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2 - Considerazioni preliminari

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La prima e più logica suddivisione da tempo è stata, per l’uomo primitivo il giorno, scandito dall’alternarsi della luce e del buio. Poi, in un momento imprecisato del paleolitico, lo sguardo scoprì e riconobbe un grande orologio e calendario naturale: la Luna. Osservò le sue fasi: Luna crescente, piena e calante. In seguito l’astro notturno spariva per circa tre giorni per poi ricominciare da capo la stessa misteriosa danza. L’intero ciclo durava poco più di 29 giorni. Era nato il concetto di mese. Un concetto legato contemporaneamente alla funzionalità e alla magia. Non fu difficile, infatti, riconoscere in questo periodo la stessa durata del ciclo ormonale della donna e, quindi, raggiungere il convincimento che tra la Luna e la Donna ci fosse una precisa correlazione magico-funzionale. Notevoli tracce di ciò permangono nell’analisi etimologica e semantica di alcuni termini che derivano tutti dalla stessa radice sanscrita ME con significati afferenti la misurazione, non solo del tempo. Da tale radice provengono i termini italiani Mese (latino, mensis) ma anche MEstruazione e MEtro, come d’altra parte i termini analoghi mami e mas (sanscrito), mah (avestico e antico prussiano), manu (lituano), mena (gotico), mène (Luna, greco) e chissà quanti altri 1.
Successivi ragionamenti permisero di stabilire che dopo circa 12 lunazioni le stesse stagioni (ancora genericamente divise in stagione calda e stagione fredda oppure stagione piovosa e stagione secca) si ripetevano, sia pure con un certo ritardo. In realtà il mese sinodico, cioè calcolato sulle fasi lunari, dura 29,53059 giorni 2 e dodici lunazioni si estinguono in un periodo di 356,36708 giorni, ma i nostri antenati calcolavano mesi di 29 giorni interi raggiungendo un totale di 348 giorni (29×12) giorni invece dei circa 365 e un quarto a cui siamo oggi abituati. Era nato l’anno, anche se un po’ rachitico. Quando poi nel neolitico si diffuse l’agricoltura (e soprattutto la cerealicoltura) divenne necessario disporre di un calendario più preciso che determinasse con esattezza i giorni della semina e del raccolto. Quei diciassette giorni di differenza cominciarono a dar fastidio, soprattutto perché di anno in anno si andavano sommando gli uni agli altri costringendo gli studiosi del tempo a continui adattamenti del calendario teorico o sacro alle esigenze agricole. Così qualche osservatore dell’epoca cominciò a calcolare diversamente la durata di una lunazione facendo riferimento al periodico passaggio più o meno ravvicinato della Luna accanto ad una stella o ad un gruppo di stelle. Questo calcolo portò ad una valutazione di 28 giorni circa (ancora più vicino al ciclo mestruale ). Oggi sappiamo che il mese siderale (o tempo di rivoluzione) è di 27 giorni, 7 ore, 43 minuti e 11,5 secondi, e che 13 lunazioni corrispondono a poco più di 359 giorni, ma a quei tempi non si andava tanto per il sottile: si approssimò il valore a 28 e si calcolò che un anno di 13 mesi doveva durare 364 giorni (28×13). Niente male, come approssimazione, per un astronomo di quasi diecimila anni fa!……

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