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My Space per non morire e altre considerazioni

Per chi non sapesse cos’è “ my space “ cerco di darne una breve spiegazione.

My space è una community generalista, in cui il settore musicale ha avuto una divulgazione notevole.
Ci trovi di tutto da artisti sconosciuti, big di livello nazionale ed internazionale, musicisti amatoriali, etichette indipendenti, major, grandi musicisti vivi, grandi musicisti morti, case di distribuzione, agenzie musicali etc.

Bisogna esserci ad ogni costo!

L’importante di questo mezzo è la visibilità, farsi vedere sulle pagine di quanti più “ amici “ possibili, avere quanti più amici possibili fino anche a dimenticarsi di chi ha chiesto di esserlo tramite una request (richiesta di essere aggregati al gruppo di amici).
Anche il mio gruppo è presente su my space¸:
è come un appuntamento fisso ogni volta che accendo il pc è inevitabile che vada a controllare la mia pagina su my space: chi l’ha visitata, quante richieste di amicizia, quanti messaggi e quale convenevole commento.
Una volta c’erano dei ruoli precisi: c’era il produttore che faceva il produttore, il manager che faceva il manager, e il gruppo che provava per giornate intere e produceva musica chiuso in cantina.
Da quando non si vendono più dischi e non ci sono più produttori, ne manager, ne nessuno che investa per fare un disco, l’unica cosa che resta è my space.
Su my space il gruppo fa il gruppo, il manager di se stesso, il produttore, il divulgatore, le public relation. Troppo per una sola persona che spesso cura la pagina di my space a nome di un gruppo!
Ci sono persone, musicisti, che ormai passano più tempo su my space che a fare musica.
Si finirà per avere dei bravi conoscitori del web, degli ottimi curatori di immagine e dei discreti musicisti?
My space forse è diventata una delle spie più eclatanti dell’insostenibile condizione precaria della musica. Mi è difficile pensare Jimi Hendrix alla prese con la sua pagina su my space, o Jim Morrison, o anche i Dik Dik. Eppure la febbre del my space ha preso moltissimi musicisti i quali, spesso, passano le loro giornate in questa community virtuale subendone la dipendenza come quella dei chatters.
E’ difficile non essere cortesi con tutti, non ringraziare per i complimenti, non essere amici anche senza mai essersi guardati negli occhi.
Mi sembra tutto troppo, inevitabilmente obliquo, e poco artistico.

Eppure…….. Bisogna esserci ad ogni costo!

My space per farsi conoscere, my space per farsi ascoltare, my space per non morire.

Jennà Romano (Letti Sfatti)

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