E ora pensiamo ai tedeschi

Mentre in Germania scoppia la Gattuso mania, gli azzurri tornano ad allenarsi in vista della semifinale di martedi a Dortmund. Previsto un unico cambio: Materazzi.

La Spagna con i suoi spocchiosi giornalisti a casa da un po’, il favoritissimo Brasile dei Ronaldo e dei Ronaldinho (praticamente nullo) a casa, l’Inghilterra di Eriksson (più bravo come playboy che come allenatore) a casa, l’Argentina dal fantasmagorico attacco a casa.
Noi invece ci siamo ancora, e martedi sera lotteremo per andare in finale, quella finale che ci manca da 12 anni (e da 24 anni, e da 36 anni).

Mentre in Germania esplode la Gattuso mania (qualcuno ha detto che è lui il giocatore simbolo non solo dell’Italia, ma addirittura dei Mondiali), gli azzurri sono tornati ad allenarsi per preparare la partita di Dortmund. In uno stadio che sarà una bolgia infernale, speriamo che lo spirito dei Baggio e dei Del Piero d’annata (con la Juve lo espugnarono segnando splendidi gol) irradi l’animo di Totti e lo spinga a fare magie.
I tedeschi ci credono, un tizio di nome Metzelder (che fa lo stopper) ha detto: “Per noi Dortmund è un bastione inespugnabile, è il nostro stadio portafortuna“. Lì la Germania ha giocato 11 partite, vincendone 10 e pareggiando l’altra, insomma è imbattuta. Noi rispondiamo con la nostra cabala: ai Mondiali quando abbiamo incontrato i crucchi li abbiamo sempre sconfitti.

A livello di formazione, scontata la riconferma degli 11 che hanno battuto l’Ucraina con la sola variazione di Materazzi al posto di Barzagli (e speriamo che l’arbitro stavolta non s’inventi eccessive espulsioni). Ecco alcune voci:
Gattuso - “Metterei una firma grande come una casa pur di vedere l’Italia in finale anche senza di me. Non penserò al cartellino, perché se lo faccio non gioco come so fare. Sarà una prova di maturità; una prova con me stesso. Sembra però che l’ammonizione me l’hanno giù data: non è che mi devo mettere la fascia di Rambo e andare a beccarlo per forza; me lo mangio il cartellino.” Sei un mito.
Zambrotta - “Era da tanto che non segnavo un gol così: averlo fatto proprio nel giorno in cui avevamo la testa a Gianluca Pessotto mi ha fatto venire i brividi. Un gol così lo avevo fatto con il Bari a Vicenza nel ‘97. Fu la mia prima rete in A. Davvero era nel destino”. Bene Gianluca, ne vogliamo un altro martedi.

(foto Fifaworldcup.com)

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