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Alaskan Malamute : Intelligente o Scaltro ?

Caro lettore, una delle motivazioni che mi spingono ad essere un appassionato di Malamute in particolare (e di nordici in generale) è senz'altro la "semplice complessità" del loro meraviglioso carattere.

Semplici quando si pensa che ogni loro azione è regolata dalle ferree leggi del branco ed al tempo stesso complessi se ci fermiamo ad osservare la determinazione dei gradi sociali del branco stesso con sfaccettature che solo l’occhio esperto coglie. E per branco ovviamente intendo anche la famiglia “bipede” adottiva.

Credo che una delle cose che più mi danno fastidio quando mi capita è quella di sentire ancora oggi parlare dei nordici e dei Malamute come cani testoni, stupidi e non addestrabili , perché non intelligenti.

A tal proposito mi sono chiesto perché un cane è considerabile intelligente ai più solo se fa quello che fanno Rex e Lassie in Tv oppure se è in grado di fare l’agility o se protegge il padrone etc. . Non vorrei antropomorfizzare, ma in fondo Einstein e ad esempio Picasso erano due geni “NEL LORO GENERE”. Ma allora perché un cane deve essere considerato intelligente solo se riporta per dieci volte la pallina, se dimostra una obbedienza cieca ed incondizionata, facilmente addestrabile (o forse meglio dire condizionabile), il cosiddetto cane bravo? Non si confonde l’intelligenza con l’addestrabilità ?

Anche nei cani esistono diversi tipi di Intelligenza , come sono ben descritti secondo me da Stanley Coren, docente psicologo ed addestratore cinofilo rinomato, nel suo libro intitolato “L’intelligenza dei cani” (Mondadori). In fondo le “diverse” razze sono state selezionate dall’uomo per essere “adatte” agli scopi immaginati (ma allora se ci sono razze considerabili stupide sarebbe giusto chiederne conto a chi le ha così selezionate !!) .

Coren definisce essenzialmente tre differenti tipi di intelligenza : “adattiva” , “ubbiditiva” (o lavorativa), “istintiva” .

Riassumendo ,

l’intelligenza adattiva è quella che consente al cane di adeguarsi all’ambiente che lo circonda , ad interagire con esso nel miglior modo possibile , senza l’intervento dell’uomo, nel saper decidere e risolvere autonomamente problemi di vario genere, superare ostacoli ed elaborare comportamenti utili in una specifica situazione.

I Malamutes ed i nordici in genere in questo sono fortissimi come il loro progenitore lupo sulla cui adattabilità all’ambiente circostante non si può discutere. Per fare qualche esempio, se fate rotolare una pallina od un biscotto sotto un mobile molto basso (ostacolo) vedrete che il Vostro Mal in pochi secondi troverà la soluzione infilando una zampa e recuperando l’oggetto desiderato ; idem se lo nascondete sotto a qualcosa: dopo qualche secondo , vedendovi inattivi , scoperchierà il maltolto e se lo mangerà. Aprire recinti tirando il cancello con i denti ?? No problem , etc etc!! La dura legge della sopravvivenza gli ha insegnato ad essere scaltro.

L’intelligenza ubbiditiva o lavorativa è invece quella che permette più o meno ad un cane di apprendere comandi vocali , segnali , nel imparare compiti ed esercizi di vario genere ; nel valutare questa capacità bisogna ovviamente tenere conto del maggior o minor desiderio che il cane mette nell’esecuzione.

In questo mi ritorna in mente la mia maestra: “potrebbe dare di più ma non si applica”. In effetti il Malamute impara velocemente cosa vorremmo da lui, il significato delle parole e dei comandi, ma li esegue solo se ci vede un fine altrimenti è una imperdonabile perdita di energie od ancor peggio una gratuita dimostrazione di sottomissione.

Un Malamute soppesa tutto quello che gli si chiede e come glielo si chiede, pertanto è difficile insegnargli esercizi ripetitivi ad esempio di riporto, mentre è relativamente facile insegnargli ad esempio a cercarci visto che non si separerebbe mai dal proprio capo branco .

E’ un cane indipendente e troverà più logico rincorrere la pallina per mangiarsela piuttosto che per riportarcela etc. etc..

L’intelligenza istintiva è quella invece che comprende tutte le capacità ed i comportamenti che fanno parte della specificità genetica. Ed è quest’ultima dove ha avuto per le varie razze l’impatto più o meno evidente della selezione dell’uomo.

Il Malamute è una razza fiera ed intatta per tanti tratti sia caratteriali che morfologici , selezionato dalla spietatezza dell’ambiente originario prima ancora che dall’uomo. Ovvio che ne risultasse un cane estremamente in gamba nel risolvere problemi , dalla grande memoria, dignità , intuito e scaltrezza. Altrettanto ovvio il fatto che siano molto meno condizionabili di altre razze con una maggior dipendenza affettiva nei confronti del padrone su cui far leva . .

Coren definisce molto bene anche l’importanza della personalità del cane in relazione alla più o meno addestrabilità ed al più o meno elevato desiderio/bisogno di compiacere al proprio padrone eseguendo tutto ciò che gli si chiede . Grande importanza riveste il rapporto che si instaura tra cane e uomo: un padrone autoritario e non rispettoso della dignità dei malamute non potrà che ritenere questi cani dei testoni, così come a noi appassionati il testone ci sembrerà lui.

In conclusione,

è giusto dunque fare classifiche sulla intelligenza delle razze canine ? Non è più giusto parlare di intelligenza intra-razziale , così come di bellezza funzionale ? Ad un ammiratore di Malamutes piaceranno sicuramente le sue doti adattive e specifiche che gli permettono di essere uno splendido e fiero lavoratore di mute per il traino della slitta o più semplicemente un leale compagno per scelta e non per necessità. Certo è che essere amati e rispettati da un Malamute ha un sapore del tutto particolare.

Il dibattito è ovviamente aperto a chiunque voglia contribuire.

Un caro saluto a tutti ed un ringraziamento particolare al Seram per avermi dato l’opportunità di inviarVi queste riflessioni su un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Lucchesi Andrea