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La Madonna Dell'Arco

La Madonna dell'Arco lunedì 21 aprile (lunedì in Albis) a Sant'Anastasia (NA) si festeggia la Madonna dell'Arco.

Il culto della Madonna dell’Arco risale al Quattrocento, in
seguito ad un miracolo verificatosi

nella contrada Arco del comune di Sant’Anastasia, in provincia di
Napoli
. Era il lunedì di Pasqua del 1450 e si celebrava una
festa in onore della Vergine Maria. Presso un’edicola dedicata alla
Madonna, si giocava a palla-maglio: bisognava colpire una palla di legno con un
maglio e vinceva colui che faceva
andare più lontano la propria palla (una specie di golf popolare, ancora diffuso
tra i ragazzi della zona). Uno dei giocatori, vedendo il suo tiro fermato dal
tronco di un tiglio che era vicino all’edicola della immagine sacra,

bestemmiando più volte la Santa Vergine raccolse la palla e la scagliò
contro l’effige, colpendola alla guancia sinistra, che subito sanguinò. Dopo
poco il sacrilego fu impiccato allo stesso tiglio.

L’evento produsse un accorrere quotidiano di fedeli, cosicché per proteggere la
sacra

immagine e celebrare la liturgia, fu costruito prima un tempietto con un altare
e più tardi una

chiesetta con due stanzette per ospitare un custode.Oggi, su una navata laterale
della

chiesa si può leggere un’epigrafe che documenta questo fatto.

L’episodio servì anche a spiegare il rito dei fujenti, che rievocherebbe
il gesto sacrilego

del giovane; infatti, pare che il ragazzo tentò invano di scappare e, non
riuscendovi, correva

in modo disperato e frenetico intorno all’edicola della Madonna.

Un altro evento miracoloso, pure ricordato da una lapide posta nel Santuario, si
verificò circa novant’anni

dopo ed ebbe come protagonista una certa Aurelia Del Prete, nota
bestemmiatrice della

zona che fu punita con la caduta dei piedi nel giorno di un lunedì in Albis.
I piedi della sacrilega furono posti in una gabbia di ferro all’interno del
Santuario. La donna stessa fu seppellita nella chiesa parrocchiale di

Sant’Anastasia, avendo ottenuto il perdono dalla Madonna in seguito a
pentimento. La

punizione che colpisce i piedi starebbe ad intimare di non proseguire lungo la
strada del peccato e

di inoltrarsi lungo quella del bene.

Diversi altri sono i riti devozionali a cui si può assistere osservando i
fedeli della Madonna dell’Arco.


Durante
la peste del 1656, che colpì la Campania provocando
centinaia di migliaia di vittime, il Santuario

fu luogo di ricovero e di cura. In quella occasione nacque la devozione di
ungersi, in casi di malattia, con

l’olio della lampada votiva che arde, giorno e notte, presso l’immagine
della Madonna. L’antica devozione

continua ancora oggi: molti fedeli offrono dell’olio che viene versato nella
grande lampada di cristallo, dalla

quale poi viene attinto e versato in fialette di vetro sigillate, distribuite a
quanti ne fanno richiesta.

Nella parte posteriore del tempietto attuale che racchiude l’antica edicola
campestre, in corrispondenza

dell’immagine, vi è una lastra di marmo nero che ricorda quanto operò la
Madonna dell’Arco
in occasione

dell’eruzione del Vesuvio del 1631. I fedeli sono soliti passare la mano
o strofinare un fazzoletto sulla lastra

di marmo nero, per poi toccarsi sulla fronte o su altre parti del proprio corpo
o del bambino che portano in

braccio. Spesso alcuni poggiano la fronte sul marmo: si vorrebbe toccare la
Madonna dipinta dall’altra parte.

Un oggetto di pietà popolare caratteristico della Madonna dell’Arco è la
cosiddetta ovatta, che risale agli

inizi della sua storia: di tanto in tanto il dipinto, esposto alla polvere della
strada pubblica e al fumo delle

candele, veniva ripulito con della bambagia, che i fedeli conservavano
portandola addosso o bruciandola

in casa. Oggi, con un rito che si ripete ogni anno, il rettore sale sull’altare,
apre il cristallo che protegge

l’immagine e accosta al volto della Madonna grossi batuffoli di ovatta che,
messa in bustine a fiocchetti,

viene distribuita ai fedeli che ne fanno richiesta.

Il grande pellegrinaggio del lunedì in Albis verso il
Santuario
è sempre accompagnato
dalle tammurriate,

che continuano per l’intera mattinata all’esterno della chiesa. In quel giorno
si radunano a Sant’Anastasia le

paranze delle varie zone in cui è diffusa tale espressione di musica popolare,
per cui è possibile osservare

i diversi stili di canto e di ballo sul tamburo.

Un grazie all’amico Ercole Fiorillo
che ha postato il suo articolo su
CasertaFolk, e alle foto
di Mario Cipollini

Commenti dei lettori

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  • schifo

    05 Apr 2009 - 16:34 - #1
    0 punti
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    fa schifo fa troppo skifo skifo skifo x10000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000

  • Robbie

    06 Sep 2010 - 10:39 - #2
    0 punti
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    ma qual’è il giorno in cui si festeggia?

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