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Il calendario romano

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Il calendario occidentale deriva dal calendario romano, scritto nel 300 a.C circa ma probabilmente risalente a prima della fondazione della repubblica avvenuta nel 510 a.C. Questo calendario puramente di uso agricolo consisteva in un elenco di giorni giusti, fas, per la gestione degli affari ed utilizzava due unità base il giorno, regolato dal moto del sole e il mese, dato dal mese sinodico lunare. L’anno o annus era costituito da 120 giorni ripartiti in quattro mesi: Martius, Aprilis, Maius e Junius ciascuno di 30 giorni. In seguito vennero aggiunti sei mesi, Quintilius,Sextilis, September, October November, i cui nomi indicavano non delle divinità come i precedenti ma semplicemente un ordine numerico.
In questo modo l’anno durava 300 giorni, anche se più tardi Romolo come vuole la tradizione aggiunse altri quattro giorni per un totale di 304 giorni.
Ovviamente un anno così conteggiato non corrispondeva alla realtà temporale poichè sappiamo che l’anno tropico dura ben 365,24 giorni.
Anche se senbra strano, per i Romani non era imporatante conteggiare il tempo in cui non succedeva niente dal punto di vista agricolo.
Più tardi con Numa Ponpilio al calendario furono aggiunti altri 50 giorni ai quali furono sommati altri 8 giorni sottratti ai mesi già esistenti per formare due nuovi mesi quello di Gennaio e di Febbraio, lunghi 29 giorni.
Entro il 150 a.C fu aggiunto un giorno a Gennaio, così che adesso il calendario romano contava 355 giorni. In questo modo l’anno durava quanto l’anno lunare e quindi differiva ancora di circa 11 giorni da quello solare. Tutto il periodo di massima ascesa dell’Impero romano sarà contraddistinto dal tentativo di accordare i cicli di questi due corpi celesti, la Luna e il Sole. Nel 150 a.C crearono un mese di 22 o 23 giorni detto Mercedonius,inserito dopo il 23 Febbraio un anno si e un anno no così arrivarono ad un anno di 366 giorni. Questa intercalazione creò con il passare del tempo molta confusione, tale che nel 45 a.C Giulio Cesare ordinò a Sosigene astronomo egiziano la riforma del calendario in quanto a quell’epoca il tempo civile era discordante di tre mesi rispetto al tempo astronomico naturale. La riforma giuliana consistette nell’ abbandonare il mese sinodico, furono creati 12 mesi di 30 o 31 giorni per un valore annuo di 365 giorni. Divenne così un calendario solo solare. Ogni quattro anni si aggiungeva un giorno al mese di Febbraio, in questo modo gli eventi solari previsti da questo calendario avrebbero avuto un solo giorno di ritardo in un secolo. Il calendario romano giuliano rimase inalterato fino alla riforma Gregoriana del 1582 dove per motivi religiosi e per riaccordare il calendario vennero fatte delle modifiche tra cui quella di spostare l’equinozio di primavera dall’11 Marzo, data in cui cadeva secondo il calendario nel 1582, al 21 Marzo. Inoltre il primo mese dell’anno era Gennaio, mentre per il calendario giuliano era Marzo in quanto per quei tempi il solstizio d’inverno cadeva in quel mese e non in dicembre.

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