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La Vecchia del Carnevale

La maschera di Pulcinella a cavallo a la Vecchia de Carnevale, indicata spesso, più semplicemente, a Napoli e in tutta la Campania, come la Vecchia 'o Carnevale...

…è una maschera doppia, nel senso che il medesimo interprete rappresenta Pulcinella e al tempo stesso la donna anziana che lo porta sulle spalle; e lo fa sovrapponendo all’abito bianco una gonna lunga e innestando la testa e la parte superiore del busto di una donna anziana
(fatte di paglia o stoppa insaccate) all’altezza dello stomaco, con braccia anch’esse false che mostrano di reggere le gambe spalancate, pure di paglia o stoppa, di Pulcinella, che si trova così a inforcare la nuca della Vecchia.
È antica convinzione che la Vecchia col Pulcinella fosse una maschera esclusivamente napoletana, mentre maschere doppie dello stesso tipo abbiamo riscontrato in alcuni carnevali europei (Scafoglio 1992, p.901).

La specificità della maschera napoletana sembra rappresentata dalla figura di Pulcinella, che è sempre gobbo (quindi, del tipo più tradizionale e popolare) e tiene costantemente le braccia
aperte, essendo impegnato a ballare e suonare le nacchere (“castagnelle”).

Il tratto più vistoso della Vecchia e’ il contrasto tra il viso grinzoso e deforme e il corpo giovanile e procace, ma questo particolare si è perso nelle mascherate campane
contemporanee. Tradizionalmente la maschera doppia era accompagnata nelle sue uscite da una orchestrina di Pulcinella (di solito quattro) con la maschera alzata che suonavano il “putipù”, il “triccabballacco”, le “castagnelle” e la “canna”. Altre volte la maschera era accompagnata da semplici suonatori di zufolo,grancassa e tamburello;
in tempi più recenti l’orchestrina è scomparsa nei carnevali campani e si è molto ridotta in quello napoletano, in cui era possibile trovare la maschera fino a qualche anno addietro.
La parte di Pulcinella sulla Vecchia era tutt’ altro che facile.

L’interprete doveva rappresentare la vegliarda che, al suono dell’orchestra, si abbandonava alle mosse del ballo e contemporaneamente Pulcinella che la accompagnava suonando le nacchere mentre assecondava il ballo con i movimenti del corpo e delle braccia; alla danza, che era solitamente la tarantella, egli doveva inoltre conferire accentuate connotazioni erotiche: egli ballava infatti spingendo avanti il bacino, facendo fare alla donna una serie di mosse oscene e al tempo stesso, per mezzo del bastone fissato all’altezza delle gambe, che regge la parte posticcia del suo corpo, imprimeva un intenso movimento alle sue braccia, al seno e, soprattutto, alla testa. La consapevolezza della difficoltà di coordinare questo insieme di movimenti, unitamente alla sua pregnanza simbolica, fecero di Pulcinella sulla Vecchia la maschera preferita dai napoletani.

A cavalcioni della Vecchia il Cetrulo
dava schiaffi alla maschera grinzosa, il che provocava l’applauso e le risate della gente; inoltre recitava in tono formule augurali e raccoglieva le offerte, che erano i cibi rituali del buon augurio (raccogliere denaro è un’abitudine recentissima).
Quando le uscite della maschera erano più rigidamente calendarizzate, essa compariva tutti i
giovedì di Carnevale, ma anche, in tempi meno lontani, durante la Quaresima, e attraversava le vie storiche della città, quelle più ricche di botteghe, cantine
e “bassi”, dove la questua riusciva più proficua.
pulcinella

Il personaggio femminile che regge Pulcinella è una versione specifica della Vecchia di Carnevale, presente nel folklore europeo, la quale a sua volta è figura similare alle altre vecchie che compaiono nel periodo di Carnevale e nelle sue adiacenze (come la Befana, la Quaresima, la Vecchia del grano), rappresentando tutte, in vario modo, la natura appassita, l’anno trascorso, la vecchiaia, il passato individuale e collettivo, la somma di negatività che ha segnato il tempo precedente, e, per un altro verso, configurandosi come simboli propiziatori, perché portano in sé i semi della vita futura.
Più in particolare la Vecchia che porta Pulcinella sembra ripetere i significati e le funzioni del “segalavecchia” del senese, del Veneto, della
Romagna e dell’Umbria, sia per la sua natura di capro espiatorio (essendo figura che prende schiaffi, in maniera analoga ai maltrattamenti inflitti alla Vecchia del “segalavecchia”), sia come emblema di prosperità (in quanto “prosperosa”) e di rinascita (in quanto vecchia col corpo giovane).
In quanto raffigurazione emblematica delle negatività che hanno attraversato la vita della comunità, la Vecchia è infatti cavalcata e schiaffeggiata da Pulcinella, e questa contrapposizione ripropone il contrasto tra Quaresima e Carnevale di cui il Cetrulo è, in contesti come questi, chiaro sostituto; se il cavalcare la donna può rappresentare il trionfo di Pulcinella/Carnevale sulla
Vecchia/Quaresima
, lo schiaffeggiamento trasforma quest’ultima in un capro espiatorio.
Ma la Vecchia è anche, come abbiamo detto, simbolo di rinnovamento, e per questo si sintonizza sui movimenti di danza di Pulcinella, col quale sotto questo rispetto si identifica.
Queste valenze della maschera, legate alle feste agrarie e ai riti di primavera, erano scomparsi dalla consapevolezza della gente già nel secolo passato, in cui si vedeva invece ancora la funzione “pacifìcatrice” di Pulcinella (più che dell’insieme della maschera doppia), che non a caso compariva in circostanze ritualmente drammatiche, come nel cosiddetto Ballo dei Turchi e ne determinava lo scioglimento positivo.

© Napoli TascabileDomenico Scarfoglio
- Il Carnevale Napoletano - Storia, maschere e rituali dal XVI al XIX secolo -
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Le foto che corredano l’articolo sono state realizzate da Fiore S.Barbato, che molto gentilmente le ha messe a disposizione della mia guida dedicata alla Campania

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