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5 - Le ipotesi

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Ci troviamo ora a disporre del numero 29 che indica i giorni del mese sinodico, correlato al numero 12 che indica i mesi dell’anno corrispondente (29×12=348) e inoltre del numero 28, i giorni del mese siderale, correlato al numero 13, i mesi necessari perché si compia un anno (28×13=364). E poiché 28 è divisibile per 4 ecco che nasce la settimana, intesa come quarta parte del mese, corrispondente all’incirca alla durata di una fase lunare, per esempio dal 1° quarto alla Luna piena. Il che spiega, tra l’altro, i sette segni dell’Abrì du Poisson. A questo punto sarebbe semplice attribuire al primo gruppo di tacche descritto a Cuma il significato di mese lunare (sinodico, 29 giorni), al secondo gruppo (8+5) in basso a destra (con tutte le perplessità sopra manifestate) ed al terzo (assai più sicuro), individuato dal nostro giovane amico, quello di anno (basato sul mese siderale: 28 giorni per 13 mesi, o sul sistema metodico: 13 mesi di 29,5 giorni). La considerazione poi delle condizioni climatiche generali del luogo ci potrebbe spiegare come mai nel secondo gruppo (Calendario B) i primi otto mesi siano raffigurati in maniera diversa dai successivi cinque: sono i mesi caldi, estivi diremmo oggi. E gli altri, benché oggettivamente in numero minore, sono più distanziati, quasi a ricordarci come l’inverno, per breve che sia, ci appaia soggettivamente più lungo, interminabile, a volte.
Qualcuno però 12, alludendo al corno della Venere di Laussel, ha ipotizzato che il numero 13 rappresenti i giorni della Luna crescente e anche questo potrebbe essere preso in considerazione. Il pendalocco potrebbe rappresentare due successivi fasi lunari (due settimane: 14 giorni) ed il corno, trionfalmente mostrato dallo splendido bassorilievo della Venere di Laussel, l’anno di 13 mesi.
Lello Riccio, appassionato di numismatica e di storia antica, mi ha fatto rilevare come sul verso della maggior parte delle monete cumane sia rappresentato un mitile ed ha recentemente ipotizzato, nel corso di un’interessante conferenza, un collegamento fra l’oracolo di Cuma e quello di Efira, in Epiro. Qui, il professor Sotiris Dakaris 13 ha ritrovato, sul fondo della cosiddetta “Ade”, centinaia di gusci di molluschi insieme a tracce di fuochi, ossa di animali, grosse fave e mucchi di neri grumi di hascisc che fanno subito pensare ad un oracolo basato sull’incubatio. La cosa in se, non sarebbe molta significativa se la stessa fonte non citasse anche il particolare che i “clienti”, una volta ammessi all’interno del Nekromantheion, dovevano lasciare la luce del sole per 29 giorni. Anche il rituale dell’oracolo dei morti mesopotamico descritto da Luciano nel Menippo durava 29 giorni, che cominciavano dalla Luna Nuova.Il che ci riporta al Calendario A di 29 segni.Ulteriori approfondimenti, che sono ancora allo studio, sembrano ipotizzare una precisa relazione fra il salmone dell’Abrì du Poisson ed il segno fusiforme o ittiforme di Cuma ( Calendario C).Il nesso andrebbe ricercato considerando come punto di partenza immagini come quella della Dea-Pesce di Lepenski Vir (sesto millennio a.C.) e dell’anfora ovoidale di Tebe in Beozia (settimo secolo a.C.) 14.
Inoltre, una recente rianalisi di alcune vecchie diapositive in mio possesso, scattate all’interno della Cripta Romana di Cuma, ha messo in luce la presenza di altri due segni incisi sulla parete settentrionale. Il principale dei due si trova a circa metà percorso, quasi al di sotto di uno degli archi di sostegno realizzati posteriormente. Essi ricordano ambedue la parte superiore del segno fusiforme che si trova accanto al Calendario C.






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Cuma:Calendario C e segno fusiforme

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Anfora ovoidale di Tebe (Boezia, particolaere Sub Geometrico Arcaico Iniziale, 700-675 a.C.)Notare il pesce riprodotto sulla parte inferiore dell’abito, in corrispondenza dell’utero, e l’abbondanza di simboli sia lunari (cani latranti, spirale, pavoni, la reticolatura del pesce, la testa di toro, l’utero sopra il cane di destra) che solari (svastiche). Dall’altra parte dell’anfora, qui non visibile, la dea appare nelle epifania di un uccello con ali spiegate ed il corpo di un pesce reticolato.


Mentre infatti il fuso del Calendario C può essere assimilato ad un pesce, e quindi correlato al culto della Dea-Pesce, quello della Cripta, anch’esso inciso, come il primo, sulla parete nord ma troppo lontano dall’ambiente esterno e perciò non in vista del mare, sarebbe meglio interpretabile come un utero o ancor più come una vulva e correlato ad una più generica e non meglio definita Dea-Madre, forse Era, il cui culto è stato importantissimo a Cuma sin dalla fondazione, oppure ad Iside, almeno nella versione romana mirabilmente descritta nell’ XI libro dell’ Asino d’oro di Apuleio, i cui rituali sono attestati in loco dalla recente scoperta, effettuata da Paolo Caputo, di un santuario a lei dedicato o addirittura a qualche analoga divinità locale risalente forse al neolitico e mai dimenticata dalla fede popolare che, come spesso è accaduto, potrebbe aver effettuato un’opera di sincretismo con le divinità femminili importate dai successivi conquitatori. Il significato di fondo, comunque, non cambierebbi di molto: il gruppo utero/vulva/pesce è composto da elemnti che nel pensiero più antico sono perfettamente scambibili, come dimostrano le figurazioni sul sarcofago post -palatiale 15 di Armenoi (Creta), la stessa anfora ovoidale di Tebe citata sopra 14, l’urna a forma di civetta 16 di Lemnos (”Fase Verde” di Poliochni) e infinite altre immagini risalenti a periodi anche più antichi, dei genitali esterni femminili correlati alla forma del pesce.

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