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Mario Mendozza di Cecilia Coppola

Ognuno di noi nasce con delle qualità ed inclinazioni che ne evidenziano la personalità e la capacità di esprimersi e realizzarsi, selezionando le diverse attitudini e preferenze. Non a tutti è donato l’estro artistico, quello che genera l’arte capace di infondere sensazioni ed ammirazione.

Mario Mendozza di Cecilia Coppola
Ognuno di noi nasce con delle qualità ed inclinazioni che ne evidenziano la personalità e la capacità di esprimersi e realizzarsi, selezionando le diverse attitudini e preferenze.
Non a tutti è donato l’estro artistico, quello che genera l’arte capace di infondere sensazioni ed ammirazione. Il maestro Mario Mendozza, che conobbe nella sua infanzia quanto è duro vivere nel periodo della guerra e come bisogna crescere subito, gettò alle spalle la fanciullezza e molti suoi diritti ed affrontò la vita a Napoli nella tragica eredità postbellica.
La sua anima , rivestita dalla sofferenza, non si indebolì, perché da essa seppe attingerne coraggio e fierezza. Queste doti così radicate entrarono nelle sue mani, le rivestirono come una seconda pelle e, mescolandosi agli impulsi artistici, gli permisero di avvicinarsi al marmo nelle botteghe artigiane dell’antica Partenope e di carpire i segreti delle tecniche per poter estrarre da quella materia le forme che premevano nelle sue dita, pronte a far nascere vibranti figure che danno l’idea di voler addirittura fuggire dall’involucro di quella roccia metamorfica dove la luce ha la possibilità di ” penetrare” nella sua superficie prima di essere riflessa, donandole una speciale luminosità, apprezzata per la scultura.

Ricordiamo i monumenti a Don Orione alto due metri, il famoso Crocifisso che raggiunge i sei metri d’altezza e tanti altri soggetti sacri innalzati nelle zone della terra campana da Mendozza. Ma l’artista non si ferma a godere di queste creazioni, spinto dal bisogno di fare nuove ricerche per manifestare al meglio la sua tensione.
Si rivolge quindi alla creta duttile e plasmabile che si piega meglio all’irruenza che gli preme nell’animo e lo riporta a rintracciare il percorso della sua vita, delle sue gioie e dei suoi dolori, dei suoi affetti e delle sue denunce.

Nascono opere graffianti dove le figure, in gran parte della vita quotidiana, sono la vera rappresentazione di un popolo, quello di Napoli con le sue genialità, la sua filosofia, il suo arrangiarsi, il suo grande dolore e amore e la dignitosa povertà. Pulcinella appare spesso, sfuggito dalle mani dell’artista, appena abbozzato, come tante figure, ma non privo della sua personalità e voce che spinge a riflettere, immerso anche in un rimescolio di colori che gli offrono la terra rossa, la creta grigia, il caolino, la porcellana e il materiale refrattario. Qui si evince la vera maestria di Mendozza e ci si sofferma a soppesare i volumi delle sue opere, a ricercare il particolare dei volti dai tratti veloci che subito denunziano il loro stato d’animo.

A Sorrento, al Cinema Armida, Mario Mendozza, per un arco fuggente di una settimana, ha tenuto in esposizione alcune delle sue opere sguisciate fuori dagli ultimi materiali da lui usati, fra cui la ceramica in particolare. Figure ricche di pathos come i “Mangia maccheroni”, che con le grandi mani robuste trattengono il piatto di pasta, o la bella “Maternità” il cui amore verso il figlio è racchiuso nelle mani che si allargano e dilatano con infinita tenerezza per racchiudere meglio il pargolo.

Sorprende il visitatore il gruppo “Sintesi della vita” in ceramica caolina dove il dolore, la fatica dell’uomo, la rivalità, il peccato e il pudore trovano quiete in una figura di donna in attesa che, con una delicatezza incredibile, è venuta plasmata dalle mani nervose di Mario Mendozza perché non perdessero l’ispirazione del travaso della speranza nel futuro che si lega alla continuità della stessa vita.

Altra opera esposta è stata “L’evoluzione dell’uomo” che parte dalla scimmia, raggiunge l’homo erectus che prende il sopravvento sulla natura e su tutte le cose, procede nella configurazione della scienza e alla successiva robotizzazione per approdare al periodo atomico, dove l’artista plasma masse informi per evidenziare come l’uomo venga privato del ben più prezioso costituito da una natura non contaminata.

Mario Mendozza ha presentato anche alcuni quadri in cui esprime la sua capacità di coltivare il colore che, in un gioco cromatico soprattutto di seppia e di bianco, ricava con pennellate nervose e impetuose, figure in movimento, che sembrano quasi voler fuoriuscire dalla tela come nella ” Gara di motociclette” o nella “ Discoteca”. Ma attenzione in quel movimento palese tracciano la loro ombra la solitudine e l’incomunicabilità, che attanagliano il nostro secolo e specie i giovani preoccupati di bruciare le tappe e raggiungere in ogni modo traguardi che non offrono ideali e non contengono etiche motivazioni e soprattutto dimenticano i fondamenti della religione cristiana e lo stesso Gesù che offrì se stesso ad olocausto della salvezza di tutti gli uomini.

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