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Uomini in frack omaggio a Mimmo Modugno

Progetto firmato da Peppe Servillo degli Avion Travel e dal contrabbassista jazz Furio Di Castri, che per celebrare Mister Volare hanno messo insieme un gruppo capace di incarnarne lo spirito mediterraneo ma anche di portare il pubblico sulle piste inesplorate della sua sterminata produzione.


Sabato 29 agosto | ore 21.00
Casertavecchia, Teatro della Torre

Uomini in Frac

omaggio a Domenico Modugno
un progetto di Peppe Servillo e Furio Di Castri

direzione musicale Furio Di Castri
con
Peppe Servillo voce; Javier Girotto sax, clarinetto; Fabrizio Bosso tromba, Fausto Mesolella chitarra; Mimmo Epifani voce, mandola, mandolino;Rita Marcotulli pianoforte; Furio Di Castri contrabbasso; Mimì Ciaramella batteria, percussioni, voce
una produzione
ATER Associazione Teatrale Emilia Romagna

Ci si chiede: cos’è il jazz? Un tema, una serie di improvvisazioni soliste, poi ancora il tema? Ci si chiede: cos’è un classico? Un immutabile brano, irrimediabilmente figlio del suo tempo, scolpito per sempre a chiare note nella storia e nella memoria di tutti? Si possono mescolare classicità e jazz, cristallizzazione eterna della forma e improvvisazione?
Qualche tempo fa Furio Di Castri e altri noti jazzmen (Bollani, Petrella, Negri), assieme al meglio del rock (?) italiano (Ferretti, Servillo, Canali, Maroccolo…), hanno deciso che classicità e jazz potevano essere un bell’esempio di coppia mista; hanno tirato fuori dalle loro discoteche un “classico” del rock da loro amato (Frank Zappa), lo hanno ben metabolizzato e ripresentato al pubblico alla loro maniera: nasce Zapping. Tutti entusiasti, musicisti e pubblico. Aperta una strada, perché non osare di più?
Ecco Modugno e il jazz.
Modugno è un monumento della canzone italiana, il suo urlo a braccia aperte “volare” proietta l’Italia dentro il boom economico, dentro la modernità e nel mondo, rivoluziona la canzone, da allora in avanti non più figlia solo del “belcanto”; Modugno trasforma le melodie e il linguaggio, ma resta saldamente radicato nella tradizione popolare, ha un cuore antico e un linguaggio nuovo, se ne infischia delle mode, è un classico.
Ma, si diceva, il jazz non ha paura dei classici; le sue modificazioni e trasformazioni di un repertorio vengono dalla conoscenza, dalla riflessione, dall’empatia: la poesia, il gioco, il paradosso dell’interpretazione jazz sono il risultato di una frequentazione affettuosa, non un tradimento. Non si può chiedere al jazz di essere filologico, di mantenere una distanza snob dall’originale. Che del resto qui non potrebbe esistere, visto l’elenco degli Uomini in frac: un cantante che più “teatrale” non si può, Servillo. Di Castri che invita a seguire le piste inesplorate del continente Modugno, i colori esotici, gli echi delle bande, gli accenti folk; la solida chitarra di Mesolella; la tromba raffinata e potente di Fabrizio Bosso; le ance di Girotto, tra melodia e Sud America; il pianoforte di Rita Marcotulli, intenso indagatore dei meandri melodici e armonici del repertorio italiano; il mandolino antico di Epifani. Pasqualino marajà si mischia con l’Art Ensemble of Chicago; ‘Lu minatori con Duke Ellington; Vecchio frac con Leonard Coen…Che dire di più?
Gli Uomini in frac presentano il loro Modugno.

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