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La Leggenda della Punta Campanella

Scopriamo insieme il perche' di questo nome: Punta Campanella

Il  nome Campanella
gli venne deriva da una torre di avvistamento che, appunto col suono
di una campana, metteva in allarme la gente della costa all’arrivo dei saraceni.

La torre fu costruita nel lontano 1355
da Roberto d’Angio’. La punta scende
sul mare dalla sommita’ del monte San Costanzo
, alto 498  metri.

Si racconta che:

Vicino all’incantevole spiaggia di Sorrento vi e’ uno
scoglio che i marinai del luogo chiamano la Punta della Campanella
. Qui marinai, nella ricorrenza di di Sant’Antonino
(14 Febbraio), quando viene la sera, si raccolgono sulla spiaggia
e sentono venire da sotto le acque un suono leggero di campane, legato ad
una popolare leggenda.

Nel tempo in cui i pirati barbareschi infestavano le spiagge dei mari meridionali,
un giorno alcune tartane saracene apparvero al largo e si diressero a vele
spiegate verso Sorrento, per metterla a sacco e a fuoco. La citta’ era affidata,
per la difesa, a una antica e nobile famiglia, quella dei Correale, che aveva
l’incarico di custodirne, coi suoi armati, le quattro porte. Ma, per disgrazia,
una di queste quattro porte era stata affidata ad un servo infedele, di nome
Ferdinando.

Costui apri’ la porta al nemico, e i Saraceni irruppero urlando, con le scimitarre
sguainate. Quello che avvenne e’ facile immaginarlo: la misera citta’ fu
abbandonata al massacro, i cittadini furono uccisi, le chiese e le case depredate
e poi date alle fiamme.

Radunato un enorme bottino sulla spiaggia, i pirati pensarono di portar via
anche le campane. Le calarono giu’ dal campanile della chiesa e le misero
sulle tartane, col proposito di portarle ad Algeri.

Fra quelle campane ve n’era una che stava sul campanile della chiesa di
Sant’Antonino
: una campana bellissima; melodiosa, che quando
spandeva i suoi rintocchi, pareva ne godessero anche le onde del mare. Le
orde piratesche l’issarono sulla tartana ammiraglia e spiegarono le vele
per fuggire.


Difatti le navi nemiche si mossero, avanzarono per un certo tempo ma,

quando l’ammiraglia giunse all’altezza della Punta
ora della Campanella, non poté
procedere oltre. Sembrava che avesse urtato contro un banco di sabbia. I
Saraceni si misero a manovrare, per vedere se riuscivano a smuoverla, ma
tutto fu inutile: ad ogni manovra, la barca rispondeva

irrigidendosi di piu’. Si spostava per andare indietro, si girava a destra
e a sinistra, ma, quando si trattava di farle doppiare il capo, non c’era
verso di farla andare avanti d’un metro. Sembrava che una mano di ferro la
tenesse inchiodata sul fondo.

Preoccupati, i Saraceni pensarono di alleggerirla, e si misero a buttare
nelle onde alcune delle cose che avevano rubate a Sorrento. Ancora una volta
i loro sforzi riuscirono vani.Finalmente il capo diede ordine che venisse
buttata giu’ la campana.

Come la barca si trovo’ alleggerita di quel peso, le sue vele si gonfiarono
e la prua filo’ via, oltrepassando in un attimo lo scoglio e dirigendosi
al largo.

Da quel giorno tutti gli anni, per la festa di Sant’Antonino
, dalla Nunziatella, da Massa, da Termini, masse di popolo accorrono in pio
pellegrinaggio a Sorrento per udire la campana benedetta che squilla a festa
sotto le onde.

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