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Tipo,modello,standard cosa significano esattamente queste parole

Chiunque si avvicini anche solo semiprofessionalmente alla cinofilia(ma anche alla zootecnia in generale),si trova a doversi districare con questi termini e ancor più fra questi concetti.

Spesso inconsapevolmente essi si sovrappongono e si confondono,in realtà si intersecano fra loro essendo fortemente collegati ed importanti per qualsiasi attività di allevamento.

Il tipo si può dire che sia fondamentalmente un’astrazione che sull’impalcatura ideale “cane” applica al massimo della perfezione tutte quelle peculiarità che contraddistinguono una razza specifica,in maniera armonica e funzionale:esso è il punto di riferimento di un giudice,in quanto metro oggettivo di giudizio(o dovrebbe esserlo),e in quanto asettico da gusti personali,ed è il metro del buon allevatore(o dovrebbe esserlo)in quanto concetto che permette,a prescindere dagli obiettivi personali,all’allevatore di operare dentro la razza senza snaturarla né deformarla.

E fin qui in qualche modo sembrerebbe semplice(anche se a dir il vero non lo è!!) ma la cosa si complica ulteriormente man mano che ci si avvicina al settore operativo:lo standard.

Cosa significa standard??in tutti i campi dove ci si prefigga degli obiettivi e soprattutto un trend di “produzione” salta fuori questa parola:standard.Essa definisce tutte le caratteristiche e le “misure” delle caratteristiche che un X che ci prefiggiamo deve avere;le razze canine non fanno eccezione,lo standard trascrive di fatto il tipo,ovvero ci dice cosa un cane deve avere e in che misura(non solo in senso biometrico,ma calmiera anche le peculiarità dicendo se esse devono essere più o meno moderate o accentuate in un dato tipo)per essere un appartenente a quella tal razza.Risulta alquanto scontato,perciò, che quanto più un soggetto si avvicina ai parametri dati dallo standard tanto più quel soggetto sarà eccellente espressione fenotipica di razza.

Ma si sa nessuna opera umana è in se asettica dall’essere umano stesso,ovvero la personalità e le idee e gli obiettivi di ognuno si infondono in maniera imprescindibile nell’opera stessa,ovvero il cane.Da questo nascono anche le ricchezze ed a volte le miserie delle singole razze,che ritrovano in questo fattore quel quid di eccellenza e di variabilità entro il tipo che permettono alle razze stesse non solo appunto di progredire verso il tipo(il quale oltre che metro è anche fine)ma anche di avere entro,si spera,una buona omogeneità,anche quella variabilità che da personalità alla razza in senso generale e alle diverse correnti di sangue in senso stretto.Tutto questo è il concetto di modello.Ogni allevatore che si rispetti ha una propria idea che è l’obiettivo principale entro il tipo,riguardante ad una razza;idea che è relazionata non solo ad un gusto puramente estetico ma anche a dei risultati funzionali:ricercare un cane con angolazioni più accentuate per avere un allungo migliore,una struttura un filo più pesante per dare maggiore imponenza,un rene un po’ più lungo per una maggiore spinta e così via.Sono tutti fattori di variabilità entro il tipo che ognuno sceglie e preferisce pensando alla propria idea della data razza,poiché ognuno di ha il “suo” breton,il “suo” Alaskan,il “suo” greyhound e cerca di realizzarlo e quando ci si riesce ecco che si crea un modello riconoscibile e distinto all’interno di una razza,con tutti i suoi pregi fissati e anche,a volte,le sue imperfezioni.

Scritto da Elettra Grassi