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4 - Le analogie.

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Sono noti numerosi gruppi di segni analoghi a quelli che inizialmente abbiamo definito Calendari A, B e C e che risultano presenti sin dalla preistoria. Celebri in particolare: il pendalocco 4 in avorio, inciso con tratti e tacche, e la Venere di Laussel, nota anche come Dea del Corno 5.

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Pendalocco in avorio con 14 tacche

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Venere di Laussel. (Gravettiano,25000 a.C.)

Il pendalocco presenta 14 tacche nettamente tracciate sulla parte convessa, mentre la Venere di Laussel, dalle palesi caratteristiche steatopigie, sostiene con la mano destra un corno che presenta 13 segni simili incisi. Dallo stesso periodo e dalla stessa zona provengono almeno altri due bassorilievi 6 con caratteristiche analoghe alla Venere. Queste ed altre incisioni paleolitiche, neolitiche e anche posteriori sono spesso state considerate come rappresentazioni di calendari lunari. Basterebbe per tutte ricordare il pesce sovrastato da sette segni dell’Abrì du Poisson 7 e i tredici punti dipinti con pigmenti al manganese sotto il celebre Cervo di Lascaux 8.





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Abrì du Poisson salmone (Gravettiano,25000 a.C. circa)

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Il Cervo di Lascaux (Magdaleniano, 13000 a. C circa)

D’altra parte già negli anni ‘70, Alexander Marshak aveva sostenuto che nel Paleolitico Superiore (dal primo Aurignaziano al tardo Magdaleniano) esisteva un sistema di notazioni del tempo basato sull’osservazione delle fasi lunari e che “il ciclo lunare era analizzato, memorizzato e utilizzato per scopi pratici circa 15.000 anni prima della scoperta della agricoltura. In base a ciò si può capire meglio la grande importanza della luna nella mitologia arcaiche, e soprattutto l’integrazione in un unico sistema, da parte del simbolismo lunare, di realtà diverse tra loro come la donna, le acque, la vegetazione, il serpente, la fertilità, la morte, la ri-nascita” 9.
Il serpente in particolare, risulta essere un simbolo, quasi un’epifania, della Luna sia perché scompare e riappare (gli antichi credevano che vivesse sotto terra), sia perché, secondo una leggenda riportata da Aristotele e Plinio, avrebbe tanti anelli quanti sono i giorni del mese lunare 10 , ma soprattutto perché il suo periodico sgusciar via dalla vecchia pelle, abbandonata come ormai inutile spoglia mortale, diede origine alla leggenda della sua immortalità e lo trasformò in un simbolo della rigenerazione periodica, come la Luna, appunto, che regolarmente scompare e rinasce. Il collegamento della luna col serpente ci interessa in modo specifico: non a caso nei miti arcaici questo (o un mostro marino a forma di drago, ma comunque collegato con le acque) custodisce la sacra sorgente e la fonte dell’immortalità e quindi della conoscenza e della pre-scienza che permette di scrutare nel presente e nel futuro il volere degli dei; custodisce infatti l’Albero della Vita, l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, la Fonte della Gioventù e l’oracolo di Delfi, almeno nel periodo pre-apollineo del mito. Anzi c’è di più: a Delfi, il drago che custodiva l’oracolo della dea Terra che fu poi conquistato da Apollo era un drago-femmina (dràkaina) 11. Di qui è possibile ipotizzare una serie di correlazioni fra la Luna e i suoi calendari posti nei pressi del luogo ove, secondo la leggenda, profetava la Sibilla. L’aspetto acquatico è rappresentato in prima istanza dal fatto che i calendari sono posti esattamente di fronte al mare e quest’ultimo è probabilmente l’elemento che in maniera più macroscopica è collegato alla Luna: basta pensare alle maree. Ma potrebbe esserci un collegamento più sottile ad unire l’acqua, le profezie, la Sibilla Cumana e la Luna: il serpente. Il serpente è sacro ad Apollo, dio di Cuma e dio delle profezie: non dovrebbe essere difficile trovare tracce del suo culto nei dintorni del dràmos.

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