Questo sito contribuisce alla audience di

Invereconda cronaca della presentazione di Se mi lasci, non male a cura di Aurelio Raiola

Dicesi lipogramma dal greco lèipo = lascio; e gramma = lettera è un componimento letterario, costituito - quasi a mo' di gioco linguistico - da un testo in cui in cui l'autore, per artificio retorico, esclude tutte le parole che contengono una determinata lettera. Aurelio Raiola, uno degli autori che ha partecipato all'Antologia Umoristica "se mi lasci non male" Edizioni Kairos, è anche l'autore di questa "Invereconda cronaca della presentazione" che si e' tenuta alcuni giorni fa alla Libreria Feltrinelli, di via s.Tommaso d'Aquino a Napoli

aurelioraiolaInvereconda cronaca della presentazione di “Se mi lasci, non male”, libreria Feltrinelli, via d’Aquino Napoli, 11 maggio 2010

Ti con meno (lipogramma scioperoso in T)

La cronaca che segue denuncia la discriminazione di alcuni pezzi di abbicì che sono sempre alla fine, quindi uno di essi non vuole che si verghi per ribellione all’ordine usuale (forse lo si leggerà nei nomi propri, va’!).

Grande folla alla libreria della signora Inge in via D’Aquino per l’esibizione di “Se mi lasci, non male”, nuovissimo lavoro del Gulp (Gruppo Umorismo Ludico Popolare). La sala al piano subinferiore è piena come uno scrigno di sardine, con il pubblico che forma una coda lunga fino alla seconda libreria della signora Inge in Piazza degli Eroi dello Shopping. A dire il vero, numerosi credevano che l’esibizione sarebbe successa proprio lì, anche il grande giocoliere delle parole Edgardo Bellini, mai come oggi prima dell’orario ma nella libreria erronea.

Grande folla, quindi, come d’uso alle esibizioni del Gulp, ormai, ma oggi si vede una maggiore presenza femminile e ancor più bella del normale. Il fascino del Puca, che badò alla collezione delle narrazioni o perché la presenza di cui sopra credeva di essere all’esibizione del libro finale (si spera) di Federico Moccia? Enigma…

Gianni Puca smodera da par suo, cioè a pene di segugio, inanellando un’incredibile serie di lepide domande a cui gli scrivani del Gulp non sanno che cosa rispondere, nel peggiore dei casi, oppure vorrebbero fulminarlo sulla pubblica piazza, nel migliore.

Il primo è Pino Piùcherè, scrivano di grande successo, oracolo dell’officina di scribacchieria comica Achille Campanile, guida del Gulp, più una serie di numerose referenze ma non voglio vieppiù annoiarvi.

Poi Maurizio de Giovanni (ma davvero ha il “de” minuscolo?), padre del commissario Ricciardi, scribacchione di gran peso, parla dell’amore e di come è bello aggregarsi in giro a una bella idea come quella di uno zibaldone di narrazioni sull’amore nano.

Edgardo Bellini, nel dunque, non dà segno di sé.

Il Puca, messo in un angolo, confessa di conoscere qualche scrivano solo a causa di Facebook e perciò prosegue con domande ironiche e aguzze prese a casaccio da un panariello che spesso usa quando da femminiello presenzia al compleanno del Signore.

All’ennesima perspicace domanda del Puca, Angie Cafiero passa la mano e gli morde il polpaccio al sangue con sale e pepe.

Elio Capriati, pieno di nausea alla visione del polpaccio del Puca nella bocca di Angie che passa la mano alle domande del Puca, dichiara (ingenuo!) di essere uno sposo felice quando arriva un ufficiale giudiziario che gli consegna un diploma di bugiardone ad honorem cum laude e bacio accademico.
Il bacio però è di Angie Cafiero, che aveva proprio bisogno di qualcosa per acconciare la bocca a causa dei biondi capelli del Puca fra gli incisivi.

Poi si avvicina Marco Catizone, con giacca e calzoni da prima comunione, proprio uno scrivano dell’abbecedario alle prime penne.

Edgardo Bellini, invece, qual penna senza piume, procede a non dar segno di sé.

Indi arriva un Giuseppe Della Monica con nomea di Pippo, che ancheggiando come una velina bulimica prova con indice e medio in gola a spippolare e invece arriva un Fischetti e poi un Enzo.

Enzo Fischetti si guarda in giro come chi si sveglia a causa di un rumore increscioso e scorge il Capriati al cellulare che prova a convincere la moglie che è uno sposo fedele e che la scia alle spalle di Argia Di Donato non è la sua bava, bensì quella di Angie Cafiero che spuzzuleia il glabro polpaccio del Puca. Fischetti si adira come una iena e invece di profferir freddure si lancia in uno show sulle sue prime esperienze con le donne, ma il pubblico lo becca perché, dice, non è lì per un film di immaginazione.
gruppo1

Alfin arriva Ugo Ciaccio, pseudocolonna di homo scrivens, la compagnia di scribacchioni fiorellini, che guarda il Puca da sopra e si impiglia nel parrucchino di Pino Piùcherè. Alla visione del Pino libero da pensieri la scrivana Anita Curci, madre del romanzo “Non mi vendo”, ingoia per errore la fede nuziale e chiede al Catizone il foulard a pallini a la manere de Berluscon e prova una pesca miracolosa. Escono, nell’ordine: il foulard medesimo (eh, sì!), una penna d’amore persa, una bussola d’oro, il senno del Puca perso prima di nascere.

All’arrivo di Maurizio De Angelis in braccio a Maurizio de Giovanni la Curci rinviene la fede, e quando una spada di luce le illumina il viso si inginocchia e innalza un peana al Signore. Alleluja! grida Anita. Alleluja! risponde il Fischetti che guadagna l’ingresso. Alleluja! conclude Angie Cafiero che guadagna mille euro per mollare il polpaccio di Gianni Puca.


Sulle gambe del de Giovanni, il De Angelis affascina il pubblico con giochi di verbi e parole, quando Giuseppe Della Monica decide che è l’ora di spiegare il perché della sua narrazione al pubblico. Poi si accorge che la compagna scrivana Monica Florio non c’è e quando gli propongono Anna Trieste in cambio decide di divenire vegano.

Edgardo Bellini pare che sia in cima alle scale, ma c’è chi non la beve.

Meno male che arriva il professor Ambrogio Brambilla Von Hotten, sessuologo della seconda accademia di Milano. Al suo apparire il pubblico si compiace, anche perché non immagina le conseguenze. Dargli spago, invero, significa dare voce alle sue panzane di razza, non nel senso di panzane di gran livello ma di panzane che inneggiano al razzismo nemmeno così ascoso. Cosa pensare, invero, della serafica separazione milanese da 300.000 eurozzi al mese a paragone della separazione a Napoli al suono di: sarà fica? Cherchez la femme, anzi, cherchez la mamma! Sì, la mamma di Napoli, causa di ogni male della coppia, suocera che quando non è vicina la peschi a non più di 100 piedi e quando invece è vicina rimpinza la coppia di peperoni ripieni, la peggior causa di crollo della libido.

Rimessosi il parrucchino, Pino Piùcherè lancia la campagna “Riconosci come figlio un Puca“: non basso al garrese 5,74 piedi, privo di peli, sporca il divano solo quando sbava per Argia Di Donato. Docile, pacioccone, ama guardare le gare del Napoli. Occhio solo quando va in calore, perché quando prova la sua posizione beniamina, quella “a becco di papera”, non si riesce più a scollare dalla compagna, una scopa saggina.

Dalle scale arrivano voci senza verifica, ma pare che Edgardo Bellini sia in arrivo.

Perviene Luca De Pasquale, ex serial killer, che parla di scodelle di papiro e di come un finisce un amore: e.

Il pubblico si raggela all’informazione e si scioglie solo quando Francesco Di Domenico annuncia che il disegno del libro è di Marassi, famosa arena del calcio genovese. Meno male che una supernova Floriana Tursi, coscrivana della narrazione con il Di Domenico, spiega che il Marassi non è l’arena bensì il grafico. Sì, il grafico che scende verso il basso quando si analizzano le performance sessuali del Di Domenico, specie da quando dice di voler baciare sulla bocca Aurelio Raiola, lo scrivano qui di persona.
All’annunzio del bacio il pubblico si lancia in una ola meravigliosa: oh le le, oh le lo, faglielo vede’, bacialo Didò! Oh le le… In un lampo, pare a causa dei riflessi da lucido di scarpe sul suo capo bigio, Gianni Puca chiama Gigi Longobardi e Federica Citarella a declamare. All’apparire della seconda il pubblico maschile perde la parola e il pubblico femminile perde la pazienza, anche perché comincia a capire che Federico Moccia forse non verrà. Il furbo Puca regge il bordone alla panzana.

Qualcuno pensa pure che forse non verrà neanche Edgardo Bellini, ma se ne fa senza indugio una ragione.

Ci si consola comunque allo sguardo su Argia Di Donato, che il Puca vorrebbe predare ma rimane a bocca non umida perché la dessa sa di legge e non legge il Puca a scopo di difesa.

Arrivano poi Alessandro Ferrara, che ci sollazza con una splendida facezia sull’esuberanza del cavallo e delle donne, e Raffaella Ferré, che ci narra delle scuse briose di quando finisce un amore.
Vorrei dirle che come suona il porn lei non lo suona nessuno, ma non mi riesce, sono un ragazzo schivo.


Poi, di fila: Aldo Putignano, presenza che immane ovunque nel campo delle penne, e Arnaldo e Tony Matania, due nomi per un solo scrivano. Ma lungo, eh!

È l’ora di Marco Palasciano, mago dell’endecasillabo e capo dell’Accademia Palasciania, che legge la sua narrazione con grande foga espressiva, almeno pari a quella del Puca che finge di non conoscerlo denunciando come scusa di non esserci e se proprio c’era dormiva, ma se dormiva russava, e quando russa si esprime anch’egli in endecasillabi. Da qui l’essere affine, da qui la fine. In un baleno si accorge che è quasi ora di chiusura e ai residui scribacchioni rimane solo da dire addio.

Così comincia Antonella Platì, poi Febo Quercia, indi lo scrivano qui di persona, Maria Rosaria Riccio e Sonia Scarpa.

Si riesce appena ad omaggiare Simonetta Santamaria, che ebbe ricompensa da Dario Argento di persona (orrore!), ma poi vengono Sergio Saggese e Antonella Scotti a dire addio.

Conclude la sera Anna Trieste, che denuncia la discriminazione dell’abbicì e minaccia sfracelli se la prossima esibizione non la facciamo cominciare dalla “T”.

Nulla si sa di Edgardo Bellini, pare fra le braccia di Morfeo con l’incubo di un romanzo di Federico Moccia senza la parola amore: 400 pagine bianche.

Che il sorriso sia con voi.

Le categorie della guida