sorveglianza. La combustione dura fino a venticinque giorni.
Allo scopo di favorire la combustione vengono praticati alcuni fori.
Alla fine della combustione la fossa viene raffreddata con getti di acqua prima di raccogliere il carbone.
Dalla operazione di pulizia della fossa e raccolta del prodotto trae origine il termine dialettale -scarvunare-.

Qui, sicuramente, si produce la carbonella migliore che esiste oggi sul mercato: sarà la purezza del legno di faggio, sarà il profumo degli immensi e incontaminati boschi che compongono le Serre calabre, sarà la bravura dei carbonai.

Sicuramente è … la cultura di una millenaria storia di umiltà, di lavoro, di onestà e di orgoglio!