E' morto Gianni Tassio

A lui si deve l'idea di creare un centro musicale dedicato a Fabrizio De André.

E’ morto nella notte fra il 12 e il 13 giugno nella sua abitazione genovese Gianni Tassio, titolare del negozio-museo di via del Campo dedicato a Fabrizio De Andre’. Tassio, che aveva 61 anni, e’ stato stroncato da un infarto. A lui si deve l’idea di creare un centro musicale dedicato al noto cantautore genovese, nel quale e’ anche custodita la celebre ‘Esteve’, la chitarra che De Andre’ mise all’asta a favore di Emergency. In tanti anni di appassionante lavoro di ricerca, Gianni Tassio aveva raccolto spartiti musicali, dischi ormai introvabili, fotografie e documenti. Il negozio-museo
di Gianni Tassio, era meta ogni giorno di decine di appassionati provenienti dall’Italia e dall’estero; non c’e’ personaggio della cultura, dello spettacolo, della politica e dello sport che arrivando a Genova non trovi il tempo di andare a nel carrugio del centro storico genovese tanto caro a Fabrizio De Andre’.
Lo omaggiamo con il ricordo di Enrico Deregibus, vicedirettore dell’Isola che non c’era ed autore della biografia di Francesco De Gregori, “Quello che non so, lo so cantare”.

Era un figlio di puttana.
Si vantava di esserlo, lo era davvero. Nel senso che sua madre.

Forse per quello era un gran casinista. “Incasinatore culturale” lo chiamava Max, Manfredi. Uno dei tanti a cui Gianni mancherà tanto.

Aveva il negozio di dischi in via del Campo. “Quel” negozio di dischi. Ne vendeva tonnellate, se gli piacevano, se gli dicevano qualcosa, se gli stavi simpatico, se capiva (no: intuiva) che avevi qualcosa da dire. Gli piacevano queste cose qui, e le tette. E non so cos’altro, non l’ho conosciuto così bene. L’ultima volta che l’ho visto mi ha detto che stava vendendo molte copie del mio libro. E’ l’ultima cosa che mi ha detto. Io non so più cosa gli ho risposto, ma d’altronde lui parlava molto e ascoltava poco. Ci vogliono anche quelli così, solo che ora ce n’è uno in meno.

La fondazione De Andrè non lo vedeva di buon occhio, ma poco importa, e poco importa quanto millantasse e quanto fossero vere certe storie che raccontava sempre, di quella volta che Fabrizio e di quell’altra che quell’altro… Ho gestito per sette anni e mezzo un negozio di dischi. Sono sicuro che con un negozio così in ogni città italiana, con un negoziante così in ogni città italiana, la buona musica e le buone parole avrebbero più mare in cui nuotare, più finestre aperte a cambiar l’aria. Dal basso, visto che dall’alto tv, radio e molti giornali…

Mi spiace averlo conosciuto per poco. Ogni volta che lo vedevo gli dicevo che passavo a trovarlo, poi non ci andavo mai. A Genova l’avevo presentato da lui il mio libro. In un sabato dove tirava vento e acqua come solo a Genova. Ma a Genova tutto è particolare, fatto a suo modo. Anche le puttane. Anche i figli di puttana.

Ciao Gianni, forse è un gran casino anche lassù

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