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9 DOMANDE SULLA FATICA CRONICA

SINDROME DA FATICA CRONICA IN UNA FAMIGLIA DI CANI

1. Quanto è frequente la Sindrome da Fatica Cronica negli animali ? La malattia è stata finora segnalata in cavalli, falchi, cani e gatti. La maggior parte dei casi segnalati sono sporadici, ma si sono anche verificate epidemie tra i cavalli a Newmarket in Inghilterra e clusters in famiglie di cani conviventi in Italia. E’ interessante notare che la malattia è più frequente nei climi freddi e che anche l’epidemiologia dei casi umani di CFS segue un andamento simile.

2. La CFS esiste veramente ? Per molti anni in medicina umana si è pensato che fosse ‘tutto nella loro testa’. In realtà studi con la Risonanza Magnetica hanno rivelato profonde anomalie nervose. Inoltre, le alterazioni immunitarie e le infezioni opportunistiche a volte osservate ne fanno una vera e propria sindrome da immunodeficienza acquisita. Diminuzione dei linfociti e delle gamma-globuline, di cui fanno parte gli anticorpi a difesa dell’organismo, e maggiore incidenza di infezioni opportunistiche, come ad esempio le micosi, sono frequenti anche negli animali diagnosticati con CFS. Disfunzioni neurologiche sono state recentemente osservate nel 75% dei gatti con CFS: sonnolenza, instabilità sugli arti, incapacità a compiere salti o errori nel compierli, fotofobia, tremori, paresi transitorie, depressione e disordini affettivi, come il maggior attaccamento al proprietario, il rifiuto ad uscire di casa, l’aumento della timidezza e della paura. E’ possibile che sia tutto nella loro testa ? Prima del 1880 , quando la tubercolosi non aveva una causa nota gli esperti la attribuivano a una combinazione di fattori di rischio – cose come depressione, cattiva ventilazione, cibo cattivo e predisposizione familiare. Intorno al 1980 si esprimevano più o meno le stesse convinzioni a proposito della gastrite e dell’ulcera gastro-duodenale, adducendo una serie di ipotetiche cause che includeva stress, fumo, alcool e naturalmente la ‘predisposizione genetica’. Poi un medico australiano di nome Barry Marshall riuscì a procurarsi un’ulcera gastrica bevendo un buon bicchiere di batteri chiamati Helycobacter pylori , curandosela poi con antibiotici . Un’identico cambiamento di prospettiva stà avvenendo oggi per le malattie coronariche , da quando sempre maggiori evidenze suggeriscono che un’infezione batterica cronica causata da un comune germe respiratorio, Chlamydia pneumoniae, possa giocare un ruolo importante nella genesi dell’infarto. Oggi noi sappiamo che la Tubercolosi e l’ulcera gastrica sono malattie infettive ad andamento cronico causate da batteri specifici, che colpiscono l’uomo e varie specie animali e che sono curabili con particolari farmaci antimicrobici. Non vi è nulla di strano nell’ intravvedere un’identica sorte per la CFS e probabilmente anche per altre malattie ad andamento cronico/degenerativo di cui si ignorano ancora cause e trattamento, come la Sclerosi Multipla, l’Artrosi o il Lupus.

3. Quali sono i segni della CFS negli animali ? Come può un proprietario o un veterinario identificarli e distinguerli da quelli di condizioni simili ? I sintomi principali sono la debilitante stanchezza non alleviata dal riposo e la riluttanza a eseguire le normali attività ed esercizi. Questo è particolarmente evidente nei cavalli da concorso e nei cani da caccia. Altri segni sono: scarso appetito, indifferenza all’ambiente, tendenza a dormire sempre, mal di gola , dolori muscolari e/o articolari. Le condizioni del mantello sono scadenti , con pelo opaco che cade continuamente , nei casi più cronici. Infezioni opportunistiche, come piodermiti, micosi, rinotracheiti e malattie ricorrenti delle basse vie urinarie sono frequenti nei cani e nei gatti. Questo gruppo di sintomi è caratterizzato da lunga durata e resistenza ai trattamenti antibiotici/antinfiammatori , la cui efficacia è spesso transitoria. I tests ematici rivelano anemia, deficienza di Magnesio, alti livelli del principale enzima muscolare, la Creatin-Kinasi (> 100 IU/L in cani e gatti) a riposo. E’ interessante notare che questa alterazioni sono identiche a quelle osservate in alcuni casi umani gravi di CFS. Tuttavia, il segno principale , che può aiutare il veterinario nella diagnosi, è la presenza costante di micrococchi (piccoli batteri) sulla superficie esterna dei globuli rossi (vedi Fig. 1). Il riconoscimento di questi batteri negli strisci di sangue a fresco, colorati col metodo di Wright o Giemsa, è essenziale per avere una diagnosi di CFS negli animali. Ma è anche possibile andare oltre, effettuando delle emocolture (vedi Fig. 2) per identificare esattamente la specie batterica coinvolta. In cani e gatti soprattutto, ma anche nei falchi, sono stati isolati Stafilococchi (vedi Fig. 3), in particolare le specie Staphylococcus intermedius e Staphylococcus xilosus, con ceppi dimostratisi resistenti a quasi tutti gli antibiotici.

4. I micrococchi nel sangue conducono a una diagnosi definitiva di CFS negli animali ? La presenza di micrococchi (vedi Fig. 4) nel sangue di animali con CFS - sono ora più di cento i casi segnalati – è costante. Essi sono trasportati dai globuli rossi probabilmente perché necessitano di un certo apporto di ossigeno per vivere e riprodursi. Pastorella e altri batteri fanno lo stesso quando si introducono nel sangue. Casi gravi di CFS con esordio acuto sono associati ad una più alta percentuale di globuli rossi parassitati, con più marcate alterazioni dell’enzima muscolare creatin-kinasi (CK). D’altra parte, animali sani non presentano micrococchi nel sangue e non rispondono alla specifica terapia arsenicale a basso dosaggio. Un sottogruppo di animali portatori di micrococchi può apparire sano, ma c’è una forte possibilità che alla fine sviluppi la CFS in un arco di tempo compreso tra 1 settimana e 6 mesi. Di conseguenza, la mia opinione è che la presenza di micrococchi nel sangue sia uno strumento fondamentale per la diagnosi di CFS. In cani e gatti, particolare attenzione và posta soprattutto nel differenziare i micrococchi da altri parassiti molto simili che vivono nel sangue dei carnivori domestici: in particolare Haemobartonella felis (vedi Fig. 5) che causa l’ Anemia Infettiva Felina, e Haemobartonella canis (vedi Fig. 6) e Babesia spp. (vedi Fig. 7) che causano malattie canine a volte caratterizzate da sintomi sovrapponibili a quelli della CFS.

5. I proprietari e amanti di cani e gatti si devono preoccupare di un eventuale contagio ? Non è ancora chiaro se e come si trasmette la malattia. Negli animali, in alcuni casi i sintomi si sviluppano gradualmente nell’arco di settimane e , addirittura, mesi. In altri casi l’esordio è acuto, spesso 7-10 giorni dopo una recente infestazione da pulci o zecche. La CFS si manifesta a volte negli animali a breve distanza da un evento traumatico, chirurgico o uno stress emotivo/affettivo, compreso il superallenamento sportivo. Come per la CFS nell’uomo, esiste un’ovvia correlazione tra la malattia e questi fattori scatenanti: infatti la condizione è frequente tra i campioni Olimpionici, i manager – i cosiddetti yiuppies – e i componenti degli equipaggi aerei , tutte persone sottoposte a forti stress ossidativi. Questo significa che la CFS è una malattia condizionata dallo stress, e quindi non equivalente a una classica zoonosi infettiva, come la malattia di Lyme o la Brucellosi. D’altra parte non è inusuale diagnosticare la CFS in animali di proprietà di persone che dicono di soffrire di una condizione simile, compresi medici e psichiatri. In un recente articolo, il 2.9-7.5 % dei veterinari svizzeri ha rivelato di soffrire di ‘stanchezza cronica’, una percentuale 10 volte superiore alla prevalenza della CFS stimata nella popolazione , compresa tra 0.2 e 0.5 %. Le segnalazioni di veterinari che hanno dovuto limitare la loro attività a causa della CFS sono numerose, in particolare tra le professioniste donne, secondo quanto riporta il Professor Tom Glass, patologo all’Università dell’ Oklahoma. Questo significa che forse esiste una trasmissione uomo/animale e viceversa, ma essa è condizionata al verificarsi di fattori predisponenti. Il Prof. Glass raccomanda perciò di avere delle precauzioni minime: i veterinari si dovrebbero proteggere le mani con guanti monouso durante le visite e si suggerisce ai proprietari di non dare gli avanzi del pasto al proprio cane o gatto. Molti animali si sono ammalati dopo alcuni mesi di convivenza con un paziente afflitto da CFS : una psichiatra malata da vari anni confermò di essere ‘sicura’ di aver trasmesso la CFS ai suoi tre pappagalli Amazonas, acquistati da pochi mesi, che presentavano disfunzioni immunitarie e resistenza ai trattamenti antibiotici, e che guarirono prontamente con un breve ciclo di un farmaco arsenicale a basso dosaggio.

6. Perchè i farmaci arsenicali sarebbero efficaci nella cura della CFS ? E’ una domanda a cui è estremamente difficile rispondere. Fino agli anni ’70, condizioni CFS-simili nei cavalli e nei cani soprattutto, erano spesso trattate con farmaci arsenicali. Erano considerati ricostituenti, tonici e anabolizzanti, e indicati nelle anemie, deperimenti, catarri bronchiali e stati post-infettivi. Tuttavia non era mai stata stabilita una correlazione con croniche infezioni batteriche sottostanti o con la presenza di micrococchi nel sangue. Si è osservato che, dopo un trattamento a basso dosaggio con un qualunque composto arsenicale – Immiticide, Arsenofosfol, Aricile , Caparsolate, liquido di Fowler – questi micrococchi scompaiono dal sangue , assieme ai sintomi. I ceppi di stafilococchi isolati hanno rivelato antibiotico-resistenze multiple e il più ampio alone inibitorio sui germi era prodotto dal farmaco arsenicale. Questo può significare che l’arsenico possiede dei meccanismi battericidi che i comuni antibiotici non hanno.

7. Che azione svolge l’arsenico sull’organismo ? L’Arsenico è un elemento essenziale: i nutrizionisti hanno dimostrato che la sua carenza causa atrofia muscolare , aborto e minore produzione di latte nelle capre, scadenti condizioni del mantello nei cavalli, anemia nei topi, e diminuzione dell’efficienza riproduttiva nei polli e maiali. Il professor Uthus ha dimostrato che nell’uomo i bassi livelli di arsenico nel sangue sono associati con disordini neurologici e alcune forme di cancro. Il preciso meccanismo d’azione è sconosciuto, ma somiglia in qualche modo a quello degli antibiotici e sembra essere complementare ad essi. Il Triossido d’Arsenico (Trisenox, Cell Therapeutics, Inc, Seattle) è stato recentemente approvato dall’ FDA come farmaco antileucemico e recenti trials terapeutici lo indicano efficace anche contro linfomi a cellule B e T e tumori solidi come quelli del seno e della prostata e i fibrosarcomi. Da osservazioni preliminari effettuate in Danimarca su un piccolo gruppo di pazienti umani affetti da grave CFS, il Triossido d’Arsenico a basso dosaggio ha offerto promettenti risultati terapeutici, tali da candidarlo come futuro farmaco d’elezione per questa patologia. Gli scienziati danesi hanno anche scoperto che quasi tutti i malati di CFS hanno anche carenze di Selenio e di Magnesio, che tuttavia non si riescono a riequilibrare con la sola aggiunta di questi minerali alla dieta. L’arsenico potrebbe agire in questo caso come catalizzatore di reazioni che favoriscono l’ integrazione di Selenio e Magnesio nell’organismo.

8. I micrococchi sulla superficie dei globuli rossi sono la causa o l’effetto della CFS ? Si conosce il meccanismo con cui producono la malattia ? Recentemente, gli stafilococchi coagulasi-negativi, dei quali i micrococchi fanno parte, sono stati studiate estensivamente a causa della loro riconosciuta patogenicità, e sono considerati oggi uno dei maggiori problemi di sanità pubblica, a causa della loro antibiotica-resistenza in continua espansione. Dobbiamo cercare ulteriori prove del ruolo di questi batteri nelle malattie croniche ? Gli animali e noi, viviamo completamente circondati da questi microbi fin dalla nascita e il nostro corpo li conosce e riconosce molto bene. Forse è questo il motivo per cui apparentemente è così difficile la loro eradicazione in caso di malattia. Le nostre difese naturali, anticorpi e linfociti, appaiono costantemente e aspecificatamente attivate quando siamo malati di CFS. Questo meccanismo può indurre auto-immunità, stimolando la crescita e attiva moltiplicazione di quel piccolo numero di linfociti che non riconoscono il sé. Questa attivazione aspecifica porta anche all’immuno-deficienza: certe popolazioni di linfociti T proliferano rapidamente e alla fine muoiono, lasciando una porta aperta alle infezioni opportunistiche. IL dottor Paul Cheney ha analizzato i linfociti T4 di 873 pazienti affetti da CFS, scoprendo che 80 tra essi ne avevano meno di 500/microlitro e che 20 erano addirittura sotto i 300/microlitro e mostravano gravi infezioni opportunistiche. Li chiamò “AIDS-anticorpi negativi”, perché tecnicamente identici a casi di AIDS, pur essendo tutti sieronegativi e appartenenti a categorie non a rischio. In realtà si tratta di casi estremi di Sindrome da Fatica Cronica. Recenti ricerche di laboratorio hanno dimostrato che gli stafilococchi produttori di eso-tossine possono generare un quadro molto simile. Infatti, alcuni di essi producono un gruppo di proteine, chiamate Superantigeni, che sono tossine caratterizzate dalla capacità di stimolare un vasto numero di linfociti T simultaneamente, inducendo alla fine la netta riduzione o la scomparsa di particolari sottopopolazioni di linfociti T, un forte aumento dei mediatori infiammatori – le interleukine – e autoimmunità. Esattamente le stesse anomalie che si riscontrano nella Sindrome da Fatica Cronica ! I superantigeni stafilococcici sono implicati nella patogenesi di malattie sistemiche come la Toxic Shock Syndrome o la Sindrome di Kawasaki, che appaiono resistenti agli antibiotici. Allo stesso modo, non vi è prova dell’efficacia degli antibiotici nella cura della CFS. Il patologo Luther Lindner , della Texas A&M University, afferma di aver utilizzato nei pazienti con CFS dosi massicce di 3 o più antibiotici combinati e per periodi molto lunghi, ottenendo qualche guarigione, ma mai la completa eliminazione del batterio in causa, da lui chiamato ‘Human Blood Bacterium’, cioè batterio umano del sangue. I ceppi di stafilococco provenienti dalla bocca di pazienti con la CFS, sono stati isolati da alcuni scienziati australiani guidati dal Prof. Tim Roberts, rivelando la capacità di produrre una notevole quantità di tossine dannose per le membrane cellulari patogeni. I ceppi che provenivano invece da persone sane non producevano queste tossine. Questi risultati sembrano confermare il presuntivo meccanismo di azione sopra esposto, che si avvarrebbe dell’azione di tossine particolari, chiamate Superantigeni, che non tutti gli stafilococchi possiedono.

9. Si sa come i micrococchi viaggiano da un animale all’altro ? I micrococchi sono stafilococchi. Molti di questi organismi sono ubiquitari: sono abitanti abituali della pelle, bocca, gola e intestino degli animali domestici e dell’uomo. Ceppi di Stafilococchi antibiotico-resistenti vengono frequentemente isolati nelle corsie di ospedale, negli animali domestici e nei loro ricoveri, nelle emocolture di pazienti umani. Apparentemente questo non è in contrasto con la frequenza con cui epidemie di CFS sono state registrate in vari ospedali del mondo e clusters sono stati osservati tra i membri della stessa famiglia o in gruppi di bambini abituati a bere latte di capra non pastorizzato. Simili evidenze si riscontrano anche negli animali, soprattutto quelli che vivono in ambienti affollati, con scarso ricambio d’aria e scarsa igiene alimentare. Tuttavia, è necessaria una complessa interazione tra fattori interni ed esterni per produrre la malattia, poiché è dimostrato che lo stress, l’inquinamento, la cattiva qualità del cibo, le vaccinazioni, i lunghi trattamenti antibiotici e le malattie intercorrenti, possono essere fattori precipitanti per la CFS. Di conseguenza la si può considerare una malattia moderatamente infettiva, e prevalentemente una patologia condizionata.