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ANNO 2000 - Don Camillo e il suo gregge - IL PRETE SECONDO (GUARESCHI)

Il tema per un anno così importante (fine di un secolo, fine del secondo millennio, Anno Santo, Giubileo e preparazione all’apertura del terzo millennio) era obbligato IL PRETE SECONDO GUARESCHI ovverosia “Don Camillo e il suo gregge”. L’interesse per 1′argomento è emerso anche nel Convegno alla Madonna dei Prati di Busseto mercoledì 31 marzo 1999, ore 20,30, dagli autorevoli interventi di S.E. Mons. Maurizio Galli, Vescovo di Fidenza e dal giornalista, nonché presidente del Club dei 23, Giovanni Lugaresi. Nell’ottica del Giubileo, ritorno a Dio, conversione e indulgenza, anche noi, interessati all’avvenimento, ci interroghiamo. Ma che prete era Don Camillo? Che figura ci avrebbe fatto nel 2000? Avrebbe ancora qualcosa da insegnare? Abbiamo tentato di “scavare” nel personaggio con 1′aiuto di ottimi ed esperti conoscitori. Per Giovanni Gugareshi, Don Camillo è senza dubbio un parroco di campagna, ma che ha ben poco in comune sia con quello di Nicola Lisi,estatico e isolato,

sia con quello di Georges Bernanos, tormentato e sofferente, e men che meno con il don Abbondio di Manzoni. È UN PRETE secondo i canoni del Concilio di Trento: di grande virtù, fede convinta, preghiera, obbedienza, umiltà generosità e coraggio. È UN PRETE con sufficiente preparazione, magari con poche idee, ma precise, ben assortite e proclamate talvolta con sufficienza, specialmente nei confronti del suo eterno e rozzo avversario, Peppone. È UN PRETE DEL SUO TEMPO, dunque, immerso nella politica. Qui purtroppo, esasperando il “pesante clima” padano dell’immediato dopoguerra, rivela tutta la sua virulenza, impulsività… i suoi peccati. Ma a suo merito va anche detto che è un prete talmente inserito nel contesto sociale della Bassa e convinto della bontà delle virtù cristiane, da vivere la vita e i problemi della sua gente con esemplare generosità e partecipazione, condividendone la povertà senza lamentarsi. È insomma un prete in carne e ossa perchè Guareschi, suo padre, 1′ha “messo insieme” attingendo a personaggi concreti. La prima “idea” 1′ha avuta dallo zio materno Oliviero Maghenzani, morto giovanissimo col desiderio di diventare missionario. La struttura fisica 1′ha presa da Don Lamberto Torricelli, il parroco della sua infanzia a Marore, grande e grosso con “mani larghe come badili e dello spessore di un mattone”. Lo slancio generoso della carità è quello di Padre Lino da Parma instancabile fra i poveri di Oltre Torrente come fra i carcerati di S. Francesco. Mentre il coraggio e il rischio della condivisione a tutti i costi sono quelli di Don Giovanni Bernini, parroco di Mezzano Inferiore al tempo dell’alluvione del 1951. Ma il più e il meglio gli viene da “suo padre” Giovannino Guareschi. La “scoperta”, secondo Alessandro Pronzato, fu fatta una notte quando approfittando della breve pausa di sonno del padre, potè soddisfare la voglia matta di rovistare nella “sbudellata sacca” custodita sempre dal “genitore” con grande circospezione. Qui rimangono tracce inconfutabili di dignità, perdono, onestà, forza d’animo, resistenza, capacità di sacrificio, coerenza, libertà ed altri tesori rarissimi… Aveva scoperto la straordinaria stoffa umana e cristiana di suo padre, non poteva lasciarla inutilizzata. Tutta quella refurtiva andò a finire nel suo breviario e divenne oggetto di lettura attenta e meditazione. Così Don Camillo finì per identificarsi totalmente con la figura del proprio “padre” Giovannino e questi a poco a poco diventò Don Camillo. Come se ciò non bastasse Don Camillo aveva a disposizione anche un altro eccezionale precettore, un impareggiabile maestro: Il Cristo dell’altare. Paterno, paziente e indulgente, ma, all’occorrenza, anche energico e convincente. Ebbene il Cristo dell’altare, dice Giovannino Guareschi, è “il mio Cristo, cioè la voce della mia coscienza… “; una coscienza cristiana a tutti gli effetti, diciamo noi, in tutti i richiami, in ogni comportamento. Bilancio, per un prete di campagna, più che positivo perchè i valori e le virtù che esprime, liberati dall’involucro di modi non sempre esemplari, superano di gran lunga i difetti e le manchevolezze… e vanno bene anche nel 2000.

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