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Esoterismo e Magia nel Pranzo Natalizio

Antichi rito, simbologia e mistero, nella preparazioni culinarie dei giorni di festa a Napoli.

Articolo tratto dal sito Qui Campi Flegrei

a cura di

Roberto Ferrara

Il pranzo di natale, in campania, e’ un pranzo a carattere religioso, momento in cui le famiglie vivono un momento di convivio, sospeso tra presente e passato. Ma in questo periodo il sovrannaturale viene incredibilmente a contatto con la vita reale, ed e’ in questo momento che … ai vivi è consentito di incontrare i morti.

Il banchetto di Natale si basa sulla ritualità della preparazione di alcune pietanze che si ricollegano ad antichissime tradizioni pagane, originariamente legate ai riti propiziatori di fine anno, concomitanti con il solstizio d’inverno del 21 dicembre. In tal epoca la terra è alla massima distanza dal sole e l’angoscia derivante dalla fine del ciclo delle stagioni è sempre stata misticamente avvertita come simbolo di morte, superabile con il desiderio-speranza del ritorno ad una nuova vita, di una rinascita della natura.

La straordinarietà del pranzo natalizio si basa sulla ritualità della preparazione e del consumo di alcune pietanze che consentono il superamento di elementi invalicabili, quali come già detto, tempo presente e tempo storico. Inoltre alcuni alimenti posseggono caratteristiche di cibi magici in quanto riferibili alla divinità e al soprannaturale. Altri favoriscono il contatto con i propri defunti.
Ma quali significati e simbologie si nascondono nel pranzo di Natale? Quali sono i cibi tradizionalmente ad uso e consumo dei vivi e quali quelli destinati ai morti?

Cibi per i vivi
Innanzi tutto la tradizione ci ricorda che, dodici giorni precedenti l’avvento, si scatenano le forze del Male e che il diavolo, accompagnato da una vastissima schiera di demoni, si aggira per le case per creare scompiglio nelle famiglie e malanimo tra mogli e mariti.

In cucina non saranno mai preparate pietanze a base di carne bovina, quella rossa per intenderci, perché contiene sangue, noto attributo infernale.
Il cenone prevede, pertanto, un menù a base di pesce, le cui carni sono notoriamente libere da spiriti maligni. Meno rigida è la tradizione del consumo di salsicce suine.
I piatti a base di carne sono in ogni caso consentiti, ma nel rispetto di due specifiche regole: che siano preparate dopo la nascita del Bambino (dopo la notte del 24 dicembre) e che provengano da animali che forniscono carni bianche non sanguinolente(polli, conigli e tacchini). La preparazione della minestra maritata, pietanza cucinata con l’uso di diversi tipi di carni e di verdure, costituisce eccezione a tale regola, in quanto connessa all’antica usanza di consumare tutte le scorte alimentari presenti in casa prima della venuta del nuovo anno.

A tavola troverete, quindi, piatti a base di pesce e frutti di mare. Questi ultimi rappresentano una benevola presenza, in quanto si ricollegano all’elemento vitale per eccellenza, l’acqua.
Una nota a parte merita il capitone, una grossa anguilla di mare, la cui preparazione prevede il suo taglio a pezzi. Proprio tale operazione presuppone l’azione simbolica di recidere il tempo nel tentativo di poter fermare il presente e controllare il futuro…per cui anche se assistete impressionati all’orrendo rituale preparatorio (le trance del pesce appena tagliate continuano a muoversi vive) non disdegnate l’assaggio di un suo pezzo: ne và del vostro futuro!

Cibi per i morti
Tutte le pietanze a base di semi sono comunemente elementi di contatto con i defunti. La tradizione in questo senso attinge dalla cultura gastronomica funeraria, ancora in uso in buona parte del Meridione, dove in concomitanza di funerali si preparano minestre a base di lupini.
Ancora la frutta secca (pinoli, mandorle, castagne, noci e nocciole) rappresenta cibo magico e funerario per eccellenza: al loro interno è possibile rinvenire, secondo racconti e fiabe popolari, doni o creature sovrannaturali.

I dolci a base di miele e zucchero mischiati a frutta secca (torroni, paste di mandorla, raffioli, susamielli, ecc.) si ricollegano alla tradizione dei dolci dei morti, preparati in occasione della festività del 1° novembre. L’uso di lasciarli a tavola, a pranzo finito, favorisce la visita notturna dei cari estinti, i quali proprio in tale periodo sono più disponibili ad apparire in sogno e dare ai parenti più prossimi i numeri della Cabala.
Infine il dolce natalizio più famoso, gli struffoli: alla pari del capitone ripropongono la simbologia del serpente cosmico tagliato a pezzi, nel tentativo di segmentare il tempo per poterlo poi nuovamente investire.

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