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Abbasso la Corea!

Così come i coreani scrivono nel loro stadio "Again 1966", io mi prendo il mio spazio per urlare un mastodontico "Abbasso Corea", sperando che porti bene.

Genti di tutta Italia unitevi e tifate forte per gli azzurri, che è il momento di lottare! Ci aspetta la Corea, una squadra di giocatorucoli che in qualsiasi altro momento della vita ci farebbe la stessa paura di un microcefalo, ma che in questo Mondiale, da padrona di casa, rappresenta una minaccia. Eppoi ci sono gli arbitri, che continuano a fischiarci contro: c’è da sperare che di fronte ad uno stadio pieno di coreani rossi e urlanti rimanga imparziale.

Insomma, è il momento di sentirci tutti azzurri. Vi spiego in breve le operazioni da fare:

- stringerci uno vicino all’altro (e se abbiamo un partner, stringiamogli la manina)

- collegarci mentalmente a tutti i santi protettori degli azzurri

- gufare continuamente, con gesti e parole, ogni tocco di palla di coreano

- guardare attentamente il momento in cui Trapattoni getta l’acqua santa sul prato, e appena l’ha fatto dire: “Amen”.

- abbracciarci sguaiatamente e urlare come pazzi nel caso in cui un azzurro butti la palla in rete (e se siamo particolarmente caldi, fare anche un simpatico gesto dell’ombrello a 42.000 coreani che facevano i bulli scrivendo “Again 1966”).

A questo punto, se Totti e Del Piero (o chi per loro) si applicano e accumulano tutte le speranze che telepaticamente gli trasmetteremo, faranno parlare la loro classe. E allora dopo faremo i conti.

E ora basta, vado a prepararmi psicologicamente per la partita.

(foto AP)