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'O zi' Peppo

'O zi Peppo Ed ora scopriamo, con l'aiuto del libro di Renato Ribaud, Tradizioni Popolari Napoletane - Ed. Adriano Gallina Editore, il perche', a Napoli,&#nbsp; il vaso da notte viene chiamato anche&#nbsp; "Zi Peppo" &#nbsp;

Nelle antiche dimore l’arredamento delle stesse era spesso legato al nome dei personaggi che avevano adottato quel tipo di mobilio.

Cosi’ fu per lo stile Luigi IV o
Luigi XV e lo stesso tocco’ al vaso che nella sua forma allungata, era racchiuso per lo piu’ in lignee colonne con ante che si aprivano al di sotto di un capitello in stile barocco su cui venivano sistemate in bella mostra delle piante dalle cascanti foglie.

Questo tipo di accessorio primeggiava alla corte di Maria Teresa d’Austria.

Giuseppe,
bravo e costumato gentiluomo, venne a Napolia far visita alla sorella Maria Carolina, che aveva sposato il re Ferdinando IV,
portando in dono detto suppellettile.

Re Ferdinando accolse entusiasta il dono del cognato Giuseppe, diventato poi in seguito, l’imperatore
Giuseppe d’Asburgo e Lorena,
che gli affibbio’ il nomignolo di “zi’”, non inteso come zio ma come un antico modo di esprimersi di “signore”, seguito dal
Peppe
, che restava come vezzeggiativo di Giuseppe.

La soddisfazione fu cosi’ alta che il re decise di collocare il pitale nella sala degli ambasciatori nel suo appartamento privato, e si racconta non era raro il caso in cui ricevesse o ascoltasse ambasciatori e diplomatici, stando comodamente seduto sul “Zi Peppo”

A conforto di cio’ leggiamo quel che Giuseppe
invio’ alla madre Maria Teresa, a proposito
della sua visita alla corte borbonica:

Iersera, dopo cena, Maria Carolina cantava al lavicembalo mentre, in un altra stanza Ferdinando ci prego’ di tenergli compagnia, mentre stava seduto sul vaso.

Lo trovai gia’ con i calzoni calati, circondato da cinque o sei valletti, ciambellani ed altri.

Facemmo conversazione per piu’ di mezzora, e pensavo che egli sarebbe stato ancora li’, quando una terribile puzza ci convinse che era tutto finito.

Non manco’ di darci tutti i dettagli e voleva perfino mostrarceli; poi, senza tanti complimenti, coi calzoni calati e col puzzolente vaso in mano, corse dietro a due dei suoi gentiluomini, che se la squagliarono.

Io me ne andai tranquillamente da mi sorella”

 

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